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Il BJF 2018 del Mattatoio
Concerti e Retrospettive essenziali

di MF - 29/01/2018

Concerti

Domenica 25
Mattina

Il duo Markowitz (pianoforte) e Brock (violino) si esibisce nel prezioso contesto settecentesco dell'ex oratorio di San Lupo. La piccola platea e il pubblico verticale apprezzano le sonorità di un repertorio che richiama i colori di una musica classica che si tinge delle asperità del jazz. Chi ha conosciuto il Markowitz che nel 1987 accompagnò Chet Baker può ritrovare nel suo pianismo quello stesso tocco gentile pronto a risolversi in variazioni improvvise che hanno il pregio di accompagnare simbioticamente lo strumento di punta, in questo caso il violino di Brock che conduce un dialogo gradevole e di sicura presa.
Il grande Chet spendeva per questo pianista duttile le seguenti parole che abbiamo ritrovato in pieno nella domenica mattina di BJF: ''Uno dei più sensibili, lirici e inventivi pianisti di tutti i tempi.''

Pomeriggio
Concerto pomeridiano con il ritrovato Jeremy Pelt che già nel 2017 passò da Bergamo per un memorabile concerto nella casa del Jazz Club, la sala della porta S. Agostino.
Formazione nuova di spolvero in cui spicca il grandissimo Vicente Archer al contrabbasso, esaltato dal group leader oggi come allora, eredità della vecchia formazione che oggi annovera una vibrante e vigorosa Jacqueline Acevedo alle percussioni.
Jazz puro, suonato in giacca e cravatta, che richiama quello delle grandi formazioni, le big band che rappresentano la tradizione della musica di genere e che ne sono la radice, che ne hanno fatto la sua storia.

Sera
La 40° edizione del BJF si chiude con un Dave Douglas protagonista che annuncia la propria direzione artistica anche per il prossimo anno e che mette insieme sul palco del PalaCreberg alcuni dei grandi artisti che hanno reso anche la manifestazione di quest'anno ricca ed emozionante e i direttori artistici delle precedenti tre edizioni.
Seppur non ci fossero grandi aspettative per questo concerto di chiusura, l'esperimento è riuscitissimo e di sicura presa non solo emotiva ma anche tecnica e professionale.
Il pianista Uri Caine si mostra in gran forma, il suo suono si adatta mirabilmente a qualsiasi propulsione l'ensemble dia vita e le improvvisazioni godono di un timbro senza sbavature che danno la misura di un gruppo il cui affiatamento è la risultanza dell'esperienza di vecchi leoni da palcoscenico.
Linda May Han Oh fa cantare il suo contrabbasso, i suoi assoli hanno il colore della tecnica più lucida e malleabile e il calore del suono onirico. Applauditissimi i suoi interventi.
Tra gli ospiti di questa Reunion Tino Tracanna segna il suo passaggio, marcando il territorio con il suono aspro e profondo del suo sassofono. Facile immaginare che le prossime edizioni del BJF lo vedranno sempre più protagonista.
Insomma, una manifestazione che si demarca sempre di più in una dimensione globalistica e localistica, proprio perché si parla di jazz suonato a Bergamo.

Sabato 24
Il pianoforte a coda lunga e nero riempie la serata di sabato del BJF di un'esplosione orgiastica di note. Annunciata l'eccezionalità dei due concerti: il primo di Chucho Valdes e Gonzalo Rubalcaba, il secondo di Chano Dominguez.
Il duo dei pianisti cubani lascia senza fiato ed è un'ondata di suono che entra nella testa in modo violento, non concede tregua alla contemplazione che insegue le variazioni dei prodigiosi talenti che hanno fatto la storia del latin jazz e non solo.
La musica è nel loro dna e la tecnica eccezionale può soltanto esaltare la libertà assoluta che profonde dai giochi virtuosistici del dialogo tra Valdes e Rubalcaba.
Musica così è rara da vedere per il nostro pubblico ed il suo passaggio merita tutta l'attenzione e la partecipazione del caso.
Ecco perché è sgradevole la scompostezza di quello spettatore per caso che, soprattutto nel secondo concerto, inquina con la sua ritualità stolida di ciaccola e carta di caramelle l'ambiente musicale. E la sala del Creberg, già non piena, rivela la fragilità di un pubblico incapace di riconoscere l'evasione dalla banalità, confermando quella dal luogo che non possono, con tutta la conformistica adesione sociale, far proprio.
Chano Dominguez, dopo un primo pezzo suonato con imbarazzo, si scioglie sempre di più e conferma la sua crescita che ne fa, oggi, uno dei migliori esponenti del flamenco jazz. Preziose le sue evoluzioni accompagnate dall'eccezionale contrabbassista Horacio Fumero.
Domenica delle palme in pace con i tre concerti scelti da IlMattatoio: Brockowitz, ex oratorio di San Lupo, Jeremy Pelt, sala S. Agostino e Reunion Uri Caine, Dave Douglas, Paolo Fresu, Enrico Rava, PalaCreberg.

