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Kenny Werner Trio al Teatro Parenti

di Marcello Masneri - 02/02/2015

‘Vorrei fare del Teatro Parenti una nuova Casa del Jazz’, afferma Gualberto Morelenbaum, curatore della rassegna ‘Jazz al Parenti’, sul palco per presentare il primo concerto: KENNY WERNER TRIO’. Già da vent’anni padre di Aperitivo in Concerto al Manzoni di Milano Morelenbaum aggiunge ora questa nuovo progetto per una Milano che un po’ arranca dal punto di vista delle proposte artistiche e che secondo Gualberto ‘da tempo propone innumerevoli concerti di musica classica a scapito di quelli di matrice jazz’. Ebbene, la prima al Parenti fa il quasi tutto esaurito, la Sala Grande del teatro con i suoi 500 posti è già casa del jazz, almeno per il primo giorno di febbraio e l’aria che tira è quella giusta, di un pubblico competente proveniente anche da fuori città. Per i presenti in sala il boccone è prelibato perché Kenny Werner è un fuoriclasse del pianoforte jazz, sulla cresta dell’onda dagli anni 70, quasi sempre leader di gruppi che hanno visto suonare musicisti come Charles Mingus, Ron Carter, Lee konitz e Tom Harrell e il suo trio è un raro esempio di fedeltà, attivo dal 1990. Stiamo parlando di Johannes Weidenmueller al contrabbasso e Ari Hoenig alla batteria. Pur giovani, i due ragazzi vantano collaborazioni con astri del jazz come Brad Mehldau, Wynton Marsalis, J.Redman, H. Hancock e Dave Holland. Tra i pezzi proposti, in un’ora e mezza di concerto ampio spazio a standard come With a song in my heart e Autumn Leaves, splendido secondo bis; un paio di nuovi pezzi del trio, come Who?, mai proposto dal vivo e Falling Grace. Quindi l’omaggio a Bach, con Sicilienne, pezzo di struggente bellezza sia all’inizio in un lungo piano solo, che nel resto del brano, grazie anche all’apporto della raffinatissima sezione ritmica. Da ricordare una versione più che mai incalzante di Jackson Five, vecchio pezzo del 1999 di Kenny dedicato al pittore Pollock, che ricordiamo in un’altrettanto notevole versione con Drew Gress al contrabbasso e Billy Hart alla batteria. Il pianoforte di Werner è sempre lirico, di chiara origine classica, perché da lì partono i suoi studi. La forma del Trio pare la preferita del musicista di Brooklyn, classe 1951, che ha più volte affermato di aver sempre bisogno di suonare con qualcuno vicino, qualcuno con cui poter reagire. Nei primi brani del concerto del Parenti abbiamo avuto la sensazione che ci fosse profumo di musica sudamericana tra le note che uscivano dai tasti del pianoforte, forse frutto di un viaggio in Brasile di Werner e dell’incontro con il pianista brasiliano Joao Assis Brasil.
L’apporto di Ari Hoenig è sostanzioso per tutto l’arco del live; il notevole talento gli permette di non scivolare in manierismi o aumenti di volume. Risulta invece misurato, lirico, persino melodico, soprattutto in Falling Grace.
Del lungo percorso musicale di Werner, per sottolinearne l’originalità, soprattutto nel campo della composizione, vogliamo ricordare il suo album No Beginning No End, con Joe Lovano, del 2010, scritto per ensemble di fiati, coro e quartetto d’archi, album dedicato alla figlia scomparsa prematuramente. Interessantissime le restanti date della rassegna, tutte di domenica mattina alle ore 11.00 tranne che per Steve Kuhn, in programma per lunedì 4 maggio 2015.
Programma completo su
www.teatroparenti.it























 

 

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