Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Il Rubricario Musica


Pillole di Clusone Jazz 2011

di Marcello Masneri - 27/07/2011

Per pillole intendiamo piccole chicche, antipasti prelibati, aperitivi in jazz all'italiana prima della cucina internazionale. La formula si è ripetuta anche quest'anno, alla trentunesima edizione di Clusone Jazz 2011. La cena del 24 luglio, a chiusura del festival, ha visto nientemenno che il figlio dell'immenso John Coltrane, Ravi, a capo del suo quartetto. Ma ci vogliamo soffermare sull'antipasto, appunto. Su ciò che abbiamo vissuto dalle ore 17.00 nello splendido cortile della Casa Museo Fantoni di Rovetta (BG).
Xavier Girotto e Bebo Ferra hanno apparecchiato uno scarno palco sotto gli splendidi portici di casa Fantoni e hanno servito ad un pubblico di duecento persone attente e affamate un aperitivo superbo. Non nuovi ad esperienze in duo, improntate sulla ricerca e sull'improvvisazione, con la scusa di uscire dai dettami classici del jazz per inoltrarsi ogni volta in un ambito di radici musicali etniche non ancora esplorate, i due hanno girovagato nel cortile antico almeno a partire dalle ore 16, conversando con altri musicisti, con i signori anziani del luogo 'a guardia' del museo, e con noi, infiltrati per carpire gli stati d'animo del preconcerto. 'NON SI PUO' STARE QUI ADESSO, SI SPOSTI, I SUONATORI NON SONO PRONTI, DEVONO ANCORA SOLFEGGIARE', tuona la voce del custode, antico come quei gracili ballatoi che iniziano a tremare sotto l'impeto del sax baritono di Xavier, in fase di prova, o di solfeggio... Il preconcerto jazz, quando non ci sono le mura di un teatro o le pareti di un auditorium, è fatto di chiacchiere a tiro d'orecchio per chi fortunatamente è nei paraggi. Ed ecco che in pochi minuti si percepiscono le personalità dei musicisti, i loro modi di vivere l'attesa, a volte si intravede anche lo spessore umano, insomma, lo si può immaginare. I temi del chiacchiericcio sono la didattica musicale e l'insegnamento che in America è cosa scontata da almeno cinquant'anni mentre in Italia assolutamente no. Poi si scivola sul dispiacere per la cantante ventisettenne Ami Winehouse, scomparsa sabato 23, capace di versioni di 'Round Midnight' memorabili. Per tornare ai soldi che in Italia non girano nel jazz, nella musica in generale, nell'arte, nella cultura, insomma. Mentre un'amichevole dell'Atalanta ha richiamato a Rovetta, nel campo distante 200 metri, più di mille persone da ogni parte della provincia. Ci si guarda pensando a dove stanno tutti i soldi e dicendo 'di certo non qui!' sotto questi portici. Poi si guarda in alto perchè il cielo della Val Seriana è grigio scuro e il jazz viene meglio se non ti piove addosso, e quindi si spera. Poi sembra ora di prepararsi e Girotto, argentino ma residente a Roma da una vita, si cambia completamente pantaloni maglietta e scarpe sotto i portici con estrema semplicità mentre Ferra, sardo naturalizzato milanese, pare più costruito, più diligente, come il suono della sua chitarra jazz e forse si è cambiato prima, in uno spogliatoio. Girotto si ricorda, per chi lo ha già sentito in concerto, per le sue scorribande passionali imbracciando il suo enorme sax baritono o per le calde melodie insistite e piene di patos argentino, sin dai tempi degli Aires tango. Sempre con il corpo in movimento che violentemente accompagna le sue esibizioni e un volto rosso, di fiato recuperato all'ultimo, per dire ancora di più 'sono argentino, caliente, prendo un po' da Gato Barbieri e il resto è mio'. Ma la voce di Xavier uomo che non soffia è tenue, gentilissima nelle modalità e nei contenuti. Quasi con timidezza ci dice del suo progetto in uscita ad ottobre con Luciano Biondini, un doppio, dvd e cd, di musica mediterranea. Poi butta lì una data, 26 novembre a Roma, dice 'sarò col mio sestetto latino con Bosso & C'. Poi saluta garbato con quasi un inchino e si scusa che deve andare (a solfeggiare?) perchè si inizia, quindi si lega i capelli, scrive a matita una sorta di scaletta, tende a star da solo e diventa un tutt'uno col suo sax baritono, lo imbraccia, lo abbraccia, non piove, si va a cominciare. Ed è un'ora e mezza di dialogo musicale che riappacifica, ognuno dentro di sè sa con cosa, ma questo è l'effetto. I brani, tutti tratti dal neonato album 'Arabesque' sono tutti di Bebo Ferra, che sembra scusarsi di questo egocentrismo compositivo, dedicandoli tutti al compagno Girotto. Gli applausi se la battono con le campane che in Val Seriana partono ogni tre per due. Così si chiude un tardo pomeriggio che insieme alla musica ha dato a chi era presente la sensazione di essere tutti ospiti graditi dei due suonatori nel loro cortile di casa.























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente