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Frontal il nuovo disco di Simone Graziano

di Massimiliano Forgione - 20/06/2013

Diretto e frontale il lavoro del pianista Simone Graziano, sin dall’intro, un minuto e cinquanta di polistrumentismo d’attacco, giusto per capirsi, si giocherà tutto sull’improvvisazione, sulla composizione e sulla scrittura melodica.
Lucyne, una ballad minimale dove spiccano i crescendo dei due sassofoni alto e tenore, rispettivamente: David Binney e Chris Speed.
Tre spirali apre con un bel giro di basso che mantiene la sua ritmica fino ad interrompersi per dare spazio ai dialoghi dei sassofonisti statunitensi, il pianoforte interviene con intermezzi fluttuanti in un movimento concentrico sempre più vorticoso, all’inizio a dare sollievo e poi a provocare l’incalzante ensemble.
Nella Rock Song #2 un sound decisamente più melodico con venature rock, quelle che hanno caratterizzato l’originaria formazione del pianista.
Il viaggio musicale nelle spirali dei tre cerchi, metafora di questo concept album dove il primo rappresenta l’improvvisazione, il secondo la composizione, il terzo le song, prosegue con Takehiko, brano ispirato da una scultura dell’artista Takehiko Mizutan; qui sono il sassofono alto e la batteria a contendersi le battute iniziali per poi lasciare spazio al sax tenore di Speed e al pianoforte di Graziano, sempre sostenuti da uno Stefano Tamborrino in gran forma.
No words at all, brano mistico e di passaggio alla suggestiva Away from here, ricco di soluzioni armoniche originali, degne di un titolo così importante e risolutivo.
Rock song #1 riprende ed espande le sonorità della precedente ballata rock, più sincopato e con un caratterizzante sax tenore per i primi abbondanti quattro minuti per poi riprendere le sue improvvisazioni su un giro di piano fisso ed estenuante.
As a first point, la composizione più lunga, ricca dei fraseggi di Speed e della ritmica incalzante della batteria di Tamborrino; il minimalismo pianistico di Graziano caratterizza anche questo brano.
Con Nocturnal fly si entra in una dimensione più intimistica, quasi dieci minuti di groove suadente dove il double bass di Gabriele Evangelista ha modo di esaltarsi e le soluzioni pianistiche dimostrano sapienza. Sono presenti più tempi in questa composizione per niente scontata.
Carolina è la degna conclusione dei questo lavoro pubblicato dalla AUAND, inno al mistero della vita, recita la scheda di presentazione del disco; essenziale sintesi di bellezza, secondo noi.

Per informazioni
Ufficio Stampa
Guido Gaito
www.gaito.it























 

 

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