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Conversazione con


Un ragionevole dubbio

di Massimiliano Forgione - 15/01/2008

Intervista ad Alessandro Gassman a seguito della rappresentazione teatrale La parola ai giurati in scena al teatro Creberg di Bergamo.

Alessandro buonasera, innanzitutto complimenti per il bellissimo psicodramma andato in scena ieri sera.

Grazie!
Partirei da questa prima domanda: è un teatro molto cinematografico il tuo, ti sei investito totalmente come attore, regista e produttore, come mai questa sfida?
Innanzitutto per gusto personale, nel senso che come sempre ho letto molti testi e quello di Reginald Rose è riuscito a trasmettermi più tensione e più riflessioni per cui ho deciso di portarlo in scena, poi è arrivata anche una nomina importante da parte del direttore del teatro Stabile d'Abruzzo, quindi ho pensato a maggior ragione di perseverare per offrire uno spettacolo che fosse non solo un buon intrattenimento per il pubblico ma che toccasse temi importanti quale la pena di morte.
L’Italia ha avuto un ruolo predominante e decisivo a livello europeo nella battaglia della moratoria contro la pena di morte, è stato questo, anche, uno dei motivi che ti ha spinto a portare in scena questa tematica molto attuale?
In realtà no perché ho incominciato a lavorare a questo spettacolo un anno prima che si incominciasse a parlare di moratoria, almeno pubblicamente, quindi la concomitanza è stata una pura casualità mentre non è una casualità la collaborazione con Amnesty International che patrocina lo spettacolo e che in questo momento sta spingendo molto perché dell’argomento si parli. Come sappiamo la moratoria è un passo molto importante, sappiamo anche che l’Italia ha avuto un ruolo decisivo ma è anche vero che è solo un primo passo e che la battaglia vera incomincia adesso, soprattutto nei confronti dei paesi che applicano la pena di morte e che hanno votato no alla moratoria, fra cui la Cina e gli Stati Uniti. Quindi è un momento molto delicato e credo che se anche teatralmente si riesca a sensibilizzare e a tenere viva la tematica sia un importante contributo.
Quindi una felice coincidenza! I personaggi di questo psicodramma sono lo specchio di quella che è sempre stata la società, la immutabile ricerca del capro espiatorio da identificare con il più debole, il meno garantito, insomma, la società per come quotidianamente si manifesta, una reiterazione molto mortificante. Mi è sembrato di capire che il tuo eroe in qualche modo voglia infondere il coraggio a chi coraggio non ha, ecco, c’è necessità di eroi positivi oggi?
Secondo me c’è bisogno di ascoltarci di più e di urlare meno. Tutto lo spettacolo e soprattutto il mio ruolo sono segnati dalla mancanza di certezze, i ragionevoli dubbi che si insinuano e alla fine scardinano le sicurezze degli interlocutori fino a salvare l’imputato. E’ necessario rifuggire la tentazione della violenza verbale, il desiderio di imporre la propria volontà con le urla, l’incapacità di saper ascoltare il pensiero dell’altro è purtroppo una prassi consumata che caratterizza sempre più la nostra televisione e la nostra politica; purtroppo, proprio coloro che dovrebbero dare il buon esempio danno quotidianamente pessima prova di loro stessi e le conseguenze sono disastrose.
Le infelicità e le frustrazioni dei personaggi, chiamiamoli: gli antieroi, alla fine proprio il protagonista, con uno slancio umanitario, si avvicina all’antieroe per eccellenza e lo conforta in silenzio attraverso il contatto. Una sensibilità straordinaria di cui ci dobbiamo dotare per non cedere alla banalità del male?
Non dovrebbe essere una sensibilità straordinaria ma comune, io mi sono sempre dichiarato un uomo di sinistra, un progressista; il discorso della scesa in campo di Walter Veltroni alle primarie mi è piaciuto e lo condivido in molte sue parti perché afferma il principio che l’avversario politico non è un nemico ma semplicemente una persona che la pensa in modo differente e accettare il fatto che il pensiero divergente possa essere d’aiuto e contribuire alla soluzione delle problematiche costituisce un vero e proprio slancio verso l’avanzamento sociale. Ritengo che questo modo di approcciarsi alla discussione politica sia molto leale e mi auguro che se un giorno Walter Veltroni dovesse diventare Premier e dirigere questo Paese lo renda concreto.
