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Jack DeJohnette al Blue Note

di Marcello Masneri - 05/11/2013

Tutto esaurito anche alla quarta sera consecutiva di programmazione per il mostro sacro Jack DeJohnette. Giovedì 31 ottobre al Blue Note di Milano in via Borsieri è andato in scena il suo quartetto (spiccatamente free) composto da Don Byron al sax tenore e clarinetto, George Colligan alle tastiere (elettro- fusion) e Jerome Harris al basso elettrico.
Ha 71 anni Jack, ma non li dimostra. Presenta in maniera articolata i componenti ad inizio spettacolo, paventando una fresca yankee-disinvoltura e spettacolarità. Dall’inizio alla fine è preciso e corposo nel suono; spesso la sua batteria copre, senza strafare, gli altri strumenti, per complessità di fraseggio e per volume. L’incedere degli standard, spesso citati qua e là per poche manciate di secondi, si alterna a pezzi nati dall’inventiva compositiva del batterista di Chicago. L’apertura del live ha visto il tastierista Colligan proporsi con la tromba, alternandosi con Byron al sax. Nel pezzo a seguire un lungo solo di Byron al sax tenore ha preceduto un’inequivocabile citazione di Caravan, mentre la terza canzone sapeva d’oriente e il suono suadente del clarinetto di Byron ha rallentato il ritmo per qualche minuto. Poi, spazio all’improvvisazione. Forse ci si aspettava qualche brano dall’ultimo album del 2012, ‘Sound travels’, ma non è stato il caso. Don Byron ha accompagnato Jack con i suoi schizzi free al sax tenore e Colligan aveva preparato le sue tastiere per star dietro all’estro e all’improvvisazione del suo leader. Non c’è stata traccia di suoni variegati ma lontani dal free, come quelli contenuti nel Sound Travel a cura di Esperanza Spalding, Jason Moran, Akinmusire, B.Hornsby & C. Né si son sentiti echi di standard trio jarretiani. L’ora e un quarto di musica, senza bis, sentita giovedì sera, era l’unica che poteva uscire dai quattro musicisti presenti sul palco. Un flusso potente e libero di free jazz con retrogusto fusion grazie soprattutto a tastiere e basso, e la solita bravura di Byron che ha usato il clarinetto molto di rado, spesso illudendo il pubblico che stesse per iniziare una ballad. Insomma, l’impressione è che DeJohnette sia in gran forma e si diverta a circondarsi di musicisti di diversa estrazione. Appuntamento ora per l’8 e il 9 novembre con l’estro di Maceo Parker, da non perdere, riuscendo a superare lo scoglio del prezzo del biglietto, non proprio popolare…























 

 

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