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Roberta Gambarini 4tet feat. Kirk Lightsey

di Marcello Masneri - 15/08/2015

Roberta Gambarini con quartetto super medagliato approda al Blue Note venerdì 7 agosto. Il locale di via Borsieri non è strapieno ma il sorriso radioso della cantante torinese, in tutto e per tutto ormai newyorkese, non ne risente. L’aria condizionata è a mille. Previdenti coloro che si sono portati dietro una sciarpetta per il collo. Pronti via, si parte immediatamente con il ricordo di due jazzisti italiani da poco scomparsi: Tamburini e Sellani. La serata è dedicata a loro e il pubblico applaude a lungo, per il pensiero espresso dalla vocalist torinese ma soprattutto per l’esecuzione di una preghiera di Thelonious Monk che la jazzista torinese interpreta in maniera impeccabile, davvero con sentimento. Forse il punto più alto del concerto in termini di passaggio di emozioni. Durante il susseguirsi dei brani la Gambarini cita le sue prestigiose collaborazioni artistiche. Tra tutte ricordiamo quella con Dave Brubeck, del quale esegue una buona versione di In your old own sweet way. Poi è la volta di un pezzo arrangiato da Dizzy Gillespie dall’album del 1957 Sonny Side Up, dove si inizia ad apprezzare il campionario dei vocalizzi tecnicamente perfetti della Gambarini.
Roberta sfoggia un inglese…anzi, un americano perfetto. Ma sa cantare anche in francese e così parte Oblivion di Piazzolla, cantata appunto in francese, perché è nata in francese, la canzone, afferma Roberta, che per questa versione dice di essersi ispirata ad un film di Bellocchio con musiche di Piazzolla. Trattasi probabilmente di Enrico IV. Dopo un’ora di sorrisi, inchini e musica tecnicamente perfetta (la Gambarini è una vera cantante jazz, intonatissima, dizione inglese impeccabile, abilissima nel salire e scendere le ottave mantenendo tono e limpidezza vocale ad altissimi livelli, come poche cantanti, italiane, sanno fare) ma forse un po’ avara dal punto di vista dell’interpretazione, vengono presentati i musicisti. La sezione ritmica è italiana: Paolo Benedettini al contrabbasso e Luca Santaniello alla batteria, entrambi in fuga dall’Italia per-poter-suonare-jazz, come piace ricordare alla Gambarini in fase di presentazione. Il primo, oltreoceano, pare essere un pupillo di Ron Carter e questo non può che fargli bene. Il secondo sta in America da 15 anni e ha suonato con Avishai Cohen, Darryl Hall e con i nostri Flavio Boltro, Giovanni Tommaso e Max Ionata. Al Blue Note hanno offerto una prova precisa, misurata, quasi sottovoce, come richiedeva lo stile esecutivo dei pezzi interpretati dalla Gambarini. Ciò ha forse impedito loro di mostrare esattamente quanto posseggono in termini di talento. Hanno cioè, secondo noi, svolto più che altro una funzione di semplice accompagnamento. Il pianista di colore Kirk Lightsey, settantottenne titano del jazz, mainstream style, più session man che leader, forte di collaborazioni con Dexter Gordon, Yusef Lateef, Chet Baker… ecco, forse anche per colpa di un cattivo equilibrio nella gestione dei volumi, non l’abbiamo sentito.
Il concerto ha comunque scaldato un pubblico eterogeneo; presenti anche alcuni jazzisti di casa nostra, grandi tifosi della jazz lady italo-newyorkese. Nella seconda parte dello spettacolo spazio ad alcuni brani tratti dall’ultimo lavoro in via di pubblicazione: un progetto dal titolo ‘Connecting Spirits’, dedicato alle composizioni di Jimmy Heath, storico sassofonista tenore di Filadelfia, 88 anni, soprannominato Little bird (Parker era Bird). Di lui si è ascoltata con piacere una versione molto femminile di Without song. Poi abbiamo sentito la Gambarini liberare anche il suo spagnolo con lo standard latino La Puerta del sol di Iraida Noriega. Non sono mancate le versioni di Estate di Martino e Lush Life, stupendo standard di Billy Strayhorn.
Roberta Gambarini, in una recentissima intervista pubblicata su Repubblica.it, ha affermato di ispirarsi ad alcune voci storiche del jazz: Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, Mahalia Jackson, Dinah Washington, Billie Holiday e Carmen McRae. E poi anche Maria Callas, Mercedes Sosa e Leny Andrade". Non è la somma che fa il totale, ci viene da dire.























 

 

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