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Macramè

di Marcello Masneri - 25/02/2017

Per un buon tributo a De Andrè bisogna avere delle anime salve dalla tentazione di imitarlo troppo. Per un tributo a Fossati è meglio dotarsi di pane e coraggio. Sono requisiti che non mancano al singer Marco Pesenti, ideatore di entrambi i tributi e amante smisurato di entrambi i cantautori. Gli Ottocento, dopo anni di date live nella bergamasca sono ormai noti ai fans di Fabrizio. I Macramè, nel loro omaggio a Fossati, sono solo alla seconda esibizione live e il progetto è intrigante anche se è lecito temere un restringimento del campo degli aficionados. Li abbiamo sentiti giovedì 16 febbraio all’Officina 43 di Castel Rozzone (BG) . Sono Marco Pesenti alla voce, Claudio Fabbrini alle chitarre, Lucio Bosio al basso, Ilaria Colleoni al violino, Luigi Suardi alle tastiere, Alessandro Lampis alla batteria. Gli avventori del locale erano più o meno il doppio come numero e non è sempre facile esibirsi davanti ad un pugno di ascoltatori. Pochi ma buoni, visto che da ognuno dei quattro tavoli occupati almeno due o tre bocche si muovevano seguendo pedissequamente i testi degli immortali brani di Ivano. L’acustica non ha reso loro giustizia ma chi c’era ha goduto lo stesso perché amare Fossati vuol dire conoscere e amare profondamente una buona parte delle sue canzoni, conoscendole a fondo e condividendone la poetica. Amando Fossati si crede fermamente che alcuni testi ce li meritiamo solo noi, che solo noi li capiamo così bene e solo per noi riassumano i maniera così poeticamente perfetta alcune sensazioni e alcune verità. Lo scavo di Fossati il più delle volte non è rivolto in maniera esplicita ai vinti, ai perseguitati, agli sfortunati, come accade in De Andrè. La letteratura che abita i testi di Ivano ha una visione più larga, prende tutti gli uomini. E’ narrazione di una solitudine che ha quasi la necessità e il piacere di implodere ancora, quasi a voler mostrare il lato poetico di un’anima lacerata.
Ma veniamo alla musica sentita giovedì all’Officina 43: alla loro seconda prova i ragazzi si muovono a loro agio in apertura con ‘Viaggiatori d’occidente’, un pezzo con una solida sezione ritmica che nasconde un po’ voce e violino ma che forse serve proprio a regolare il volume degli strumenti. E’ con I treni a vapore, La pianta del tè, Panama e Italiani d’Argentina che iniziano a muoversi i sentimenti degli ascoltatori. Sono quattro classici del periodo d’oro di Ivano, a livello compositivo e di testi. I ritmi sincopati di Panama e de La pianta del tè permettono di apprezzare le parti di violino e il gioco delle tastiere. Con Oh che sarà ci ricordiamo del filo che ha sempre legato Fossati alle timbriche carioca. Pane e coraggio e Carte da decifrare sono pura poesia. L’Angelo e la pazienza mette a dura prova le abilità della voce di Marco Pesenti mentre il finale di concerto è dedicato ai suoi pezzi commerciali e ritmati: La mia banda suona il rock e La musica che gira intorno.
Un giudizio sul sapore di questo tributo in termini di emotività è facile da dare perché i ragazzi superano brillantemente la prova per coesione e sentimento. Più difficile entrare nel merito del singolo strumentista. L’acustica del locale che ha ospitato i Macramè non ha permesso agli strumentisti di valorizzare appieno le loro qualità artistiche e parliamo principalmente della chitarra di Claudio Fabbrini, già strumentista di Carmen Cangiano, della voce di Pesenti che pare cucita a pennello sui pezzi più lenti ed emotivamente struggenti ma che in altri frangenti spariva, coperta da batteria e vibrazioni varie. Un plauso ad Officina 43 di Castel Rozzone che altro spazio non poteva offrire. Crediamo fortemente che i Macramè possano dare di più da un palco diverso, magari dentro un teatro, con un pubblico numeroso e nostalgico. Mentre aspettiamo che ciò si realizzi segnatevi la data dell’11 marzo alla libreria Terzo Mondo a Seriate. I ragazzi suoneranno alle ore 21 circa, in uno spazio intimo, trenta metri quadrati circondati da scaffali di libri. Auguri.























 

 

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