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La Beat Generation secondo Elisabetta Antonini

di Marcello Masneri - 22/08/2014

E’ un autentico omaggio alla Beat Generation il cd della musicista veronese Elisabetta Antonini per la Candidrecords. ‘The Beat goes on’ è il titolo dell’album ma soprattutto è il titolo di un saggio di Fernanda Pivano, che a lungo ha studiato e appoggiato le ideologie di libertà del movimento artistico che ha preso piede in America negli anni 40. Se l’ascoltatore conosce valori, sogni e filosofie relative a quel movimento artistico potrà individuare anche nel disco quelle sensazioni di viaggio alla ricerca soprattutto di se stessi, libertà e indipendenza dalle istituzioni e libera espressione poetica, musicale e letteraria nel segno dell’autenticità, ideali propri della Beat Generation. Intorno alla vocalist quarantunenne si muovono musicisti (che mostrano tutti la loro grande forma) del calibro di Francesco Bearzatti al sax tenore e clarinetto, Luca Mannutza al pianoforte, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla batteria.
Elisabetta è autrice di 8 brani del disco e si occupa anche degli arrangiamenti con risultati secondo noi molto buoni. La voce ha acquisito personalità rispetto ai primi progetti e risulta incisiva soprattutto nella traccia 6, struggente dedica a Bird Charlie Parker, testo di Gregory Corso dal suo poema ‘Requiem for Bird Parker’. Nell’omaggio a J. Mitchell, la versione di Woodstock jazzata non risulta efficace proprio nella parte vocale, lontana dall’appassionata impronta country di Joni, mentre gli arrangiamenti con il sax di Bearzatti in primo piano regalano al brano una finezza squisita. Possiamo fare lo stesso discorso per Blowin’ in the wind di Bob Dylan, il brano che chiude il disco: la voce non pare avere la forza di legarsi in qualche modo al significato che quel testo esprime ma gli arrangiamenti del brano, con l’incipit iniziale di Dalla Porta, il contributo leggero di Mannutza al pianoforte e la finezza di Bearzatti al clarinetto, sono grandiosi. Il disco, parlando di Beat Generation, si prende la libertà di cambiare spesso registro, regalando sprazzi di voce di Jack Kerouac ed entrando a piedi pari nel genere funk nel brano 9, Howl. Le fonti letterarie ‘Beat’ sono notevoli e riguardano Kerouac, in ‘Desolation Angels’, Allen Ginsberg con il poema ‘New York Blues’, e Gregory Corso in ben tre brani. In conclusione ci pare notevole la personalità espressa dalla Antonini nel confezionare questo nuovo progetto a tema, personalità evidente nella capacità compositiva e soprattutto nello studio degli arrangiamenti che speriamo di sentire presto dal vivo.
Info presso www.elisabettaantonini.com























 

 

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