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Letizia Gambi & Friends al Blue Note

di Marcello Masneri - 21/05/2013

Letizia Gambi meets Lenny White, Gato Barbieri, Chick Corea, Ron Carter, Wallace Roney, Gil Goldstein e Patrice Rushen in un colpo solo. Che fortuna. Sentire uscire dal sax di Gato Barbieri le note di Appocundria di Pino Daniele, impreziosite dal pianoforte di Chick Corea non è cosa di tutti i giorni. Nell’album ‘Introducing Letizia Gambi’, prodotto da Jando Music, questo accade. L’audace ragazza napoletana viene proprio introdotta nel mondo del jazz che conta, e avere intorno certa gente non può che far bene alla salute e alla carriera. Per domenica 19 maggio risultava comunque difficile portare al Blue Note tutta la grande famiglia. Ecco quindi servita sul palco del noto locale milanese, una decorosa versione italiana del gruppo: Paolo Brioschi al pianoforte, Dario Rosciglione al contrabbasso, Max Ionata al sax, Daniele Di Bonaventura al bandoneon, Giuseppe Tortora al violoncello, Fabio Zeppetella alla chitarra. Unico denominatore comune Lenny White, storico batterista presente nella formazione di Bitches Brew di Miles Davis, 1969, nonché strumentista a sostegno di H. Hancock, Santana, Stan Gets, Gil Evans, Jaco Pastorius, W. Shorter e Al Di Meola, per citarne alcuni.
Lenny è apparso effettivamente un po’ sacrificato alla causa pop del progetto, ma sulla stampa specializzata gli elogi al disco e alle doti della Gambi si sprecano: anche Sting ha parlato di cantante eccezionale. Al Blue Note gli incroci di generi e lingue sono ai massimi livelli. Viene riproposto quasi tutto il CD con l’aggiunta di un paio di escursioni strumentali tra gli standard (But not for me) in cui Max Ionata e Di Bonaventura riescono a lasciare il segno. L’ex ballerina e insegnante di danza, nel disco si esprime in italiano, inglese, spagnolo e napoletano. Vengono rivoltate, di nome e di fatto, canzoni come Tu si’na cosa grande di Modugno (You are so special, su gentile concessione della moglie), Carmela (My town) di Sergio Bruni, Penso a te di Battisti. C’è pure spazio per un’aria d’opera, L’elisir d’amore, di Gaetano Donizetti. Non sarà un po’ troppo? La performance della Gambi, durante la serata alterna momenti positivi ad altri meno riusciti: da ricordare una bella versione di Back to black di Ami Winehouse, in cui la voce prende una piega decisamente soul, ed è lì che secondo noi si esprime al meglio. Notevole anche la parte strumentale a corredo di un pezzo vecchio e popolare come Carmela. Da rivedere il medley E penso a te con sprazzi di Te voglio bene assai di Caruso, una misticanza in chiave pop che non rende giustizia alla voce semplice e godibile di Letizia. Infine, le magiche linee melodiche di Tu si ‘na cosa grande di Modugno si perdono nella stravolta versione inglese sentita a Milano. Certo è da riconoscere un grande coraggio e dedizione al lavoro da parte della vocalist napoletana, in grado di attirarsi l’attenzione di Lenny White dal 2009, di volare oltreoceano e tornare provvista di un disco dove si accompagna con i nomi citati in apertura di articolo. L’inglese di Gambi è un inglese disinvolto; poco a suo agio con l’italiano invece il blasonato batterista americano che al momento delle presentazioni non è aiutato dagli improbabili cognomi Di Bonaventura, Zeppetella e Rosciglione e si fa simpaticamente aiutare dal pubblico, che ha mostrato di gradire molto il siparietto e lo spettacolo tutto, nel suo insieme. E questo aiuta sempre.























 

 

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