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Fiori al Quadrato Ensemble – il mattino che verrà

di Danilo Bertolotti - 03/06/2016

“Il mattino che verrà” è percorso musicale di creazioni sonore all’interno di un intervento didattico che vede partecipi ragazzi diversamente abili affiancati da strumentisti professionali durante improvvisazioni collettive.
Nel primo brano, o meglio performance, “Quadro dipinto nel cuore”, il Quartetto di Improvvisazione Diversamente Creativa” offre un tappeto ritmico ondulante ed asimmetrico sul quale si inserisce in primo piano il sax di Vittorio Gallo, l’improvvisazione si trasforma così in un flusso che ricorda il John Coltrane più spirituale. In “Come un amico vicino” il sax viene accompagnato dal contrabbasso di Pasquale Gadaleta e dal pianoforte per sviluppare la trama musicale su un tappeto percussivo simile al pezzo precedente ma arricchito da spazzole che si inseriscono nelle dissonanze per una performance più articolata e ricca della prima.
“Romanica romanica nel paese” ha un approccio più free e sembra avvilupparsi sul rotacismo e l’allitterazione presente nel titolo per condurci ad un finale più rarefatto e perturbante caratterizzato da un inserto voce-strumento alla Demetrio Stratos.
Sono dei flauti improvvisati e distonici che invece fanno da intro a “Volando in una notte piena di stelle” per dare poi spazio agli 88 tasti del pianoforte e alle brevi incursioni del sax nonché all’assiduo accompagnamento percussivo di maracas che addolciscono e nello stesso tempo spezzano la composizione, a tratti melanconica, a tratti inquietante.
Un duetto\duello piano\metallofono contrappuntato dal contrabbasso: ecco come veniamo introdotti a “L’alba sorge nell’arcobaleno” una delle creazioni estemporanee meno fruibili del lavoro e diversamente creative.
Il pezzo che dà il titolo al cd è d’altra parte interessante per gli squarci industriali percussivi e gli interventi più jazz e sandersiani. “Pensiero continuo” è invece estratto più elaborato rispetto ai precedenti e sfocia in un tema jazz classico con piano protagonista dopo una prima parte disarmonica condita da un intervento vocale straniante e dalle glockenspiel per concludersi ciclicamente con una chiusura più free form.
Chiude il lavoro una traccia fantasma registrazione di prove dalla studio: momenti di silenzio alla John Cage … le voci dei coordinatori musicali … brevi accenni strumentali chiudono il lavoro dell’ensemble.
L’operazione “Fiori al quadrato” risulta interessante ma sarebbe stata ancor più fruibile e completa se accompagnata da un supporto video dell’esperienza.























 

 

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