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Facing North

di Massimiliano Forgione - 21/01/2013

L’idea di Facing North - spiega Claudio Filippini - mi è stata proposta in un momento particolarmente difficile della mia vita artistica. Mi sembrava di non riuscire più a crescere, avevo l’impressione che tutto quello che scrivevo si ripetesse sempre uguale. L’idea di suonare con due grandi musicisti come Palle e Olavi mi ha dato immediatamente una spinta, ha fatto scattare in me un irrefrenabile desiderio di scrivere e di immaginare. Ecco il perché del titolo. Facing North: rivolto al nord, cercando quel punto che la bussola ci suggerisce quando perdiamo la strada, guardando oltre, puntando in alto.
Le coincidenze sono la forza motrice dell'umanità, l’idea di comunanza di anime sensibili che, anche per un breve tratto di vita, si sono parlate e sospinte oltre nella propria esistenza.
Ascoltando e riascoltando l’ultimo lavoro del pianista pescarese, mentre riecheggiava l’inquietudine della vuotezza, della ripetizione di una prosa bloccata, tra i virtuosismi e le originali soluzioni ritmiche del trio (lo svedese Palle Danielsson al contrabbasso e il finlandese Olavi Louhivuori alla batteria), improvvisamente rifluisce nella vena creativa il sangue rabbioso della scrittura.
La grandezza dell’arte, visione di un mondo che sopravvive a tutto. Certo, di questi tempi ‘Puntare a nord’ può essere la metafora della più intensa significazione della propria intenzione artistica, lasciarsi guidare dall’ispirazione di un immaginario, un ideale e, nello stesso tempo, renderlo concreto attraverso l’incontro con uno dei più grandi contrabbassisti in circolazione, Palle Danielsson, classe ’46 che vanta collaborazioni con Bill Evans, Keith Jarrett, Michel Petrucciani; e con un batterista di sicuro talento, Olavi Louhivuori, classe ’81, originalità palpabile.
Insomma, un altro capolavoro edito dalla Cam Jazz che vede un Filippini ispirato firmare sei brani originali: Scorpion tail, inquietudine allo stato puro che non trova soluzione nel martellamento di passaggi sincopati; la stessa Facing North, un proseguimento del brano precedente con un’apertura verso un orizzonte che si fa via via più terso, le sonorità tipiche di Filippini tornano a caratterizzare il suo pianismo ed è possibile scorgere il movimento deciso che traccia il proprio cammino fermo, ritrovato, ricollocato nella sua ricerca di spazialità. Landscape apre quel giardino incantato che vive l’animo di Filippini; forse in questo brano vi è il legame più filologico con i precedenti lavori di uno tra i migliori talenti pianistici oggi in circolazione.
Sonatina è una conferma di quanto appena affermato e segna un ulteriore spostamento nella musica di movimento (il viaggio), caratteristica dell’arte compositiva dell’autore. (Bellissimi i passaggi alla celesta, altro inseparabile strumento di Filippini).
Soaking and Floating andrebbe con buona probabilità dedicata al pianista svedese Esbjörn Svensson, prematuramente scomparso durante un’immersione; chissà, l’autore di questa recensione ama pensare che sia così.
Modern Times, brano di chiusura e come non pensare all’immenso Chaplin che dà modo di gettare un occhio speranzoso oltre la pesantezza della modernità, in una possibilità di ridefinizione artistica della realtà che possa rivivere tutta negli eterni classici: Nothing to Lose, un brano di Henry Mancini che fa parte della colonna sonora del celebre film “Hollywood Party” interpretato da Peter Sellers, Embraceable You, c’è I. Gershwin e G. Gershwin e poi God Only Knows, T. Asher e B. Wilson e la fantastica Chasing Pavements A. Adkins e E. White.
Facing North, qualcosa cambierà!























 

 

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