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Undici anni senza Michel Petrucciani

di Marcello Masneri - 11/02/2010

Avviso ai naviganti nel mare del jazz. Il Jazz Club Bergamo taglia il traguardo dei sette anni di vita e vara un calendario 2010 che fa da contorno alla tanto attesa tre giorni di fuoco (19-20-21 marzo)del Bergamo Jazz Festival. Da febbraio fino a giugno passeranno in città, quasi tutti ospiti della ormai classica sala concerti in Via Borfuro, Paul Jeffrey, Gianluigi Trovesi, Paolo Fresu, Gigi Cifarelli e Valerio Baggio, più altre sorprese in via di definizione. Si comincia giovedì 11 febbraio con un tributo a Michel Petrucciani a 11 anni dalla sua scomparsa, un viaggio a 360 gradi alla scoperta di uno dei più talentuosi suonatori di pianoforte contemporanei. Col supporto di filmati, storie e note dal suo pianoforte, il giovane Valerio Baggio, per l’occasione in veste di relatore oltre che di musicista, ripercorrerà le tappe di una carriera che a raccontarla sembra una favola. Nato nel 1962 in Francia da padre chitarrista di origini napoletane, Petrucciani è affetto dalla cosiddetta ‘sindrome delle ossa di cristallo’ che non gli permetterà di superare i 90 centimetri di altezza per 23 kg di peso. A quattro anni è folgorato da un’esibizione in tv di Duke Ellington tanto da pretendere un pianoforte. Gli viene regalato un piccola pianola giocattolo di cui non se ne fa molto.
Ottenuto un pianoforte vero mette a frutto 8 anni di studio classico, unito ad un talento innato che lo portano ad esibirsi a tredici anni nel suo primo concerto davanti a un pubblico, e a svoltare decisamente verso il jazz. Ma con i piedi non arriva ai pedali, così papà Tony apporta adeguate modifiche allo strumento, innalzando gli stessi. In più, dovendosi spostare fisicamente da un’estremità all’altra della tastiera è costretto ad acrobazie circensi. Ma prevale la sua genialità interpretativa e l’unicità del tocco sui tasti, che lo portano a far parte del trio del batterista svizzero Aldo Romano, una sorta di padre protettore per l’allora diciottenne ragazzino prodigio. E’ a questo punto che viene notato da uno dei grandi talent scout della storia del jazz, il sassofonista Charles Llyod, neoscopritore di Keith Jarrett.
Da lì iniziano le collaborazioni con i nomi più prestigiosi del panorama jazzistico tra cui Dizzy Gillespie, Al Foster, Dave Holland, Lee Konitz e Jim Hall. Dal 1986 inizia ad incidere per l’etichetta Blu Note. Nel frattempo colleziona un paio di matrimoni e due figli, uno dei quali portatore del suo stesso handicap. Nel 1992 rende grazie al padre con l’album ‘Like father, like son’. Nel 1995 fa tappa al Bergamo Jazz Festival con un concerto in piano solo, una sorta di gara a distanza con Keith Jarrett che la sera successiva si sarebbe esibito alla Scala di Milano. Tra i suoi lavori (in tutto una quarantina più le collaborazioni) si ricordano ‘Pianism’, ‘Promenade with Duke’, ‘Trio in Tokyo’ e ‘Solo live’, del 1999, eseguito poco prima di spegnersi, a New York a soli 36 anni, in seguito a problemi polmonari.
Praticamente un eroe nazionale in Francia, è sepolto a Parigi accanto alla tomba di Chopin. Per informazioni su tutto il programma, il sito è www.jazzclubbergamo.com.
Gli appuntamenti sono ad ingresso libero tranne quello del 9 aprile con Paolo Fresu e il suo quintetto storico al Centro Congressi in Viale Papa Giovanni. Per finire, organizzato dalla Società del Quartetto, il 10 aprile Uri Caine in concerto al Teatro Donizetti. Ce n’è per tutti.























 

 

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