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Avishai Cohen Triveni

di Marcello Masneri - 05/03/2015

Il primo giorno di marzo 2015 ha visto il ritorno di Avishai Cohen (il trombettista) a Milano, per l’unica data italiana del tour europeo di presentazione del suo nuovo album. Sul palco del Blue Note di via Borsieri il trombettista di Tel Aviv ha proposto cinque brani del bellissimo DARK NIGHTS, realizzato nell’ottobre 2014 e ha lasciato ampio spazio ad alcune raffinate rivisitazioni di chicche di alcuni dei suoi musicisti preferiti, vedi Don Cherry e Mingus. In studio l’album è impreziosito dal contributo del consolidato duo Omer Avital al contrabbasso e N. Waits alla batteria. Dal vivo a Milano Cohen ha chiamato invece Yoni Zelnik al contrabbasso e il mostruoso Justin Brown alla batteria. Si dice che Cohen abbia registrato l’album in studio senza uno straccio di prova; così, di punto in bianco. Ugualmente, il trio di domenica 1 marzo ha mostrato un interplay meraviglioso e grandi doti tecniche. Si può dire che lo stile di Avishai è unico. Il suono della sua tromba sarebbe riconoscibile tra mille; intonatissimo, ricco di sfumature e delicatezze che provengono dalla cultura, dal talento e dallo studio profondo del musicista barbuto ormai naturalizzato newyorkese. Sul palco lo abbiamo sempre sentito suonare e visto muoversi, quasi ballare inseguendo la sua musica in maniera unica, sia che si trattasse di suonare in famiglia con la sorella Anat e il fratello Yuval che con Kenny Werner o Mike Turner. I primi due brani hanno reso omaggio al disco nuovo: You in all direction e soprattutto la sincopata e profondamente blues Dark night, darker day hanno ipnotizzato un insolitamente ammutolito Blue Note. Poi è arrivata la volta di Don Cherry con Art deco, a tratti suonata come una marcia slava, con la batteria struggente del perfetto Justin Brown. Frequenti i cambi di velocità all’interno dei brani, soprattutto nel quarto pezzo eseguito, con un chiaro omaggio alla risata del picchio Picchiarello (per gli americani Woody, the woodpacker). Il brano che lo segue è preceduto da una appassionata descrizione della sua genesi: stiamo parlando di Goodbye Pork Pie Hat, standard di Charles Mingus, composto dal grande contrabbassista alla notizia della morte di Lester Young. Dopo Pablo breve omaggio a Pablo Picasso dall’ultimo album, è la volta di November 38 dedicata alla madre. Applauditissima la versione trascinante di Shiny Stockings, brano di Frank Foster e, a grande richiesta un bis: la bella Safety Land. Peccato non poter rivedere a breve Avishai Cohen in Italia, nonostante in fase di presentazione abbia più volte ricordato quanto si stia bene e si mangi bene nel nostro paese. Ci accontenteremo di poter invece ammirare di nuovo la maestria del funambolico batterista Justin Brown, presente nel cartellone del Bergamo Jazz Festival che inizia il 19 marzo. In quell’occasione Brown accompagnerà la tromba di Ambrose Akinmusire. Al sesto album come leader, Avishai Cohen è in continua evoluzione e la sua mescolanza di bop, blues e sonorità tradizionali israeliane lo distingue da ogni altro jazzista in circolazione.























 

 

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