Giovedì 21
Il jazz al Teatro Sociale porta aria vecchia e nuova. Apre il Tri(o)kàla, capitanato dalla pianista di vecchio corso Rita Marcotulli, le cui sonorità sono sobrie, rassicuranti e dietro le quali si percepisce una tecnica di indubbia esperienza ma che soffre di un po’ di stanchezza e di ovvietà. Manca il sound deciso del cavallo di razza e, se non fosse per Ares Tavolazzi, che con il suo contrabbasso spinge e sollecita al ritmo, il concerto scivolerebbe via con pochi fremiti. Qualche sbadiglio è inevitabile e a ridestare il pubblico più esigente ci pensa Logan Richardson con il suo quartetto ritmico che fonde pop, jazz e rock psichedelico in un sound metropolitano multietnico e attualissimo.
Già nostra conoscenza quando, nel 2015, approdò alla preziosa rassegna jazz del Teatro Parenti di Milano e ci sorprese con il suo sound chiaro, pulito che esprime la migliore anima gospel, R&B, funk, soul e quel ‘’Sound of America’’ nato nel 1959 dalla Motown Records.
Appuntamento a sabato presso il PalaCreberg con tre pianisti d’eccezione: Chucho Valdes, Gonzalo Rubalcaba e, a seguire, Chano Dominguez.


Retrospettive
Il direttore artistico anche per quest'anno della manifestazione vuole chiudere l'edizione 2018 nel senso filologico più originale e coerente possibile. Dave Douglas chiama l'adunata degli ultimi fiati e del pianista che li ha preceduti nella direzione artistica, animando il Festival per tredici anni di grandi concerti, rendendolo ancora più internazionale, esclusivo, grande. Grazie a lui Uri Caine, Paolo Fresu (ognuno per tre anni), Enrico Rava (per quattro anni) e Dave Douglas (alla sua terza direzione) solcheranno il palco del Creberg per l'ultimo concerto, domenica 25 marzo ore 21, con altri ospiti a sorpresa per un evento ad un'unica esclusiva della prestigiosa manifestazione bergamasca.

La nuova formazione di Jeremy Pelt nella composizione del quintetto si propone in chiave tradizionale e si allontana dalle precedenti sonorità elettroniche del quartetto con cui è stato prolifico negli ultimi anni.
La sua tromba risuonerà nella Sala alla Porta di Sant'Agostino alle ore 15 di domenica 25 marzo assieme al pianoforte di Victor Gould, il contrabbasso di Vicente Archer, la batteria di Jonathan Barber e le percussioni di Jacqueline Acevedo.
La formazione ha già calcato le scene di Torino Jazz 2016 e i locali di Bluenote. Ottime le recensioni ed è da queste che apprendiamo che Jeremy Pelt è considerato tra i migliori trombettisti ed ha suonato con nomi importanti del jazz e inciso con l'esclusivo Wayne Shorter.
Concerto dalle grandi attese in collaborazione con Jazz Club Bergamo.

Domenica 25 alle ore 11 nell'ex oratorio di San Lupo a Bergamo, Il Mattatoio seguirà il concerto di Phil Markowitz al pianoforte e di Zach Brock al violino; Brockowitz è il nome di questo duetto che aprirà l'ultima giornata del BJF.
Markowitz è un pianista e compositore jazz della scena newyorkese, nella sua carriera spicca la collaborazione con Chet Baker nella fase in cui il grande trombettista si proponeva anche come cantante. E' il 1978 quando viene rilasciato Oh you crazy moon, registrazione dal vivo fatta a Stuttgart in Germania, dove è possibile ascoltare un Chet in stato di grazia. La prima traccia, The touch of your lips, oltre a regalarci la voce dolce di Chet annuncia quell'accompagnamento prezioso di Markowitz, cifra di tutta la registrazione, fatto di inserimenti contrappuntistici perfetti e fraseggi estremamente opportuni, oltreché assoli sobri e sapienti.
Zach Brock irrompe con il suo violino nell'area jazz, portando freschezza con i suoi progetti che lo vedono sulle scene da diversi anni, estremamente apprezzato il suo ultimo lavoro Serendipity. Dovendo duettare con un pianoforte, abitualmente si accompagna a colui che è stato definito il suo alter-ego, tale è l'empatia sviluppata tra i due a livello telepatico: Aaron Goldberg.
Magari domenica mattina con i Brockowitz vivremo la stessa magica atmosfera.

Il pianoforte cubano, profondamente ritmico e poderosamente incisivo nelle sue sonorità, segnerà la serata di sabato 24 marzo del BJF. Il sipario del Teatro Creberg si aprirà alle ore 21 sulle code lunghe affiancate nelle loro rientranze a creare un'incastonatura perfetta e unica grande cassa sonora dalla quale usciranno i dialoghi di due pianisti di eccezione: Chucho Valdes e Gonzalo Rubalcaba si esibiranno nel progetto 'Trance' che ha già calcato le scene della scorsa edizione di Umbria Jazz, ammaliando un pubblico in assoluto visibilio.
Rubalcaba ha già suonato alla manifestazione internazionale di Bergamo, era il 2009 e, per il sottoscritto, fu un'autentica scoperta.
'Trance' è una conversazione fiume tra due visionari che portano dentro di sé la migliore tradizione del jazz americano e dei colori caraibici, non è mai un esercizio di puro stile, ma musica che parla un linguaggio fluido, sapiente, universale, capace di proiettare la contemporaneità verso un futuro possibile proprio perché carico di una ricca e imprescindibile tradizione.
Non è retorica ma semplicemente quello che passa nell'anima, ascoltando questi due mostri sacri del pianoforte, ogni passaggio comunica la sensibilità planetaria della grande arte.
Per chi scrive, il concerto di punta di tutta la manifestazione.

Esiste un bellissimo posto a Madrid per chi ama il jazz: Il Café Central in Plaza del Ángel.
E' lì che ho potuto apprezzare Chano Dominguez, pianista spagnolo con nelle vene la carica del sangue del latin jazz, nella formazione del trio. Un signore del pianoforte che, a Bergamo, si accompagnerà ad un contrabbassista molto particolare e profondamente sapiente tanto del jazz quanto del rock: Horacio Fumero, e al batterista David Xirgu.
Un trio tutto spagnolo e molto attivo sulla scena nazionale.
Dominguez non risparmia le proprie energie, dialoga con il pubblico e propone, oltre a standard della musica di genere, anche composizioni proprie molto ispirate.
E' il secondo concerto in programma sabato 24 al Teatro Creberg.

La pianista Rita Marcotulli calcherà le scene del BJF assieme ad Ares Tavolazzi al contrabbasso e Alfredo Golino alla batteria.
Di fatto aprirà il sipario sulla manifestazione con il tradizionale concerto di apertura che si tiene rigorosamente al Teatro Sociale (appuntamento giovedì 22 marzo ore 21.00) con la formula del trio che tanto ha raccontato nel jazz.
La carriera della Marcotulli vanta collaborazioni con pietre miliari del jazz, oltre che riconoscimenti quale miglior talento per la rivista Musica Jazz nel 1987, miglior musicista e prima donna ad essere insignita con il David di Donatello nel 2011 e, nello stesso anno, miglior artista ancora per la rivista Musica Jazz con il conferimento del premio Top Jazz.
La sua biografia musicale si arricchisce della preziosa collaborazione con Pino Daniele, marcando il suo passaggio nella musica autoriale di prestigio che diventerà il punto di unione con la carriera del batterista del gruppo Tri(o)kàla che si esibirà al BJF.
Ebbene, i tre musicisti sono profondi conoscitori della musica leggera di qualità italiana.
Ares Tavolazzi nel 1969 forma, assieme al batterista italiano per eccellenza Ellade Bandini, il gruppo The Pleasure Machine, cimentandosi nel genere pop con marcature progressive e vanta la preziosa partecipazione alla PFM e ai lavori di Guccini, Paolo Conte, Mina.
Il batterista Alfredo Golino è una figura molto attiva nel panorama della musica italiana d'autore, numerose le sue produzioni e collaborazioni tra le quali spicca, come già accennato, quella con Pino Daniele.
Sonorità variegate per il primo concerto, il Festival non poteva partire meglio.
MF

