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Cohen, the trumpet player

di Marcello Masneri - 30/04/2013

Blue Note, 28 aprile 2013. Passa da Milano il tour europeo del Triveni Trio: Avishai Cohen tromba, Omer Avital contrabbasso, Iago Fernandez Camano batteria. Alle nove meno dieci, si notano diversi spettatori giovani, un po’ spaesati. Uno di loro osa domandare: “Ma è quell’Avishai Cohen contrabbassista che abbiamo in mente noi o è un altro?!” Eh già… è un altro.
E pensare che nel 2003, il Cohen trombettista, aveva pensato di chiamare il suo primo disco da solista The Trumpet Player proprio per evitare simpatiche confusioni con il muscolare, nel tocco delle corde e di fatto, Cohen contrabbassista. Ma i Cohen non sono finiti qui: esiste anche il 3Cohen Trio e in questo caso sono tutti parenti diretti del trombettista: Anat, la sorella, suona il clarinetto e Yuval, il fratello, il sassofono. La madre dei tre insegna musica alle scuole elementari. I distratti prendano nota.
L’Avishai giusto, quello ammirato al jazz club di via Borsieri, è invece il raffinato suonatore di tromba israeliano che ha fatto vedere a tutti come si può mettere mano agli standard jazz di ogni tempo e luogo, suonando con la tecnica e l’amore, senza mai rimetterci la faccia.
Da sempre sedotto dallo stile di Miles (quello delle ballad) e del suono di Don Cherry, Avishai Cohen ha iniziato il concerto entrando in punta di piedi sul palco, senza presentazioni, alle ore ventuno esatte, servendo al pubblico nell’ordine ‘Art Deco’ di Cherry e ‘Wise One’ di Coltrane, entrambe con un meraviglioso vestito nuovo. Al suo fianco un Omer Avital dalla tecnica ineccepibile, unita ad un rapporto quasi viscerale con lo strumento, a tratti un po’ scenografico. Infine Iago Fernandez Camano, a completare la sezione ritmica, giovane batterista sudamericano, sostituto del funambolico Nasheet Waits, presente nel precedente album ‘Introducing Triveni’ del 2010.
Dal terzo pezzo in poi gli omaggi ai mostri sacri del jazz si alternano a composizioni originali di Cohen. Tra i pochi brani eseguiti con la tromba sordinata spicca un’intensa interpretazione del blues lento Mood Indigo (Duke Ellington). Il secondo bis è preceduto da una dichiarazione d’amore al Blue Note, per l’alto tasso di intimità con un pubblico commosso e competente. Parte così una rilettura di A night in Tunisia di una eleganza smisurata, in cui alla dolcezza della tromba di Cohen fa eco la carnalità del contrabbasso di Avital, in diversi momenti della serata vero e proprio secondo solista del trio. A fine concerto Avishai si muove tra il pubblico portandosi dietro l’umiltà e la naturalezza dimostrata sul palco; autografa il suoi CD e parla con quelli che credevano di venire a sentire l’altro Cohen.
Avishai Cohen e Omer Avital hanno rispettivamente 35 e 40 anni ma, nell’imbracciare gli strumenti e muovendosi in quel modo tra i pezzi di Gillespie, Coltrane e Mingus, paventano un’eleganza e una saggezza artistica da veterani. Volendo andare a fondo si scopre che i due sono amici sin dalle elementari frequentate a Tel Aviv e hanno iniziato a suonare insieme non ancora maggiorenni. A partire dai primi anni 90 la loro militanza a New York negli ambienti che contano porta la loro musica alle orecchie di Roy Hargrove e Joshua Redman. Di lì a breve Cohen licenzia il già citato The Trumpet Player (nel quartetto figurava Jeff Ballard alla batteria) che stilisticamente può essere considerato l’embrione degli odierni progetti Triveni. Quest’ultima è una parola indiana e significa confluenza; riguarda l’incontro di tre fiumi indiani, luogo sacro nella tradizione induista. Bagnarsi nelle acque dei tre fiumi proprio in quel punto simboleggia la redenzione dei peccati commessi e la proiezione verso l’ignoto e la libertà. Musicalmente parlando, le intenzioni del leader del gruppo sono quelle di usare la composizione, quindi gli standards, come punto di partenza per l’improvvisazione. Tra i progetti a venire per Avishai Cohen c’è da segnalare un supergruppo tutto elettrico con presenti, tra gli altri, Anat Cohen, Yuval Cohen e Mark Guiliana alla batteria. Nel repertorio pare anche brani dei Led Zeppelin. Anche Omer Avital si mette in luce dai primi anni 90 nella Grande Mela muovendosi come Session man in diversi progetti, tra gente del calibro di Al Foster, Jimmy Cobb e Rashied Alì. Nel 2002 si ricorda delle sue origini nordafricane e della lunga permanenza giovanile negli ambienti musicali del medio oriente; così torna a Tel Aviv per tre anni dove studia composizione classica, musica araba, Oud e musica tradizionale israeliana. E’del 2012 l’acclamato Suite of The East, miglior album dell’anno per TSF Jazz.
Ora, dal primo maggio, il Triveni Trio sarà di scena in Spagna; è previsto un ritorno in Italia per il 2 agosto in occasione di Siena Jazz. Di recente, nel settembre 2012, di ritorno a Tel Aviv, Cohen ha avuto il tempo di organizzare un concerto con i Red Hot Chili Peppers, il suo gruppo preferito, davanti a 55.000 spettatori. Arrivederci a presto Avishai Cohen, alla tromba.























 

 

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