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Conversazione con


Toni Servillo

di MM/MF - 03/04/2008

Io ritengo che occorra imparare, una volta per tutte, a operare una netta distinzione tra individui e gruppi. Soltanto una differenziazione in tal senso ci permette di discernere le buone dalle cattive persone, coloro che hanno buone qualità da coloro che sono l’espressione di idee violente.
Nei gruppi, ciò, non è possibile; non so ma, quando si parla di Sindacato ad esempio, uno ha subito la sensazione che si tratti di un’orda di privilegiati fannulloni, eppure, io conosco delle persone che si abnegano per quest’organizzazione e credono nel valore sociale che essa rappresenta; oppure, quando si parla di Chiesa, a meno che non si sia bigotti, si tende ad essere critici, ad assumere posizione nei confronti di tutte le falsità di cui l’istituzione si fa portavoce, eppure, io conosco delle “persone” assolutamente valide e vere che operano attraverso questa organizzazione. Ecco, non mi dilungo, i rapporti e gli esempi potrebbero essere tanti (la scuola, le banche, gli ordini, le corporazioni, i partiti, le forze dell’ordine, ah quanto ci sarebbe da dire!) ma, proprio per questo, sono convinto che bisogni puntare sulle singolarità, riuscire a non rischiare di essere qualunquisti in quanto incapaci di credere che ci possano ancora essere delle buone individualità che se solo si confondessero e volessero identificarsi col mucchio, finirebbero, inevitabilmente, per corrompersi.
Il gruppo rende violenti, comunque questa forza si manifesti, è deleteria.
Tutti abbiamo interesse a che questa società migliori, per farlo, evidentemente, dovremmo ritornare ad occuparci più dell’uomo in quanto tale piuttosto che organizzato.
MF

