Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Il Rubricario Musica


Dave Liebman - Richie Beirach Duo

di Massimiliano Forgione - 10/05/2016

Un siparietto introduttivo dà la misura di un certo stato dell’arte tutto italiano.
Protagonisti del teatrino d’improvvisazione degli artisti in ritardo di mezz’ora assieme ad un direttore artistico che cerca di dare le ragioni del ritardo, una direttrice di teatro che, nell’attesa, cerca di intrattenere il pubblico senza celare un certo disappunto che sale fino all’intrattenibile parossismo, il pubblico diviso in fazioni e schierato di conseguenza rispetto a tutto ciò.
Già dalla conferenza stampa del ciclo ‘Musica al Parenti’ qualche frizione tra la direttrice del teatro e il direttore artistico della rassegna poté essere notata nella ironia che viene messa nello scambio di cortesie affettate. Ieri, sul palco della Sala Grande, nel preambolo dell’intrattenimento, è emerso tutto il timore che ha accompagnato la rassegna jazz, quello dei numeri, senza la certezza dei quali, a fatica si intraprende qualcosa in questo Paese.
Ecco perché il ritardo, tutto ‘umano’ degli artisti, ha portato alla scena odiosa di un piccolo regolamento di conti ‘coram populo’ tra la direttrice Shammah e il direttore Morelenbaum.
Certo, il ciclo dei concerti magari non ha contabilmente soddisfatto la direzione del teatro (l’incubo della platea non esaurita), ma il problema non è né il giorno in cui gli eventi vengono proposti, né il tentativo di fare o non fare concorrenza ad altri enti che propongono la stessa materia; il punto è che le iniziative hanno bisogno di essere storicizzate per formare uno zoccolo duro di pubblico realmente interessato alla proposta artistica. La lungimiranza, nell’arte, è tutto. Ecco perché la lingua dei numeri immediati poco si adatta alla qualità della stessa e definisce la povertà dell’offerta tanto nella quantità, quanto nella qualità.
Non è il caso di questa bellissima ‘prima’ tornata, ideata e curata dall’ottimo intenditore Morelenbaum, che ci auguriamo possa continuare negli anni a venire e rafforzare l’idea di un’arte che sopravvive alle contingenze del subito.
Lo dicono bene Dave Liebman e Richie Beirach che, una volta sul palco, lasciano al sassofono e al pianoforte il compito di pianare le odiose spigolature di un modo distorto di intendere l’offerta artistica.
Bastano poche note e tutto torna ad avere il senso primordiale del rapimento estatico dell’espressione ispirata. Il pianismo di Beirach la dice lunga su come sia essenziale il linguaggio che conta quando altro dissonante e pletorico tenta di prevalere.
Standard (Miles Davis, Ornette Coleman, Wayne Shorter……) e composizioni originali scorrono in un magistrale ‘interplay’ che gode di un suono sofisticato, ispirato, liristico nella sua tradizione e avanguardistico quanto basta per esplorare strutture armoniche di grande presa.
Non poteva esserci modo migliore per concludere una piccola rassegna che ha aperto una finestra essenziale su quanto c’è nel panorama di genere attualmente in fermento.
Che ci sia offerta e che non desista alla legge dei numeri. Ci sarà sempre un pubblico, più o meno appassionato, presente e puntuale ad attenderlo per nutrirsene.
Ieri, 9 maggio, al Parenti di Milano, tante le facce che in giro si vedono nel luoghi del jazz.























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente