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Anat Cohen al Blue Note

di Marcello Masneri - 28/10/2014

Il quartetto guidato da Anat Cohen si è esibito domenica 26 ottobre al Blue Note di Milano. Si prevedeva una scorpacciata di musica brasiliana e così è stato. Dell’ultimo album ‘Claroscuro’ datato settembre 2012 abbiamo sentito quattro pezzi: ‘Tudoo que voce podia ser’ di Milton Nascimento, ‘Um a zero’, choro do brazil, ‘Anat’s dance’, originale del pianista ufficiale del quartetto Jason Linder, e la bellissima versione, con più cambi di velocità, di ‘La vie en rose’, eseguita inizialmente quasi in apnea e conclusa ‘alla francese’. La versione dell’album è impreziosita dalla voce del trombonista Wycliffe Gordon. Per il resto spazio ancora a Nascimento nel pezzo d’apertura, ‘Lilia’ che, come racconta Anat, Milton dedica alla madre e lascia appositamente senza testo, perché pare non ci fossero parole per descriverne la bellezza. Il giovane quartetto jazz della poliedrica clarinettista di Tel-Aviv compie quest’anno 10 anni e si capisce che i ragazzi si conoscono, so capiscono e si divertono sul palco. Sono il già citato Jason Linder al pianoforte (dal suono un po’ debole), Joe Martin al contrabbasso, Daniel Freedman alla batteria. Ma la trascinatrice indiscussa è Anat, con la sua spontanea allegria in fase di presentazione dei pezzi e la sua naturale propensione al ballo mentre imbraccia il clarinetto. Questo senso del ritmo è un ‘vizio’ della famiglia Cohen (Avishai alla tromba e Yuval al sax ne danno una prova ad ogni concerto). Il suono del clarinetto della Cohen trova le sue radici in un naturale background jazzistico ma soprattutto trasuda la tradizione musicale della sua patria. L’artista israeliana ha tuttavia iniziato dal sassofono, spinta dal fratello maggiore Yuval e, dopo aver completato il servizio militare obbligatorio in Israele, suonando il sax tenore nella Air Force band tra il 1993 e il 1995, ha frequentato il famoso Berklee College of Music di Boston, dove ha iniziato a collaborare con i colleghi latino-americani e sudamericani.
Un talento indiscusso verso il clarinetto anima la trentanovenne artista israeliana di casa a New York da anni; talento che domenica sera era al servizio della tradizione musicale brasiliana, occasione per dimostrare tutta la sua padronanza e il suo agio con lo strumento e con tale genere musicale che sente dentro e ha studiato a lungo. Certo, più di qualcuno dei presenti forse s’aspettava un’immersione profonda nel mare malinconico della tradizione musicale israeliana, tipico delle sonorità dell’album ‘Poetica’, datato 2007. O si pensava di sentire un assaggio di quel suono semplice ma evocativo dell’album d’esordio da leader nel 2005, ‘Place and Time’ , dove già suonava con gente del calibro di Jeff Ballard alla batteria. Ma nell’arco della sua già lunga carriera musicale Anat ci ha abituato a cambi di genere ed esplorazioni varie: da ricordare ad esempio l’album ‘Noir’, con l’Anzic Orchestra, e ‘Notes from the villane, con la presenza del contrabbassista Omer Avital. Il bis è ‘Happy song’, sempre di Nascimento. Anat presenta il pezzo spiegando il titolo… ‘Non felice in quanto tale ma perché, a differenza degli altri pezzi, inizia con un accordo maggiore’. L’impressione è di aver ascoltato un bel concerto, ottima musica, finita un po’ presto. Poco meno di un’ora e mezza. E’ rimasta un po’ di voglia tra i presenti. Per chi vuole risentire Anat Cohen e il suo quartetto, attenzione alle prossime date italiane in quel di Alessandria, Bologna e Bolzano.























 

 

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