Comunicato stampa
Domenica 18 marzo 2018
ore 15.30
Auditorium Piazza Libertà
Proiezione del film LA RAPINA AL TRENO POSTALE (ROBBERY)
in collaborazione con Bergamo Film Meeting

Tratto da una storia vera e soprattutto da una rapina celebre, Robbery è un poliziesco teso, che tiene incollati alla poltrona fino all’ultima sequenza. É la storia dell’assalto a un treno compiuto da una numerosissima e ben organizzata banda che ruba vari milioni di sterline (siamo negli anni Sessanta), senza spargimento di sangue grazie a un piano perfetto. Ma c’è sempre il granello che va a rovinare la perfezione dell’ingranaggio… Le musiche sono di Johnny Keating, musicista e compositore noto anche in ambito jazz.

Ore 17.30
Umberto Petrin
Sonorizzazione dal vivo del film
La principessa delle ostriche (Die Austermprinzessin)

La consueta sonorizzazione di un film muto, che da anni segna l’ideale passaggio di testimone tra Bergamo Film Meeting e Bergamo Jazz, ha quest’anno per protagonista il pianista Umberto Petrin, musicista di ampia esperienza internazionale (ha suonato anche accanto a Cecil Taylor) e aperto al confronto con altre arti, poesia, teatro e, appunto, cinema. La principessa delle ostriche è un film di un maestro del cinema, il tedesco, ma hollywoodiano di adozione, Ernst Lubitsch. È un’ironica presa in giro del capitalismo americano, con il suo “re delle ostriche” che la dà sempre vinta alla viziatissima Ossi, figlia ed erede designata, degna – per lui – soltanto di un vero principe.

Martedì 20 marzo 2018
ore 21.00
Auditorium Piazza Libertà
in collaborazione con Lab80
Proiezione del film
I called him Morgan

Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2016, diretto dallo svedese Kasper Collim, già autore di un film sul sassofonista Albert Ayler, I Called Him Morgan narra la vicenda di uno dei massimi trombettisti jazz, Lee Morgan, morto a soli 33 anni il 18 febbraio 1972, ucciso con un colpo di pistola dalla moglie, Helen Moore. E proprio la stessa Moore, dopo aver scontato anni di carcere, offre con la sua voce una delle testimonianze più vibranti raccolte in questo film che, per la sua bellezza e rilevanza documentaria, sta ora facendo il giro di festival e rassegne jazz. A raccontare la musica, la vita e la morte, che destò grande clamore nel mondo del jazz, di Lee Morgan ci sono anche, tra gli altri, Wayne Shorter, Billy Harper, Bennie Maupin, Harold Mabern e Charlie Persip.

Giovedì 22 marzo 2018
ore 21.00
Teatro Sociale
Tri(o)kàla: Rita Marcotulli, Ares Tavolazzi, Alfredo Golino

Innata cantabilità e altrettanto senso ritmico fanno di questo trio un organismo musicale ben identificabile, che poggia sul perfetto equilibrio delle forze in campo. C’è del pop nel discorso musicale avviato da Rita Marcotulli, Ares Tavolazzi e Alfredo Golino, ma è sempre filtrato da una squisita sensibilità jazzistica, anche quando il Trio(o)kàla si cimenta con brani “leggeri” come “Calling You” e “Sunny” o con canzoni di Pino Daniele (“Anima”). Con lo stesso Pino Daniele Rita Marcotulli ha lungamente collaborato, dedicandogli poi un intero album (A Pino). Ma della sua carriera vale la pena ricordare anche le collaborazioni con Dewey Redman, Pat Metheny, Enrico Rava, Richard Galliano, oltre al David di Donatello conseguito nel 2011 per le musiche del film “Basilicata Coast to Coast” di Rocco Papaleo. Il nome di Ares Tavolazzi si collega immancabilmente alla cruciale, spregiudicata esperienza sonora degli Area; ma nel curriculum del contrabbassista ferrarese ci sono anche collaborazioni con Francesco Guccini, Paolo Conte e Stefano Bollani. Napoletano di nascita e, come dice la sua biografia, di estrazione musicale, Alfredo Golino è uno dei batteristi più richiesti in studio di registrazione. Un nome su tutti: Mina. E sul fronte del jazz: Phil Woods, Dizzy Gillespie, Gerry Mulligan, Enrico Rava, Franco Cerri, Enrico Pieranunzi.

