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Un nome che sia vento

di MF - 18/01/2012

Va sicuramente premiato nei suoi intenti questo secondo lavoro di Paolo Andreoni; perché si tratta di una crescita artistica ed umana che lascia intravedere una capacità futura di non cedere alla tentazione dei luoghi comuni cui qualsiasi creatura dell’intelletto è soggetta.
Particolarmente belle sono: Dal carcere che richiama un pop primi anni settanta e Dimentica, mistica, essenziale, d’atmosfera.
I brani, caratterizzati da una chitarra che richiama la migliore tradizione blues, sono ispirati, sinceri, mossi da un’urgenza di comunicare buoni sentimenti, riflessioni introspettive che diventano tesoro per tutti.
Molto suggestiva la canzone che dà il titolo all’album: Un nome che sia vento che esprime molto bene l’idea dell’autore quando dice: “Il disco parla di solitudine e di libertà, come due lati di una stessa medaglia, come scelta di isolarsi dal resto della società.”
Singolare l’immagine sul disco che riprende un uomo con lancia in resta su un cavallo in un paesaggio africano della foto di copertina e che richiama il Don Chisciotte con ilsuo ronzino ronzinante.
Paolo Andreoni vive a Lisbona e sarà in tournée in Italia ad aprile. Per conoscere le date: www.myspace.com/paoloandreoni
Con lui hanno collaborato: Davide (Tiddu) Cornolti alle batterie, Roberto (Bob) Ambrosioni alle tastiere, Mauro (Magico) Mazzola alle chitarre.























 

 

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