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Rotem Sivan Trio - A New Dance

di Danilo Bertolotti - 09/12/2015

Il chitarrista di origini israeliane ma di adozione newyorkese Rotem Sivan con “A New Dance” conferma il suo tocco sofisticato ed elegante.
Il suo terzo album in trio con Haggai Cohen Milo al basso e Colin Stranahan alla batteria, mostra un singolare affiatamento tra i membri tra afflati melodici e guizzi imprevisti nell’esecuzione di composizioni autografe e standard.
Con lo splendido brano di apertura “A New Dance” il trio ci introduce in un’atmosfera danzante che passa dal meditativo al lounge con innesti che ricordano la tradizione yiddish e mediorientale della natia Gerusalemme; notevoli gli scambi tra chitarra, basso, piatti e rullante. Il delicato e breve quadretto “Sun & Stars” è invece caratterizzato da un arpeggio circolare e da un sapiente uso del brushing che lo rende il piccolo capolavoro dell’opera.
Splendide d’altra parte le proposte degli standard: “Angel Eye”, “In Walked Bud” di Thelonious Monk e “I Fall In Love Too Easily”- che chiude l’opera con spettacolare inserto di sax tenore di Oded Tzur - vengono ripresi in maniera non canonica ma con approccio sperimentale e innovativo; in particolare degno di nota è il trattamento etno blues jazz del pezzo monkiano e l’uso moderno degli effetti nel primo citato brano. “One for Aba” pezzo più incentrato sull’improvvisazione spicca per il tema romantico e melanconico e un fraseggio ipnotico.
Grande lavoro del basso nel pezzo successivo “Yam” ,oceano in ebraico: gli scambi del trio nell’esecuzione della ballata esprimono un toccante lirismo armonico .
“Almond Tree” unico brano cantato e condotto delicatamente dalla voce di David Wright ci culla fulgidamente nell’etere prima di lasciarci alla penultima composizione “Fingerprints” d’altra parte più oscura e introversa anche tecnicamente.
Il sesto brano “I wish you were here” più canonico eppure molto piacevole si distingue per il dinamismo e l’arguzia della chitarra di Rotem.
Elemento funzionale e strumento musicale non dichiarato del lavoro è invece il silenzio: il suo utilizzo tra i fraseggi e alcuni passaggi, proemio a slanci dinamici e inaspettati, evidenzia la raffinatezza della costruzione dellle composizioni stesse.
Con “A New Dance” il trio ci dona un lavoro che dosa in maniera egregia l’elemento moderno, le influenze del melting pot d’origine, le caratteristiche del jazz europeo, mettendo in risalto una capacità compositiva e ripropositiva non consueta.























 

 

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