Visto che l’hai messa in politica, l’Italia sta messa abbastanza male……
…direi proprio di sì!
E’ un Paese che ha molte difficoltà, anche la stampa estera ha enfatizzato lo stato di depressione della società italiana; i giovani, tu stesso sei del ’65, oltre che depressi e privi di iniziativa sono stati definiti mammoni. Secondo te che futuro ha questa nazione e la politica quali opportunità potrà dare in questo quadro, per certi versi, angosciante?
La politica dovrebbe dare un esempio, cosa che non fa. Credo che i giovani debbano tornare, se non ad occuparsi di politica e a riappropriarsi dell’ideologia politica, quantomeno a fare uno sforzo maggiore nonostante le possibilità, in questo Paese, siano veramente poche, per recuperare le nostre caratteristiche tradizionali: la cultura, la fantasia, la capacità d’inventiva, il coraggio del rischio. In questo ci siamo sempre distinti e non dimentichiamo che abbiamo sempre dato il nostro meglio nei momenti di maggiore difficoltà e che siamo tra i primi ad aiutare le popolazioni in difficoltà. Ecco, io credo che se riuscissimo a coniugare la generosità con le nostre indubbie capacità, insieme ad una nuova voglia di rischiare, usciremmo da questo stato, per molti versi, mortificante. Basterebbe che ognuno di noi muovesse un piccolo passo in questo senso perché in Italia si recupererebbe un senso di società civile più autentico.
Alessandro, hai sempre fatto un teatro e cinema di qualità, questo bisogna riconoscerlo, in passato con Gianmarco Tognazzi hai avuto delle collaborazioni eccezionali; a proposito di grandi maestri, tuo padre ne è stato uno, Ugo Tognazzi un altro, cito Vittorio De Sica, poi però, spesso si assiste alla buona tradizione che cede il passo alla tentazione dell’effimero, alla banalità dell’apparire, cosa che continua a fare il figlio di Vittorio De Sica. Ecco, non per voler gratuitamente criticare e spingerti a farlo ma mi interessa il tuo punto di vista per analizzare i tempi che cambiano e poterli interpretare nella loro mutazione.
Credo che ognuno debba pensare a se stesso. Sicuramente De Sica non rappresenta il mio ideale cinematografico però, a parte questo, io ricondurrei tutto alla responsabilità non di chi propone il proprio prodotto ma di chi lo deve veicolare che dovrebbe essere in grado di alzarne e garantirne la qualità. Parlo soprattutto della televisione nazionale, Berlusconi, si sa, è proprietario di tv commerciali e deve fare ascolto ma quella statale dovrebbe recuperare il proprio ruolo di formare le menti delle persone, esattamente come accadeva quando io ero ragazzino. Alla tv di Stato non è richiesto di fare ascolti ma di: informare e formare! E qui torniamo al discorso delle nuove generazioni che molte volte si abbandonano alla stupidità di ciò che la tv propone soprattutto nelle fasce mattutine e pomeridiane, il che è agghiacciante.
Sei stato testimonial in varie pubblicità: la marca di un profumo di Yves Saint Lorent, un’auto della Lancia; ti affascinano queste apparizioni?
No, francamente non mi affascinano, fanno parte…..mio padre

la telefonata si interrompe, devo richiamare per recuperare una piacevole testimonianza

Alessandro, era interessante la risposta che avevi appena incominciato, mi piacerebbe che tu continuassi

Sì, diceva che un attore non deve avere paura di fare nulla: cinema, teatro, televisione, doppiaggio, è tutta parte integrante del mestiere, non bisogna avere la puzza sotto il naso, è un mestiere in cui dobbiamo avere chiara in noi la sensazione di essere molto fortunati, quindi quando capita di fare anche delle pubblicità, tra l’altro ben pagate come sono quelle televisive, a patto che si accetti il prodotto è sicuramente una fortuna in più e uno dei tanti vantaggi che dà questo mestiere, non mi vergogno a dirlo.
Tra l’altro hai anche partecipato, in veste di doppiatore, a un bellissimo cartone che è La strada per Eldorado, per cui ti do atto che ti accerti della qualità di ciò che ti viene proposto.
Assolutamente, ho doppiato anche nei giochi elettronici. (Ride)
Alessandro, grazie per la tua disponibilità e ti faccio tanti auguri per la tua già straordinaria carriera.
Grazie mille! Ciao, buona serata.

Un ringraziamento particolare a Marco























 

 

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