La Trilogia della villeggiatura esprime anche la solitudine della classe borghese che si concretizza nella necessità di esserci piuttosto che di essere, un tema molto attuale, una presenza-assenza che caratterizza molto l’attuale società. Abbiamo scelto questo testo perché racconta in maniera ancora molto felice, intelligente, acuta, una inerzia intellettuale, una sorta di ignavia spirituale, emotiva che ha questa classe media italiana a cui appartengono i gruppi principali di questa Trilogia di cui Giacinta è il personaggio principale e in qualche modo l’espressione. Il suo escursus nello sviluppo del testo e quindi dello spettacolo è quello di una ragazza che sembrerebbe avere un carattere molto indipendente, piuttosto ribelle, che vuole emergere dagli stereotipi di una famiglia molto soffocante, di un uomo dominante, una donna relegata che alla fine, per ragioni legate alla preservazione di una sorta di decoro di classe, rientra completamente nei ranghi e questo dà al testo un sapore di sconfitta.
Un testo complesso che mette in moto tanti pensieri e che ad una apparente svagatezza fa corrispondere una lettura piuttosto cinica di Goldoni.
Discostiamoci dalla Trilogia, con questa domanda vorrei indirizzarmi più verso Gomorra di Roberto Saviano di cui ti vedremo recitare un ruolo nella trasposizione cinematografica di Matteo Garrone. Tu sei nato ad Afragòla, la tua terra sta vivendo l’emergenza drammatica dei rifiuti, che interpretazione ne dai, soprattutto a un mese e mezzo dalle elezioni in cui personaggi che non ispirano più fiducia in maniera sfacciata ce ne chiedono ancora.
Intanto è una cosa vissuta drammaticamente sulla nostra pelle. Io sono nato ad Afragòla ma vivo a Caserta dove abbiamo l’immondizia che arriva ai primi piani delle case e quindi, nonostante molte dichiarazioni di soluzione dell’emergenza non è stato risolto niente e purtroppo ci sono molte difficoltà affinché le cose vengano risolte perché troppi sono i no e non c’è nessun sì che apra una speranza. Ci sono delle responsabilità che ci sorprendono tutti e ci lasciano anche piuttosto amareggiati, legate ovviamente alle amministrazioni più recenti che potevano fare delle cose e non le hanno fatte ma che hanno incontrato anche molte difficoltà a concretizzarle. E’ un problema legato a Napoli ma che ha un coinvolgimento più ampio. Voi qui ce li avete non so cosa ne pensiate….
….beh, noi qui abbiamo tanti inceneritori, cosa che volete evitare di installare.
Io credo che sia meglio evitare topi per le strade e tonnellate di rifiuti e prendersi le emissioni di un inceneritore, qui tra un po’ arriva l’estate e la situazione, se non si risolve, diventerà ancora più drammatica.
In tutto ciò c’è una connivenza tra politica e camorra. Roberto Saviano affida alla Parola il proprio atto di coraggio. E' questa una delle ragioni che ti ha spinto a interpretare un ruolo nella versione cinematografica?
Io faccio il personaggio che si occupa dell’internamento….., però, distinguerei le due cose, nel senso che conosco Roberto da prima che, sorprendentemente, mi fosse proposto il film. Quando ho letto il romanzo immaginavo che non potesse avere un adattamento cinematografico, poi mi è stata sottoposta la sceneggiatura di Garrone, di cui già avevo una grandissima fiducia, e mi ha convinto in quanto fa un’operazione molto originale scegliendo sei episodi e combinandoli tra loro un po’ come aveva fatto Altman in America oggi. Così, un po’ per queste motivazioni, un po’ perché il personaggio che mi si chiedeva fosse oggi ancora più drammaticamente attuale di quando l’abbiamo girato l’estate scorsa, ho accettato la parte.
Il libro di Saviano ha portato ad una moltiplicazione delle coscienze, perché molte delle cose che ha scritto erano già note, in parte leggibili sulle pagine di cronaca alle quali ormai, purtroppo, questa società si è assuefatta, mentre il grande merito di Roberto, che poi è anche uno scrittore notevole, è stato quello di portare a un livello più ampio di coscienza la drammaticità di questi problemi e l’emergenza rifiuti è uno di questi. Non è un caso che anche in quest’ultimi giorni incominciano ad esserci inchieste parlamentari sul fenomeno ‘ndrangheta che Roberto aveva cominciato a mettere alla ribalta della cronaca e di cui non si parlava.
Quindi il personaggio Titta che abbiamo amato ne Le conseguenze dell’amore ha delle analogie con quello di Gomorra?
No perché in realtà il film di Sorrentino, rispetto a tanti film sulla mafia, la fa vedere in modo diverso dal tradizionale, più legato alla malinconia, alla solitudine di quest’uomo, quindi un film più legato alle atmosfere che alle denunce. Gomorra non lo so, perché non l’ho visto, però sapendo che Garrone lavora molto sulla forza delle immagini penso che sarà di forte impatto.
Già negli anni ’90 con i film di Martone ti eri avvicinato a ruoli di denuncia, ricordiamo Morte di un matematico napoletano, Suoni vesuviani, ecco, come veniva rappresentata la corruzione nel cinema?
C’era molto meno nel cinema, a me sembra che sia un fenomeno legato agli anni più recenti.
Le fiction svolgono molto questo ruolo!
(sospira e non risponde)
Embè, fanno parte del panorama televisivo che sappiamo non è di qualità! Soffermiamoci sul dato di fatto che la denuncia è un fenomeno recente assieme ad una presa di coscienza e consapevolezza più diffuse; secondo me ci sono state delle letture fondamentali e le cito: La Casta di Gianantonio Stella e Sergio Rizzo, Gomorra di Roberto Saviano e La Casta dei giornali di Beppe Lopez. A fronte di una più approfondita conoscenza dei fatti come si potrà riscattare il presente e dar vita ad una levata di testa generale che magari riesca anche a prescindere dalla politica?
Ma non si può prescindere dalla politica! Io credo che se noi siamo chiamati di nuovo al voto dobbiamo credere alle persone che ritengono di fare in modo che i costi della politica diminuiscano, che in Parlamento si stia per meno di quindici anni, che la soglia di età dei candidati sia minore, che la presenza delle donne sia maggiore, che chi ha pendenti penali non sia candidabile; queste sono le cose che si denunciano e che devono cambiare, ma è la politica che deve dare delle risposte a questo, io non credo che debba essere qualcosa d’altro.

Qui i Toni diventano incalzanti!

