Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Il Rubricario Musica


Trentacinque

di Massimiliano Forgione - 11/10/2015

La Auand Records ha abituato il proprio pubblico a produzioni di qualità che mirano a creare un solco deciso ed originale in quanto a scoperta di talenti e conferme di artisti meritevoli di più attenzione. ‘Auand’, in dialetto barese, vuol dire ‘Prendi’, un imperativo esortativo di sicura presa.
Simone Graziano, con Trentacinque, sua seconda pubblicazione con la casa editrice di Bisceglie, conferma la sua ispirazione ‘Frontal’ (titolo del precedente album e nome del gruppo che l’accompagna), un jazz d’assalto, senza mezze misure, c’è suono sudato ed evaporato nei brani, metrica curata e guizzi di improvvisazione ne caratterizzano gli andamenti.
Tutto è chiaro sia dai primi due brani: B_Polar e White Piano comunicano l’impatto di un suono deciso e la scansione lenta di un tempo musicale di ampio respiro.
Ed è proprio sul motivo dominante del piano di Graziano che si definisce Falk the Bow, brano lungo che esalta le qualità dei musicisti:
David Binney alto sax
Dan Kinzelman tenor sax
Gabriele Evangelista double bass
Stefano Tamborrino drums
Simone Graziano piano, Fender Rhodes, electronics.
Tutte le composizioni sono del pianista, tranne il primo brano, il quarto: Give me some options dove spicca il suono di Binney a richiamare l’originale tromba del vietnamita Cuong Vu, entrambe catalogate come ‘collective impro’ e l’ottavo Intro K.B., breve composizione a firma di Graziano, Evangelista e Tamborrino.
Nella quinta traccia Window on a better world il dialogo polifonico tra i vari strumenti si muove in maniera contrappuntistica, i suoni si sovrappongono sapientemente ed è gradevole scivolare verso Blu piano, sesto brano che, assieme al secondo, danno la cifra stilistica del compositore.
Killcoal, settimo brano, è un esperimento dalle sonorità quasi punk.
Così, in questo ensemble di suoni tradizionali ed elettronici, in questo alternarsi di melodie rispettose della tradizione e avanguardistiche, il canone sincopato di Kamennaja Baba è decisamente una delle caratteristiche più belle del lavoro di questo quintetto.
In Before the stars l’uso massiccio del Fender Rhodes di Graziano introduce l’ultimo brano, l’undicesimo, Starlette è una bellissima melodia tra le più ispirate, dove l’interplay trova la sua compiutezza, da Auandare, ovviamente.























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente