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Il BJF del Mattatoio

di Massimiliano Forgione - 25/03/2017

Domenica 26 marzo
Enrico Pieranunzi è un serio pianista italiano del panorama jazz e classico internazionale.
Vederlo suonare dà contezza di cosa significhi trattare lo strumento con la disciplina di chi studia e interagisce con esso con la serietà di chi ama quel che fa.
Abbiamo passato un piacevole pranzo in sua compagnia prima delle prove e la conversazione è scivolata via con quelle punte di ironia che caratterizzano chi padroneggia gli argomenti che tratta.
La chiusura del BJ 2017 è tutta sua è della Brussels Jazz Orchestra dove il trombettista Bert Joris si è preso la briga di arrangiare le musiche del pianista romano adattandole alla veste orchestrale.
Grande impatto scenico e grande esibizione di tutti i componenti della band.
Pieranunzi ha, come sempre, interagito con il pubblico con la naturalezza e autoironia che lo contraddistinguono.
La sua versatilità e grande preparazione lo fanno essere il giorno successivo quello del concerto di stasera al Teatro Sperimentale di Ancona assieme al fratello violinista su musiche di Mendelssohn.
Vorremmo seguirlo, ma sappiamo che le vie si incroceranno ancora. Intanto, ognuno viva della sua arte.

Arrivederci al BJF 2018

Intervista a Roberto Valentino, relazioni con la stampa BJF
Seconda edizione curata da Dave Douglas. Cosa ha portato finora al Bergamo Jazz Festival?
Sia l’edizione dell’anno scorso che quella di quest’anno vivono su un equilibrio quasi perfetto delle proposte. Questo Festival, da quando nacque nel 1969, è una vetrina su quello che accade nel mondo del jazz. Una rassegna in grado di raccontare i vari stili, le varie tendenze attraverso cui questo linguaggio musicale, che contiene una pluralità di linguaggi ed espressioni, si manifesta.
Questa è un’impronta che con Dave è possibile dare in modo molto più marcato perché è nella natura del personaggio che esprime anche attraverso la musica che fa.
Un tuo personale parere sui concerti finora fatti al Donizetti.
Il concerto in prima serata di venerdì di Bill Frisell e quello, sempre in prima serata di sabato, del quartetto di William Parker, sono stati, finora, i più belli. In particolare Frisell mi ha riportato con la mente alla sua prima presenza al nostro festival, vent’anni fa, una serata magica in cui per la prima volta si esibì con Kenny Wheeler, Lee Konitz e Dave Holland. L’idea di quel concerto straordinario fu nostra e fu riproposta solo un’altra unica volta al Barbican Centre di Londra.
Questa sera Enrico Pieranunzi, un pianista di sicura presa sul pubblico.
Sì. Un progetto collaudato con la Brussels Big Band, già visto in Italia. Credo che la vera sorpresa potrebbe essere il concerto in prima serata della sassofonista Melissa Aldana. Nome conosciuto agli addetti ai lavori ma ancora sconosciuto al grande pubblico e ai critici.
Ma chiudere il BJF con Pieranunzi è sicuramente un fatto importante.
Mi sembra ci sia più partecipazione da parte di chi gestisce attività commerciali in città.
Questo è uno dei dati importanti di quest’anno. Il Festival ha sempre avuto una grande partecipazione di pubblico. Non tutti i commercianti avevano realizzato quanto internazionale fosse la manifestazione e quanta più gente arriva in città per prendervi parte. Gli stendardi messi per la prima volta l’anno scorso in Viale Papa Giovanni hanno dato grande visibilità al BJF e l’adesione da parte dei commercianti è stata molto più numerosa rispetto al passato. Complice l’Ascom (associazione commercianti) che ci ha contattati per lanciare il concorso Bergamo Jazz in vetrina, iniziativa riuscita anche in zone non proprio centrali.
Altra novità è il coinvolgimento di giovani musicisti locali.
Locali e non. Con Scintille di Jazz, affidato da Dave Douglas al nostro musicista e didatta Tino Tracanna, il coinvolgimento di giovani musicisti all’interno della rassegna è molto più curato e coordinato. Un’esperienza che sicuramente avrà il suo seguito in location da confermare ed altre da cambiare.
A proposito di ambienti, sappiamo che il Donizetti rimarrà chiuso due anni per ristrutturazioni, il che vuol dire che la prossima edizione si dovrà dividere tra Creberg e Sociale.
Non possiamo dire nulla. Ci sono tante ipotesi su come alternare gli eventi in questi due teatri. Il Creberg potrebbe anche richiedere una diversa impostazione artistica. Ma sono tutte ipotesi che vaglierà la nuova squadra che stiamo iniziando a formare in quanto Bergamo Jazz passerà sotto la Fondazione Donizetti. Probabilmente la soluzione ideale non ci sarà ma un buon compromesso dal punto di vista logistico e artistico accettabile per tutti sicuramente sì.