Sabato 24 marzo 2018
ore 21.00
Teatro Creberg
Chucho Valdes e Gonzalo Rubalcaba ‘’Trance’’

La scorsa estate hanno incantato Umbria Jazz con una “superba performance contrappuntistica” e qualche mese dopo hanno conquistato il London Jazz Festival stregando letteralmente il pubblico del Barbican (il “Guardian” li ha definiti per l’occasione “the cuban wizards”). Chucho Valdes e Gonzalo Rubalcaba, ovvero due generazioni della musica cubana a braccetto, costituiscono dunque la coppia musicale del momento, non solo a livello pianistico. Il loro progetto si chiama Trance, a sottolineare la spiritualità di un incontro che non è, quindi, solo la somma di due strumenti uguali o dei rispettivi virtuosismi che li sospingono. È una collaborazione vera, a più livelli, artistico e umano, che si nutre innanzitutto del rispetto reciproco e di un’amicizia di lunga data. Chucho Valdes è vincitore di cinque Grammy Awards e di tre Latin Grammy: è semplicemente uno dei più influenti artisti cubani di sempre. Fondatore e leader dei leggendari Irakere, ha ridefinito i tratti identitari della musica cubana, portandola a contatto con il jazz e il rock, ma senza alterarne l’anima e lo spirito. Gonzalo Rubalcaba di Grammy ne ha vinti solo (si fa per dire) quattro. E di anni ne ha 22 di meno dell’insigne partner. Ma la distanza anagrafica è superata da quella naturale musicalità che gli ha fatto bruciare le tappe, sin da quando, appena ventisettenne, si esibì nel 1990 al Festival di Montreux, in trio con due fuoriclasse come Charlie Haden e Paul Motian: il 16 luglio di quell’anno è nata una star.

Chano Dominguez Trio
Stefano Bollani lo ha invitato a partecipare al suo programma televisivo di RAI UNO “L’importante è avere un piano” e insieme i due pianisti hanno tenuto già diversi concerti, in Spagna e Portogallo. Ma c’è un altro illustre collega di strumento che lo ha voluto al suo fianco: Herbie Hancock. Potrebbero bastare queste due credenziali per invitare, chi per caso non lo avesse mai fatto prima, ad ascoltare lo spagnolo Chano Dominguez, artefice di un particolarissimo mix fra jazz e flamenco. Le sue dita padroneggiano allo stesso modo il linguaggio del jazz e tutti gli stili della musica di ceppo latino (tango, bolero, fandango, solea, ecc.). Da qui, successivamente a esperienze formative nel rock e nel jazz-rock, sono scaturite collaborazioni con altre star del flamenco e del jazz come i chitarristi Tomatito e Paco De Lucia, il sassofonista Jorge Pardo, il bassista Carles Benavent, Joe Lovano, Jack DeJohnette, Wynton Marsalis e la sua Lincoln Jazz Orchestra. Nato a Cadice nel 1960, Chano Dominguez si è trasferito da qualche tempo nella Grande Mela, proprio per vivere il jazz lì dove vibra nella sua dimensione più schietta e verace. Eclettico anche nelle scelte di repertorio, il pianista spagnolo spazia in vari organici: lo dimostrano anche album recenti quali Flamenco Sketches, personale omaggio in trio a Miles Davis, Soleado, con la WDR Big Band Cologne, e Over The Rainbow, piano solo nel quale, oltre alla title track e a un paio di brani di Thelonious Monk, spicca una bella versione di “Gracias a la vida” di Violeta Parra.

