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March' In Jazz 2011, 33ma edizione del Bergamo Jazz Festival

di Massimiliano Forgione - 22/03/2011

Rassegna importante quella di Bergamo Jazz 2011, l’ultima sotto la direzione artistica di Paolo Fresu che passa il testimone ad Enrico Rava per portare avanti il discorso stilistico che accomuna i due grandi protagonisti della scena musicale internazionale ad esaltare l’impronta di qualità sonore di prima scelta che negli ultimi tre anni ha fortemente caratterizzato la manifestazione, innovando in modo assolutamente originale una lunga tradizione che dura dal 1969.
Ritorni ed inediti caratterizzano le tre serate del Teatro Donizetti; una coincidenza inaugurale la presenza di Tomasz Stanko, sofisticato trombettista polacco, che dopo 33 anni apre il sipario della 33esima rassegna; spicca, nel quintetto di giovani scandinavi, il pianista Alexi Tuomarila che colora con tocchi sobri ed eleganti le composizioni dei brani. Un preludio che introduce piacevolmente il cambio di registro a cui sottopone il nuovo progetto di un altro ritorno, quello di Stefano Bollani, Sheik Yer Zappa , una rivisitazione dell’album del genio Frank Zappa Sheik Yerbouti che catapulta lo spettatore in accordi sincopati e nervosi, variazioni melodiche attraverso le quali il grande estro del pianoforte riesce a rendere a tutto tondo la vivacità artistica che contrassegnò l’opera dell’indimenticato chitarrista.
La seconda serata donizettiana è segnata da un altro grande ritorno, quello del pianista romano Enrico Pieranunzi che propone un inedito quanto sofisticato e magistrale Scarlatti in chiave jazz: Pieranunzi plays Scarlatti è un lavoro di altissimo valore che con estrema cognizione unisce il clavicembalo del 600 barocco alla modernità creando l’unicità senza del discorso musicale. Il suono dei tasti del pianoforte di Pieranunzi è sincero e naturale come la prosa dell’artista e il suo relazionarsi con il pubblico.
A chiudere la serata le corde del trio di Gilberto Gil, un’icona della musica d’autore popolare brasiliana, accompagnato dal figlio Bem Gil e dall’eccellente violoncellista Jaques Morelenbaum, il Tropicalismo, genere musicale identificativo del suo paese d’origine di cui è stato fondatore assieme a Caetano Veloso strappa applausi e un grande coinvolgimento al pubblico in platea.
Ultima serata di assoluta eccezione con Chick Corea al pianoforte e Gary Burton al vibrafono. La coppia affiatata da collaborazioni più che trentennali dialoga in maniera eccelsa, quella che emerge è una vitalità che non conosce limiti, che rende matura, salda non solo l’intesa musicale dei due artisti ma anche le trovate stilistiche e le variazioni con cui esprimono il linguaggio del loro dialogo.
Finale in festa con il funky dell’eccentrico Nils Landgren, trombone e voce di una band vivace, gioiosa. Il pubblico balla e viene omaggiato dalle improvvisazioni della tromba del special guest Paolo Fresu che chiude così la sua direzione artistica, un commiato che vuol significare un ritorno deciso alla musica fatta sul palcoscenico dopo un’esperienza che ha reso più ricca la persona e più prestigioso il Festival, aspettando Rava.























 

 

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