Pensi che siamo vicini a un tale cambiamento?
Io me lo auguro, non voglio perdere le speranze! Se da una parte è vero che verrebbe voglia, sepolti dall’immondizia, di stracciare la tessera elettorale, io comunque non posso fare a meno di vedere dietro tutto ciò un certo atteggiamento qualunquistico, populista. Si grida ad un abbassamento delle coscienze però, non dimentichiamoci, che noi votiamo perché pensiamo di vivere in una democrazia rappresentativa e io ci credo ancora in questa dimensione. Altrimenti?
Facevamo un bel ragionamento con Enrico Bertolino e Gioele Dix, qualora il 50% + 1 degli italiani, presi dallo sdegno, il 13 e 14 aprile non si recassero alle urne, non si darebbe un netto segnale di delegittimazione?
Certo, vediamo se succede però!
Nello stesso tempo si deduceva che ciò non avverrà mai perché più della metà degli italiani che votano lo fanno perché hanno un tornaconto in termini di favori.
E allora?
E allora, la vera Casta siamo noi italiani?
Non so rispondere! Cioè, mi sembra che ci sia un tale compiacimento nell’assistere a questo sfacelo che….
….ma no, è la forza della propositività che….
……noi italiani siamo la vera Casta mi sembra una stupidaggine, no?
Allora, la piaga del clientelismo, l’usanza secondo la quale, come chiosava Bertolino, “per il più piccolo dei privilegi siamo disposti a dare il voto al più imbecille dei personaggi”, non appartiene all’italiano?
Io non lo faccio, tu lo fai?
Io no!
Neanche io, allora? Come me ce ne sono molti capisci? Voglio dire, marciare soltanto sul catastrofismo non capisco a che cosa porti, cosa ci vogliamo dire che siamo un Paese di Caste? Io non ho dovuto chiedere mai niente a nessuno.
Evidentemente nel teatro…..
Ma non è vero, nel teatro ci sono esempi di persone che non operano in maniera limpida, però, ad esempio, i film che hai citato fino ad adesso si muovono in una logica indipendente, in passato abbiamo fatto un film su Andreotti che nessuna rete rai ha voluto finanziare, ci prenderemo le nostre responsabilità.
Beh, trovo che questa tua reazione sia un bel contrappasso, dopo tanti pareri consenzienti il tuo punto di vista diverge e incoraggia in un certo qual modo.
Va bene dire cazzo, vaffanculo, non ti voto, però temo che dietro questo ci sia un qualunquismo dilagante, cioè, io sono terrorizzato all’idea di riconsegnare questo Paese in mani scellerate e rivedermi al Governo: Tremonti, Gasparri, Calderoli…..
Potremo permetterci il lusso di un altro Governo Berlusconi?
Assolutamente no e bisognerebbe valorizzare il fatto che nella sinistra ci siano buoni segnali di rinnovamento.
Quindi potremmo chiosare così: hai fiducia nell’uomo politico!

E qui i Toni si rialzano!

Anche questa è una esemplificazione che rasenta la banalità; non è che ho fiducia nell’uomo politico, credo che vadano spese energie per sentirsi dentro una società civile, non vedo l’alternativa, qual è? Guardate che nell’anarchia senza senso ci sta sguazzando Berlusconi da tanto tempo, perciò credo nelle regole, nei meriti, nel lavoro.
C’è da auspicare che le tue non rimangano soltanto delle belle parole ma si concretizzino.
Lo so, ma non vedo altre forme di convivenza. Veltroni ha tolto De Mita, finalmente, di mezzo, sono segnali importanti; vedete, io ho sempre votato PCI, alle ultime elezioni non ho votato DS perché c’era De Mita nella lista e ho votato più a sinistra; ripeto, non seguo solo l’onda del catastrofismo, altrimenti non andrei in scena stasera, non troverei la ragione, non avrei dei figli, non farei gli incontri con gli studenti, non avrei ricevuto voi, ma perché? Mi avete fatto vedere il vostro giornale, lo ritengo interessante, una stampa alternativa, fuori dagli schemi, se non ritenessi importante il confronto costruttivo non vi avrei neanche ricevuto.























 

 

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