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Daniel Zamir Quartet

di Massimiliano Forgione - 13/02/2017

La domenica primaverile del Manzoni di Milano si inebria di musica vera. Finalmente! Non è semplice imbattersi in artisti che attraverso lo strumento esprimono tutta la carica emotiva e la competenza artistica che li caratterizza. Lo spettatore percorre chilometri pur di legarsi a quell’afflato mistico e terreno che lo sospingerà nei giorni del silenzio.
Daniel Zamir, classe ’82, incanta il pubblico giunto numeroso a gremire tutti gli spazi del teatro che dal 1978 ospita eventi che hanno fatto la storia della prosa e della musica. L’ultimo della rassegna Aperitivo in Concerto parla un ebraismo chassidico fuso con la migliore improvvisazione afroamericana e con le più vive sonorità balcaniche e caraibiche. Una bella complessità portata alla fruizione più completa dalla ispirazione pura e dalla misura contemplativa degli strumentisti.
La base ritmica è l’espressione di una fusione armoniosa mai eccessiva, il gran lavoro del contrabbassista Gilad Abro e del batterista Amir Bresler, verso i quali il leader del quartetto è quasi sempre rivolto, è un capolavoro di tecnica animata dalla musicalità dolce e incalzante.
Il pianista Tomer Bar, dopo essersi accordato a più riprese con il tecnico del suono sul volume del suo strumento e aver ottenuto la sua modulazione, parteggia alla base ritmica e accompagna i fraseggi del sassofono soprano di Zamir, in varie sequenze suona la stessa melodia.
Quando Daniel canta le sue preghiere, il ruolo del pianista cresce, assieme al volume del suo strumento e il dialogo si tramuta da complementare a più interattivo; la religiosità ebraico-ortodossa della musica d’insieme trova il suo punto di ispirazione e partecipativo più alto. Ed è musica - racconto che unisce, acquieta, guarda alla pace. Lo spirito improvvisativo è sempre presente e si sviluppa rispettando i principi finora esposti, a dimostrazione di come il discorso musicale si articola su affinità caratteriali e connotati della cultura ebraica e universale, dato di fatto di un modo di essere, di concepire la musica e la relazione attraverso di essa.
Spesso Daniel chiede al pubblico di accompagnarlo nel canto corale, la preghiera e lo spirito conciliante delle atmosfere che si generano, sono il punto di un arrivo spostato sempre più oltre dal quartetto. Musica da ballo, da racconto, da cinema e quanti altri generi contemplano le composizioni di Zamir colorate di sonorità arabeggianti, andaluse, pop, melodiche, rock…:l’universalità dei generi, degli stili e delle fruizioni, tutte nella genialità che la cultura ebraica può contenere ed esprimere.
L’ultimo assolo del pianista ha la bellezza mistica di un sermone, pura poesia.
La dolcezza espressa dai quattro musicisti è quanto rimane di un concerto bellissimo. Per dolcezza bisogna intendere proprio la delicatezza del tocco da cui nasce il suono. E la delicatezza, parlando di musica, è sapienza, ispirazione, preparazione, virtù.
Grazie all’organizzazione (nella persona di Viviana Allocchio) di questa ventennale rassegna che ci ha ospitati. Nelle parole di Morelenbaum (direttore artistico) si è scorto il rischio che un futuro per la manifestazione potrebbe non esserci. Ci auguriamo che così non sia. Ad ogni modo, fin qui, tutto bene.























 

 

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