Domenica 25 marzo 2018
ore 11.00
Ex Oratorio di San Lupo
Phil Markowitz e Zach Brock ‘’Brockowitz’’

Un duo violino-pianoforte in una cornice magica: Bergamo Jazz entra per la prima volta in uno dei luoghi più belli ed evocativi della città e lo fa con una coppia di musicisti statunitensi che promette sonorità preziose e atmosfere cameristiche all’incrocio tra jazz e musica classica, con un tocco di folk appalachiano e balcanico.
Classe 1952, Phil Markowitz è musicista navigato: si è messo in luce sul finire degli anni Settanta a fianco di Chet Baker e poi ha avviato proficui sodalizi con i sassofonisti Dave Liebman (anche nel gruppo Tenor Summit), Bob Mintzer, Joe Lovano e il nostro Maurizio Giammarco. Una sua composizione, “Sno’ Peas”, è stata registrata nel 1978 da Bill Evans e Toots Thielemans e inclusa nell’album Affinity.
Nato nel 1974, Zach Brock è il nome nuovo del violino jazz, apprezzato anche da un famosissimo collega di strumento come Jean-Luc Ponty. Nel 2017 ha vinto un Grammy Award per il contributo all’album Culcha Vulcha del supergruppo Snarky Puppy. Ha collaborato anche con il bassista Stanley Clarke e con David Liebman.

Ore 15.00
Sala alla Porta s. Agostino
Jazz Club Concert
Jeremy Pelt Quintet

L’ormai consolidata collaborazione tra Jazz Club Bergamo e Bergamo Jazz si rinnova nel segno di uno dei migliori trombettisti di quell’area del jazz contemporaneo che rivisita in chiave attuale la tradizione del linguaggio boppistico.
Nato in California nel 1976, Jeremy Pelt è approdato a New York nel 1998, dopo la laurea al Berklee College of Music di Boston: appena arrivato nella Big Apple non ha tardato a farsi notare, guadagnandosi l’ingaggio nella Mingus Big Band. Da quella prima collaborazione ne sono scaturite molte altre: Jimmy Heath, Frank Wess, Frank Foster, Ravi Coltrane, Winard Harper, Vincent Herring, Ralph Peterson, Nancy Wilson, Bobby “Blue” Bland, The Skatalites, Cedar Walton, Roy Hargrove, Greg Osby, Cassandra Wilson, The Village Vanguard Orchestra, The Duke Ellington Big Band e altri ancora. Attualmente Jeremy Pelt privilegia il proprio quintetto, senza però esimersi dal partecipare a significative esperienze di gruppo, come il Black Arts Jazz Collective, formazione che condivide con altri notevoli solisti come il sassofonista Wayne Escoffery e il batterista Johnathan Blake e che il Jazz Club Bergamo ha recentemente ospitato nella propria stagione di concerti.

Ore 21.00
Teatro Creberg
Uri Caine, Dave Douglas, Paolo Fresu, Enrico Rava plus Linda May Han Oh, Clarence Penn and surprise guests

Senza nulla togliere a tutti gli altri artisti e concerti del Festival, l’inedito incontro fra coloro che dal 2006 in avanti ne hanno tenuto in mano le redini artistiche è l’Evento in esclusiva per Bergamo Jazz 2018. Un progetto speciale, che la Fondazione Teatro Donizetti ha affidato a Dave Douglas per celebrare degnamente la Quarantesima edizione di una manifestazione musicale che da lungo tempo ormai è entrata nel cuore del pubblico, non solo bergamasco.
Il trombettista americano sarà quindi affiancato in palcoscenico dai due colleghi di strumento italiani più noti a livello internazionale e dal pianista connazionale con il quale da decenni condivide un proficuo sodalizio artistico.
Dave Douglas, Paolo Fresu e Enrico Rava costituiscono una front line trombettistica d’eccezione, mai prima d’ora vista in azione; alle loro spalle c’è Uri Caine, pianista che incarna alla perfezione il rapporto dialogico fra tradizione e modernità, e una sezione ritmica di assoluta affidabilità formata dalla bassista Linda May Han Oh e dal batterista Clarence Penn. Ma la serata promette di essere arricchita da ospiti a sorpresa, così come rimarrà sino all’ultimo un segreto il repertorio scelto dai “directors”. Anche in questo caso non mancheranno sicuramente le (belle) sorprese.























 

 

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