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Kenny Werner trio al Parenti di Milano

di Massimiliano Forgione - 01/02/2015

In Kenny Werner c’è tutto il pianoforte. Dalla musica classica, al primo jazz, alle evoluzioni del genere più moderne.
In questo affiatatissimo trio vi è tutta l’arte di questa formula ideale del jazz. Johannes Weidenmueller al contrabbasso, stile asciutto ed essenziale, Ari Hoenig alla batteria, energia pura, a volte oltre la misura di un’estetica fine a se stessa, conferiscono al sapiente pianista quella spinta necessaria in grado di far capire quanto l’estro melodico possa diventare virtuosismo da improvvisazione tra i più raffinati in circolazione.
Tra ‘standards’ anni ’20 e composizioni proprie, Werner dà vita ad un panismo pieno di lirismo; impressionanti i cambi di tempo tipici della migliore scuola jazzistica statunitense. Accomodato sulla una sedia da cucina, Werner si appoggia alla spalliera, si stende, si stira, alza lo sguardo , scivola e suona, divinamente, uno stile sornione che si accende in scale ascendenti e discendenti, in accordi rabbiosi che non lasciano immaginare una fine, perlomeno scontata.
Insomma, le esuberanze di questo sessantenne sono così sapienti e misurate e sicure nei loro approdi, che il saluto al pubblico, sulle note di Autumn leaves, è tra i più belli mai ascoltati. Chi ricorda i bei versi di Jacques Prévert ha un sentito in più. E’ proprio vero, come dal Teatro Parenti ci dicono, con le parole di Maupassant: Les grands artistes sont ceux qui imposent à l’humanité leur illusion particulière. Questo luogo di riferimento culturale imprescindibile per la città di Milano, non poteva fare esordio migliore, parlando di jazz.























 

 

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