Ascolta l'audio dell'intervista

Sabato 25 marzo
Il grande jazz italiano è in grande forma. L’abbiamo spesso scritto in passato e non possiamo che confermarlo. Questa mattina il pianista sardo Luca Mannutza, con l’altra punta di riferimento del gruppo dei Jazzer 5, il sassofonista Michele Polga, hanno intrattenuto il pubblico di Bergamo Jazz con quasi due ore di ottima musica.
Il repertorio non si scosta tanto da quello di due anni fa, ultimo passaggio della band in città. Come ci ha raccontato Mannutza dopo il concerto, i membri non hanno potuto lavorare più di tanto sul repertorio in quanto in questi due anni non sono state tante le occasioni di lavorare insieme. Persino questo concerto non è stato provato; Francesco Lento alla tromba, Daniele Sorrentino al contrabbasso e Andrea Nunzi alla batteria, assieme ai due leader, si sono ritrovati questa mattina e hanno dato vita alla loro collaudata intesa musicale.

La seconda serata al Donizetti, dopo un pomeriggio difficile all’Auditorium, dove il silenzio forse era meglio andasse osservato come tema musicale di tutto lo spartito, vede un quartetto di tutta eccezione. Il pubblico si rifà e apprezza la potenza del fraseggio del sassofonista James Brandon Lewis e la ritmica incalzante del batterista Hamid Drake.
A mettere insieme i due eccezionali musicisti il carismatico contrabbassista William Parker.
La grande musica d’estrazione afroamericana passa dal BJF e sosta per un’ora buona, concedendo un bis di grande levatura interpretativa, su insistente richiesta del pubblico.
Il pianista Cooper Moore, ieri, ha potuto esprimere tutta la sua estrosità d’organista, rivelando un’autentica originalità e fantasia nelle soluzioni sia in assolo che in accompagnamento.

Venerdì 24 marzo
Bergamo Jazz al Donizetti apre con un grande ritorno: Bill Frisell.
Quasi vent’anni dopo (ma il pubblico bergamasco ha potuto apprezzarlo al Clusone Jazz in questi anni) il genio estroso della chitarra torna a dare grande prova di sé in compagnia del batterista Kenny Wollesen, grande interprete del suo strumento con tocchi che esprimono tutta la sua tecnica e sensibilità.
Il dialogo tra i due artisti apre il concerto con una lunga suite della durata di circa quarantacinque minuti, colori country e blues in atmosfere che un po’ richiamano quelle di un particolare Neil Young.
Che il chitarrista di Baltimora abbia abituato il suo pubblico a percorrere sonorità dalle soluzioni originali, attraversando diversi generi, è quanto più affascina del suo impeto musicale.
I successivi quarantacinque minuti scorrono piacevoli su note rock e psichedeliche, si riconoscono standard con incursioni felici nella musica autoriale, per curvare sempre più su un deciso jazz suonato con grande lucidità e nitidezza, tratti inconfondibili del tocco pulito del chitarrista, che si diffonde nella sala dalla sua Telecaster modellata su sua misura, arricchito dalle distorsioni ed echi della pedaliera, nell’intesa perfetta dell’interplay con Kenny Wollesen.

Il concerto di seconda serata regala all’affezionato pubblico del Donizetti una superlativa Regina Carter che dà dignità ad uno strumento che raramente calca i palchi del jazz: il suo violino canta.
Semplicemente Ella è il nome del progetto della musicista di Detroit, anche lei vecchia conoscenza della manifestazione jazz, di ritorno a Bergamo dopo diciassette anni.
Fortemente espressiva la sua musica, di grande evocazione; del resto, dedicare il suono del suo strumento ad una della voci più belle di sempre: Ella Fitzgerald, dà all’artista la possibilità di esprimersi in modo molto sentito e appassionato, creando un impatto emotivo esaltato dalla perfetta intesa con i suoi musicisti. Spicca la chitarra di Marvin Sewell, frequenti i suoi assolo di tempra struggente ed evocativa. Reggie Washington al contrabbasso e Alvester Garnett alla batteria completano l’affiatato quartetto.























 

 

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