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Intervista a Enrico Rava, direttore artistico Bergamo Jazz Festival

di Massimiliano Forgione - 24/03/2014

Se consideriamo le edizioni degli anni passati, assistere a questa, dà l’impressione che tu avessi già tutto in mente. E’ stata un crescendo la tua direzione artistica di questi ultimi tre anni.
L’idea è sempre la stessa: portare artisti che io in prima persona vorrei ascoltare, anche musicisti che conosco ma che non ho mai sentito. Sin dalla prima serata al Sociale con i Bad Plus il livello è stato molto alto e la risposta di pubblico entusiastica. Mi interessa dare un quadro esaustivo di ciò che avviene in questo genere musicale oggi nel mondo. Io, poi, durante i concerti può capitare che mi distolga dalla musica per concentrarmi sulla tecnica, come ieri all’auditorium, vedendo il trombettista Nate Wooley.
Una particolarità della tua gestione è l’accento che hai posto sull’unione tra il cinema legato al jazz e quello dei concerti. Nel passaggio di quest’anno tra Bergamo Film Meeting e Bergamo Jazz Festival ci hai regalato una perla quale I want to live di Robert Wise, colonna sonora di Johnny Mandel; mai visto prima e da annoverare tra le pellicole che restano.
Straordinario! Non riesco a capire come mai nessuno lo conosca; oltre alla storia, il film è un documentario eccezionale sul jazz di quegli anni.
Questo è l’ultimo anno della tua direzione artistica.
Sì, a meno che non ci siano dei cambiamenti da parte di coloro che devono decidere, io ho dato la mia disponibilità a proseguire.
E a parte BJF, quali sono i progetti artistici di Rava?
Sto lavorando su un nuovo gruppo, un quartetto, pur continuando con il mio solito. Ho un pensiero rivolto ad una prossima pubblicazione, anche se ancora non so bene di cosa si tratterà; dei progetti con la sinfonica della Rai, dei concerti, sto preparando la tournée in Australia e in Cina….
Insomma, puoi inserirci un altro Jazz Festival…..
Io mi assumerei in eterno perché mi diverto, non è un lavoro stancante, penso a chi vorrei ci fosse e poi Mario Guidi, la mia agenzia, pensa alle cose pratiche. A me rimane il gusto di vedere, per esempio, Tom Harrell e Dave Douglas suonare insieme, prima assoluta che chissà se si ripeterà. Portare artisti che non è facile vedere, perché non suonano tutto l’anno e dovunque, è per me la più grande soddisfazione che mi farebbe continuare senza fine.























 

 

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