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Intervista a Enrico Zanisi (e Alessandro Paternesi) al Bergamo Jazz Festival

di Massimiliano Forgione - 24/03/2014

Tanta influenza classica nella tua musica, soprattutto nelle introduzioni e nelle chiusure dei tuoi brani.
Sì, sicuramente è un fattore predominante perché la musica classica è la mia storia, i miei genitori sono musicisti e mi hanno introdotto a questo genere, come al jazz, quando hanno capito che quello che facevo era molto simile. La musica classica è una costante della mia vita, ancora adesso mi ritrovo a studiarne dei brani e le caratteristiche armoniche.
Quali brani studi, quali autori?
Sono assolutamente, come si dice a Roma, in fissa con Le variazioni di Bach, tanto che il mio disco precedente Life Variations è un chiaro rimando alle Goldberg Variations di Bach. Poi, sono un grande appassionato dei quartetti di Debussy, di Ravel, gli ultimi di Beethoven e di Bartok. Insomma, mi piace molto la musica per archi e mi sono anche dilettato parecchio nella scrittura.
Se penso a Life Variations e al tuo ultimo lavoro Keywords, ho come la sensazioni che tu avessi già in cantiere dei brani che poi ha utilizzato nell’ultima pubblicazione.
E’ vero che c’è un seguito. Due brani di questo nuovo disco erano già pronti ai tempi di quello precedente. E’ un discorso che continua e che ingloba le mie esperienze musicali ‘progressive’ della prima adolescenza, sono stato un grande fan di Keith Emerson, dei Genesis, dei Dream Theatre e questa influenza si può notare in brani quali: Claro, Equilibre, Magic numbers. Insomma, è il mio background musicale.
Che ti porta a chiudere l’album Keywords con una bellissima Kinderszenen di Schumann.
Un altro dei miei riferimenti classici. La raccolta delle Kinderszenen l’ho studiata molto da piccolo, ho vinto anche dei concorsi; sono molto legato a quei brani, infatti, il mio primo disco, che sono anche venuto a suonare qui a Bergamo al Teatro Sociale con Ettore Fioravanti e Pietro Ciancaglini, inizia proprio in modo classico con Da genti e paesi lontani di Schumann.
Ho colto un’imprecisione durante la presentazione del tuo concerto o sbaglio: sei stato premiato Top Jazz 2012 o 2013?
2012 ad Umbria Jazz come migliore talento, durato poi tutto il 2013. Ho suonato ad Orvieto per la premiazione il 1° gennaio 2013 e poi l’estate scorsa al Teatro Morlacchi.
Dopo le tue ultime pubblicazioni abbastanza ravvicinate e, forse, dettate anche da esigenze di etichetta, senti un po’ la necessità di fermarti e cercare nuove evoluzioni che ti caratterizzino ulteriormente?
Il fatto che i dischi siano usciti a distanza di un anno e mezzo l’uno dall’altro è quanto previsto dal contratto triennale che mi lega alla CAM e che vedrà una prossima pubblicazione, credo in autunno, con Mattia Cigalini, di brani originali miei e suoi. Però, è anche vero che io sono un compositore prolifico, per me la composizione è veramente imprescindibile dall’improvvisazione, così mi ritrovo ad avere sempre dei brani pronti. Di recente ho composto pezzi nuovi che mi stanno piacendo molto e che risentono dei miei nuovi ascolti di pianisti che sto approfondendo come Craig Taborn, Jason Moran, che non facevano ancora parte della mia storia musicale e che mi affascinano molto, come tutta la musica nordeuropea, norvegese, e poi Tim Berne. Insomma, sto esplorando nuovi confini e sicuramente usciranno pezzi diversi.
Avviciniamoci a Paternesi così lo coinvolgiamo nella conversazione. C’è una bellissima intesa fra voi due che è percepibile in maniera netta dalla platea.
(Parla Paternesi) Io e Enrico suoniamo insieme da tanto tempo e in diverse formazioni. C’è stata sin da subito un’intesa particolare, perché non è semplice ritrovarsi a suonare con dei musicisti con cui stabilisci una sintonia piena nell’idea di ritmo, a livello di frasi musicali, di pensiero musicale. E’ sempre stato così e ci rendiamo conto che col tempo si rafforza questa cosa, per cui suonare diventa un grande divertimento, qualsiasi cosa suoni.
La formula del trio vi ha visti insieme e col contrabbassista Joe Rehmer nell’album precedente e in questo. Avete all’orizzonte l’inserimento di un altro strumento? Non so, penso a un fiato. Del resto tu (mi rivolgo a Paternesi) hai fatto un bellissimo lavoro con Fulvio Sigurtà (trombettista).
(Parla Zanisi) L’avevamo pensato ed è nelle nostre intenzioni, anche in vista dei concerti in programmazione per quest’estate. Occorre capire come potrà avvenire questa cosa, perché questi brani sono stati scritti non per un trio, ma per questo trio, per cui l’idea potrebbe essere più plausibile per prossime nuove composizioni. Però, pensare ad un quartetto e cambiare i codici dei rapporti musicali all’interno del gruppo è un’idea che affascina.
Paternesi, parliamo proprio del lavoro con Sigurtà, SPL, un bellissimo disco che, sarà la mia percezione, non ha avuto molta eco.
E’ vero, è quanto è accaduto. Secondo me perché non tutti sono pronti a quel tipo di musica. Dopo un primo giro di concerti andati molto bene, dopo c’è stato un po’ d’oblio. La musica composta da Fulvio, con arrangiamenti al computer di notevole studio e qualità, è di difficile fruizione per un pubblico che non è ancora realmente preparato.
Però, si capisce subito che è un gran lavoro, in cui la tua batteria dà un’impronta originale, decisa e dove l’originalità della proposta musicale è evidente.
Il disco è pazzesco. Fulvio ha fatto un lavoro incredibile anche di postproduzione; è molto capace al computer, che è un altro strumento, e il suono è pulitissimo, di una fedeltà eccezionale. Io, però, credo che questo disco ritornerà, che sia una questione di fruizione e, quando i tempi saranno maturi, se ne ritornerà a parlare.























 

 

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