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Intervista a Livio Testa, organizzatore del Clusone Jazz Festival

di Massimiliano Forgione - 15/05/2010

Quali sono i criteri artistici che hanno ispirato la stesura della scaletta di Clusone Jazz festival 2010?
Questo festival non può permettersi di tradire le attese, nel senso che vanta un pubblico esigente poco disposto a confrontarsi con proposte, magari anche di richiamo, ma “scontate”. Clusone deve essere pertanto sempre se stesso, preferendo rischiare proposte poco note o poco convenzionali piuttosto che “i soliti noti”. L’identità del festival non può essere messa in discussione pena pagare a caro prezzo il giudizio della stampa specializzata abituata a programmi proiettati verso la contemporaneità del jazz.
Per questa edizione, la trentesima, abbiamo voluto affiancare ad alcune proposte legate a musicisti che con questo festival hanno radicato un rapporto che va oltre l’aspetto musicale, alcuni nomi emergenti, affermati sui palcoscenici europei ma ancora poco noti al pubblico italiano.
Immagino ci sia, sin dagli esordi, una tensione verso una ricerca qualitativa che possa comunicare al pubblico la coerenza di un’evoluzione. Quanto ciò viene percepito dai fruitori e supportato dalle istituzioni?
La nostra programmazione ha sempre cercato di fare della qualità quanto della coerenza motivo di crescita del festival nella considerazione generale, degli appassionati quanto di chi il mondo del jazz lo frequenta per interesse professionale (artisti, tecnici, giornalisti, fotografi, ecc.). L’impressione è che qualche risultato positivo sia stato raggiunto e che del festival siano apprezzati questi valori.
Nello stesso tempo permane l’impressione che le istituzioni continuino a mantenere un certo distacco nel cercare di comprendere cosa rappresenta questo festival e di conseguenza non assicura il sostegno che invece una manifestazione di rango quale il Clusone Jazz meriterebbe.
Clusone Jazz festival è alla sua trentesima edizione; le va di fare un bilancio, sulla scorta degli esiti delle passate edizioni, ancor prima che la manifestazione di quest’anno abbia inizio?
Fare un bilancio di trent’anni, condensandolo in poche righe è cosa ardua. Ritengo che questo festival possa aver rappresentato, soprattutto all’inizio degli anni ’80, quando i festival jazz erano in numero limitato rispetto alle iniziative che oggi vengono promosse in Italia, un esempio positivo di manifestazione “militante”, gestita esclusivamente per l’interesse verso il jazz, per dar vita dal nulla ad un momento formativo ed aggregativo, per seminare un’idea che potesse nutrire una reale opportunità di crescita culturale e di confronto attraverso tale genere musicale.
Col tempo il numero dei festival è cresciuto. Spesso si è trattato di iniziative a carattere “turistico”, senza tradizione anche se si sono perpetuati nel tempo. Al Clusone Jazz credo possa essere riconosciuto il merito, non secondario, di non aver mai voluto tradire i presupposti che lo avevano generato. Non è stato facile. Le difficoltà sono state comprensibilmente parecchie ma non è mai venuta meno la volontà di fare un festival che non fosse banale nelle scelte artistiche: meglio stimolare la curiosità verso un protagonista nuovo della scena piuttosto che appiattirsi per esigenze di botteghino. L’impressione è che Clusone sia apprezzato anche o forse principalmente per questo.
Chi aprirà e chi chiuderà la rassegna di quest’anno? I motivi di questa scelta?
Ad aprire il festival abbiamo invitato il TALM TRIO perché la sua musica ed i suoi componenti sono esemplari del concetto di jazz quale musica in divenire che ha sempre contraddistinto le nostre preferenze. Daniele D’Agaro, Simone Zanchini e Mauro Ottolini, sono tre artisti dalla personalità spiccata che oltre alle straordinarie doti tecniche riescono a mettere nella loro musica un bagaglio straordinario di conoscenze, riferimenti ad altre musiche, libertà d’espressione, capacità di comunicazione.
Per concludere abbiamo pensato ad un gruppo il cui nome QUARTETTO TRIONFALE rappresenta un inno alla festa, al piacere di fare musica per sé e per il pubblico. Questo gruppo è formato da musicisti “over 60” che hanno fatto la storia della musica improvvisata in Europa. Barre Philips, Gunter Sommer, Gianluigi Trovesi e Manfred Schoff sono gli artefici di un modo di fare jazz diverso da quello targato USA; un approccio che ha contribuito a rafforzare l’identità del jazz cosiddetto europeo che questi artisti hanno contribuito ad arricchire attraverso la loro cultura e tradizione musicale fino a farlo divenire un genere che sino agli anni ’70 pareva potesse appartenere solamente ai musicisti americani.
Clusone Jazz si identifica in queste due proposte ed è lì che si concentra il significato di un percorso che abbiamo volto intraprendere nel 1980 e ci ha visto propositivi per tutto questo tempo.
Quali ricercatezze musicali ha voluto sondare il festival di quest’anno?
Più che sondare ricercatezze musicali, questa edizione, proprio perché ha voluto essere in sintonia con la direzione artistica intrapresa sin dalle prime edizioni, ha voluto andare alla ricerca di situazioni intriganti e nuove.
Artisti quali: Nils Wogram, Simon Nabatov, Julien Lourau o Bojan Z, Francesco Bearzatti o Giovanni Falzone, tanto per citarne alcuni, rappresentano il nuovo jazz europeo.
Giovani musicisti quali Stefano Pastor, Francesco Pinetti, Frncesco Bigoni, Yuri Golubev, Mari Kvien Brunvoll, sono sicuri protagonisti dei prossimi anni.
Talenti quali Bill Frisell o già citati componenti il QUARTETTO TRIONFALE , rappresentano l’eccellenza.
Tutti questi ingredienti contribuiscono a fare della trentesima edizione del festival un piatto particolarmente gustoso e ricco di sapori.























 

 

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