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Do you agree?

di Massimiliano Forgione - 28/02/2014

Il jazz italiano è in grande forma, ce lo dice Marco Postacchini, sassofonista di deciso talento che con il suo ultimo Do you agree? dà prova di particolare ispirazione compositiva (otto su nove i suoi brani) ed eccelsa carica esecutiva.
Si accompagna al suo fidato ottetto, la MP’S Jazzy Bunch, musicisti di indubbia grinta (jazz incalzante il loro), tutti marchigiani e, nell’ordine:
Samuele Garofili e Luca Giardini alla tromba,
Simone La Maida al sassofono,
Massimo Morganti al trombone,
Andrea Solarino alla chitarra elettrica,
Emanuele Evangelista alla tastiera,
Gabriele Pesaresi al contrabbasso,
Alessandro Paternesi alla batteria.
A impreziosire le esecuzioni la tromba di Fabrizio Bosso e lui, come ci disse Rava in un’intervista dello scorso Bergamo Jazz Festival, bisognava ucciderlo da piccolo: talento delizia per il pubblico e invidia trainante per i trombettisti.
Deciso il brano di apertura, Do you agree? per l’appunto, groove crescente in cui la big band stabilisce la misura di una tradizione che si fonde con una originale venatura moderna.
L’autore ci chiede se siamo d’accordo con questo discorso musicale e ci trasporta nella bella Insonnia, dialogano Postacchini e Bosso, fondamentale la spinta della batteria di Paternesi.
La terza traccia è per la chitarra di Solarino, Boring days, sfumature malinconiche quelle tracciate dalla sua acustica virtuosa.
But not for you, nuovo dialogo tra l’ospite e l’autore; melodia, estro, tradizione, questa è la perfetta fusione, la sintesi d’intesa della migliore espressione jazzistica italiana.
Somewhere in the sky lascia spazio a Morganti, trombonista di valore; abbastanza netta, nella sua esecuzione, la visione d’insieme, caratteristica dei direttori d’orchestra (dirige la Colours Jazz Orchestra).
Enigmatica la New song che annovera ancora la tromba di Bosso e si sviluppa con i belli assoli del pianista Evangelista.
Lullaby of birdland è un magnifico omaggio alla figura di Charlie Parker (the Bird), composizione di George Sharing rivisitata dal maestro Morganti; qui sono la chitarra di Solarino e il sassofono di La Maida ad esaltarsi.
Ritmi da bossanova in Stand clear of the closing doors, please, i musicisti non strepitano, ma il talento si avverte proprio nella misura.
Next step, bellissimo brano di chiusura che mette già il prossimo passo verso altro jazz di sicura impronta qualitativa della migliore espressione italiana.























 

 

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