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Bergamo Jazz 2013

di MF - 27/03/2013

Per usare un aggettivo caro a Enrico Rava, anche quest’anno abbiamo visto artisti ‘straordinari’ all’interno della manifestazione ‘Bergamo Jazz 2013’.
Come nell’amore nulla è da buttare, ogni singolo concerto ha avuto la sua giusta collocazione, niente è risultato fuori posto, non le atmosfere festaiole proposte dal gruppo di Hermeto Pascoal che han fatto storcere il naso a più di uno spettatore, non le presentazioni essenziali, come il jazz, del direttore artistico per il secondo anno Enrico Rava.
Senza voler fare recensioni che vadano ad ‘ingrossare l’affare’ delle parole intorno al jazz, ripercorriamo il calendario della tre giorni vissuta tra Gamec, Auditorium e Teatro Donizetti.
Venerdì 22 marzo, Marc Ribot colora il pomeriggio con il suo assolo alla chitarra. La sera si va a teatro per godere del jazz più tradizionale di Dino e Franco Piana con un Luca Mannutza al pianoforte in grande forma e un Fabrizio Bosso, come sempre, eccezionale.
A chiudere la serata la calda voce di Gregory Porter, novità assoluta della manifestazione.
Sabato pomeriggio vede protagonista il Peter Evans Trio, fortemente voluto da Enrico Rava molto interessato all’ascolto di questo originale trombettista. (L’intervista che segue è stata fatta a seguito di questo concerto).
In serata, a teatro, il pianismo di Giovanni Guidi si è rivelato interessante per la capacità di creare un unico suono con il suo gruppo, senza mai strafare, mai imporsi.
Il gruppo di Hermeto Pascoal chiude la serata.
Domenica vede i jazzofili alle prese con una maratona che impegna sin dal mattino: Urban Fabula, un trio siciliano dove spicca il pianista Seby Brugio, chiamato come special guest da Tino Tracanna nel concerto che è seguito con il suo gruppo Acrobats.
Sempre all’auditorium, nel pomeriggio, è stato possibile apprezzare gli originali virtuosismi della chitarrista americana Mary Halvorson che si è esibita con il suo quintetto.
A chiudere la manifestazione Uri Caine in duo con il batterista Han Bennik, stravaganze e comicità, quest’ultima, parte vitale di quello che potremmo definire il Jacques Tatì della batteria.
John Scofield, con la sua chitarra che sconfina nel rock, manda tutti a letto e ci dà appuntamento alla prossima manifestazione di ‘Bergamo Jazz 2014’, sempre a marzo, sempre dopo il ‘Bergamo Film Meeting’. Insomma, Bergamo capitale della cultura nel 2019? Per un mese, marzo appunto, di sicuro.

Intervista a Enrico Rava

di Marcello Masneri e Massimiliano Forgione

Allora Enrico, ogni anno ti organizzi delle bellissime manifestazioni di Bergamo Jazz.
Oggi sono particolarmente contento; Peter Evans è un trombettista eccezionale e qui, oggi, lo ha dimostrato. Benché poco conosciuto in Italia, devo dire che il concerto che abbiamo appena ascoltato giustificherebbe tutto il festival.
Stasera ascolteremo Giovanni Guidi che, in passato, abbiamo avuto modo di apprezzare nel suo talento proprio con te.
Giovanni, dato il talento che caratterizza la sua età, possiamo coniugarlo al futuro più che al passato; si accompagna a musicisti di indubbio valore quali Thomas Morgan al contrabbasso, Shane Endsley, un trombettista strepitoso che fa parte di questa nuova generazione che sta emergendo, Gerald Cleaver alla batteria, alcuni di loro abbiamo già avuto modo di apprezzarli nella manifestazione dell’anno scorso proprio qui all’auditorium. Devo convenire sul fatto che si tratta di una musica dura, ostica, che non fa sconti, mi viene da pensare che è il jazz che si allontana sempre di più dalla gente; però, come non riconoscere l’identità di un percorso che dal bebop in poi, con piccole parentesi, penso alla fusion, è sempre più evidente e si smarca dalla pretesa popolare, affermando una ricercatezza che, proprio perché tale, non ha in sé elementi di facile fruizione e richiede al pubblico un’attenzione superione e maggiore predisposizione. Dal free jazz in poi la strada è questa e il fatto che non conosciamo gli artisti che in questi giorni stanno calcando le scene di Bergamo Jazz è indice dello scollamento che caratterizza il punto in cui è il gusto comune dello spettatore e la proposta della nuova scena jazzistica internazionale.
Per questo l’apertura al Donizetti ha avuto per protagonisti uno dei padri del jazz Dino Piana? Partire dalla tradizione e poi proporre una progressione nei tre giorni?
Sì, è stata una mia necessità perché il gruppo riunisce delle eccellenze. Dino Piana ha inventato il jazz moderno in Italia e pochi lo conoscono perché, nonostante fosse enormemente richiesto e avrebbe potuto calcare le scene internazionali, per ragioni pratiche ha sviluppato la sua carriera soprattutto in Italia. Parliamo di un musicista assoluto che ha la curiosità di un ragazzino e il fatto che ieri vivesse con un po’ di disagio il concerto ci dice quanto la proposta musicale sia molto cambiata in questi anni; la musica che abbiamo ascoltato nella prima serata era di facile ascolto ma di difficile lettura.
Un concerto in cui Fabrizio Bosso ha fatto la differenza è ha marcato il passaggio generazionale e di genere interpretativo.
Gliel’ho detto: “Fabrizio, dovevano ucciderti da bambino”; è stato straordinario.
Gregory Porter, a seguire, è stata una bella sorpresa per un pubblico che lo conosceva appena o per niente.
Sapevo della sua esistenza e vederlo al festival che mi organizzo è stata una esigenza, indubbiamente.
Ti citiamo un artista eccezionale, il pianista trombettista Dino Rubino per il quale hai speso parole lodevoli; veramente difficile poterlo ascoltare e trovare qualcosa di lui, persino su internet.
Sì, cercherò di farlo venire il prossimo anno, lui è veramente speciale.
Bella, anche quest’anno, la collaborazione con Bergamo Film Meeting, abbiamo visto delle pellicole d’eccezione.
Certo, per quanto ci siano delle pellicole di assoluto valore che mi auguro di far vedere il prossimo anno ma per le quali è difficile ottenere le liberatorie dei diritti d’autore. Penso a Non voglio morire, speriamo; poi, purtroppo, parliamo di due giorni di cinema e tre di festival e, invece, dovrebbe essere una cosa più lunga.
Teatro e cinema obbligatorio per tutti e tutto l’anno.
A frustate, non c’è altra soluzione.

Ascolta l'intervista ad Enrico Rava























 

 

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