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Bergamo jazz festival 2010

di Marcello Masneri e Massimiliano Forgione - 22/03/2010

Quando l’improvvisazione e la creatività prevalgono sul classic jazz. Quando rimescolare i generi è il frutto di incontri e fusioni tra culture di diversi popoli. Si può tranquillamente parlare di integrazione riuscita (in ambito musicale) in questa trentaduesima edizione del festival bergamasco. “Occorre precisare che l’incontro tra artisti di diversa etnia e diverso genere musicale spesso dà luogo a produzioni musicali che rispondono a richiami della moda” – ricorda Paolo Fresu. “La stessa produzione presente al festival di Bergamo, riguardante il progetto multinazionale di Omar Sosa può far storcere il naso”, anche se l’estro del pianista presente domenica 21 marzo a Bergamo è un evento da non perdere. E’ necessaria una profonda conoscenza del territorio, della storia e delle tradizioni del luogo che si va musicalmente a ‘profanare’, per rendere una fusione di generi musicali una cosa veramente sentita e passionale. Costa fatica e fusione intellettuale e umana, oltre che studio storico e sociale. Un esempio che riguarda la mia terra è il vecchio film ‘Banditi a Orgosolo” di Vittorio De Seta. Il regista si trasferì in Sardegna sei mesi prima di iniziare le riprese del film, allo scopo di vivere direttamente le tradizioni del luogo e l’eco fantastico delle leggende sui banditi del luogo, della loro vita, le reazioni degli abitanti. Nulla fu lasciato al caso, e ancora oggi quel film è insuperato e traduce in immagini, dialetto e poesia, l’anima di un popolo. Così anche in musica il lavoro dovrebbe essere condotto”.
A Bergamo l’Associazione Maria Carta, in memoria della prima grande musicista e cantante sarda, si occupa di salvaguardare tradizioni e filosofia musicale di quelle canzoni. Così anche nel jazz è auspicabile una fusione che tenga conto di questi requisiti. In effetti il direttore del festival bergamasco, al suo secondo mandato in ambito organizzativo, ha provato anche sotto diverse forme artistiche a spiegare tali concetti e a ribadire anche il ruolo della musica jazz che negli ultimi vent’anni pare smettere più facilmente gli abiti snob ed elitari per apparire più digeribile e accessibile al popolo, proprio anche per il suo miscuglio con la musica etnica. L’ha fatto nel 2005 da protagonista nel bel film documentario ‘Sonos e memoria – Passaggi di tempo’, poi cimentandosi nella composizione di musica per il teatro, nella produzione di musica per film (L’Isola, con la presenza di Erri De Luca) e presentando proprio a Bergamo il suo libro ‘Musica dentro’.
Grazie a tutto ciò intende creare delle scorciatoie per far entrare il jazz nelle case della gente che altrimenti un disco jazz non lo comprerebbero mai. “Se le strade, le chiese, le piazze diventano le location alternative ai teatri, la musica jazz può certamente diventare la nuova musica popolare moderna."
Intanto, dopo il Bergamo Film Meeting e la maratona jazz di fine marzo, la solitamente addormentata Bergamo ha vissuto un prestigioso momentaneo risveglio culturale. Ora sono in tanti a temere che i tagli dagli enti pubblici e privati non seghino le gambe a tali manifestazioni che hanno una storia e una tradizione. Difficile sarebbe tramandare a chi verrà dopo di noi tali momenti di alta cultura, per una cittadina di poco più di 120 mila anime, se non attraverso la continuazione effettiva di tali eventi.
Marcello Masneri

Quale principio ha ispirato la scaletta del programma del Bergamo Jazz Festival 2010? Chiudere con Omar Sosa è stata una scelta?
Il principio di quest'anno, rispetto alla scorsa edizione, è stato quello di offrire una panoramica ancora più vasta di proposte. La scorsa edizione il festival focalizzava la sua attenzione sul jazz europeo mentre quest’anno ha spaziato anche sulle proposte americane (sia classiche che contemporanee), su Cuba, sull’Africa, l’Est Europeo e la vecchia Europa.
La scelta di fare esibire il quintetto di Omar Sosa l’ultima sera non era casuale. La sua musica è festosa e calda come deve essere la chiusura di un festival storico come quello di Bergamo.
Come ritieni sia andata questa edizione? Più o meno soddisfatto dello scorso anno?
Sono molto soddisfatto. Ritengo sia stata una edizione particolarmente felice sia dal punto di vista dell’affluenza del pubblico (sold out tutte le sere nei concerti in Teatro e grande affluenza agli altri appuntamenti in città ed anche alla Maratona domenicale nonostante il tempo non sia stato proprio clemente) che della qualità della musica. Il pubblico inoltre era sempre molto caldo e partecipe. Credo che ciò che è stato seminato lo scorso anno stia iniziando a dare i suoi frutti...
Ti ho visto andare in giro nei dopo concerti proposti gratuitamente al pubblico, quasi a volere sondare il suo grado di soddisfazione. E' stata una mia impressione o è così?
Io sono sempre presente a tutti i concerti. E’ il mio modo di fare un festival e di dirigerlo e non riuscirei a pensarlo diversamente. E’ chiaro poi che sono felice quando vedo gente e musicisti appagati del risultato ma mi piace monitorare tutto e, laddove è possibile, partecipare alla buona costruzione del concerto perché so che questa dipende da tutti.
Dedichi il tuo libro Musica dentro a tua figlia mi sembra di capire e dici, vado a memoria: Perché la musica di possa aiutare. Potresti parafrasare questa bellissima frase?
In realtà Andrea è un bellissimo bambino di due anni che peraltro ha seguito tutto il festival. Penso che in questo momento storico così difficile sia necessario avere qualcosa che ci possa aiutare a vivere e a crescere. La soddisfazione più grande è che questo qualcosa possa essere, per lui, anche la musica che è uno strumento straordinario di crescita e di condivisione.
L'arte musicale prescinde dalla miseria della politica però, con essa deve confrontarsi. Com'è stato quest'anno, per Paolo Fresu e l'organizzazione di Bergamo Jazz Festival, relazionare con la nuova giunta comunale?
Devo dire che il rapporto con la nuova Giunta, con l’Assessore Sartirani, con gli altri assessorati è stato sinergico e costruttivo.
Abbiamo lavorato gomito a gomito tutti assieme affinché questa manifestazione avesse il successo che merita ed affinché possa crescere sempre di più.
Massimiliano Forgione























 

 

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