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Conversazione con


Musica di Liberazione

di Marcello Masneri - 10/06/2008

Intervista ad Antonio Marangolo e Flaco Biondini

Era il 25 aprile, giorno della Liberazione.
In una Brignano (BG) inconsapevole due artisti d’eccezione, Antonio Marangolo e Flaco Biondini, regalano le loro preziosità musicali. Prima fila del palco riservata alle autorità, ma vuote, desolatamente disertate. Meglio, ci sediamo e apprezziamo il concerto.
Finita la magia di note tra qualche brusio infastidente anche per gli artisti, il palco si trasforma in una finestrella per ducetti dilettanti. Parlano le autorità, la musica svanisce, la commemorazione della Liberazione diventa comizio di occupazione. In prima fila corpi cancerosi e pesanti: altre autorità. Inneggiamenti di intolleranza hanno caratterizzato la parte rimanente di una giornata da non commemorare. Non era aria per extracomunitari, un terrone (io) che cercava spiegazioni, ha passato un brutto quarto d’ora.

MF


Abbiamo incontrato Antonio Marangolo in occasione di una delle poche date italiane previste per quest’estate ormai alle porte. Il sodalizio con Flaco Biondini (exchitarrista di Guccini) ha dato vita, nel corso degli ultimi anni, a rare e applauditissime esibizioni dal vivo, improntate sul recupero della musica argentina tradizionale.

Antonio Marangolo si può definire più un arrangiatore, un sassofonista, un compositore, un pianista o addirittura un cantante rock, se pensiamo ai tuoi esordi negli anni 70?

Pianista un pochino sì, c’è anche un disco che testimonia, insomma… Comunque mi sento più un sassofonista, io spendo il mio tempo e tutto il mio pensiero sullo strumento. Mi piace stare sul palco ed esprimere il più possibile i sentimenti grazie allo strumento, con l’età questo desiderio aumenta ancora di più. In questo periodo ad esempio studio come un pazzo, come forse prima non avevo mai fatto.
Invece quella di arrangiatore è stata una parentesi, ero un arrangiatore particolare, che serviva per un certo stile, con strumenti veri, come è stato con Paolo Conte o Vinicio Capossela, anche se solo per alcuni dei loro album, in particolare i primi tre di Vinicio.
Antonio, nel tuo percorso artistico troviamo anche collaborazioni importanti con Ivano Fossati, oltre ai già citati Vinicio e Paolo. Com’è lavorare in sala di registrazione con artisti di quel calibro? Un inevitabile interessante incontro/scontro tra grandi personalità. Raccontaci come andò.
Nessuno scontro, è stato sempre molto divertente, anche perché sono sempre stato libero di lavorare secondo il mio stile più che per il loro. Infatti i dischi di Vinicio, i primi tre, fino a “Camera a Sud”, come dicevamo, somigliano molto a quelli di Paolo Conte da me arrangiati, mentre quelli dopo sono diversi, perché io avevo un orientamento ben preciso e ad un certo puntole strade si sono naturalmente e giustamente divise. Nessuno di noi è venuto meno a se stesso, nessuno ha tradito la propria matrice artistica.
Antonio, stasera tu e Flaco siete qui a riproporre, a distanza di oltre dieci anni, Desde el Alma, l’unico vostro eccezionale lavoro in duo. Una ricerca struggente, un ritorno in Argentina per non perdere le sensazioni che la milonga e il tango possono regalarci. Tra l’altro sappiamo che l’uscita di Desde el Alma ha richiesto anni di lavoro, di studi. E’ vero?
Beh, sì, ma questo è fondamentalmente perché siamo molto pigri. Flaco è argentino ma nemmeno io scherzo, visto che vengo da Acireale. Siamo due anime velocemente emigrate dalla nostra terra d’origine. Riproponiamo con piacere questo album perché vediamo che piace, e anche noi ci emozioniamo a suonare questi pezzi, anche dopo dieci anni. Inoltre devo dire che il mio scopo, per ogni tipo di musica che mi metto a suonare è uno scopo extramusicale, è sempre poetico. Io così esprimo aspetti di me che non sono strettamente musicali, del fraseggio o del suono. Diciamo che noi alla fine siamo qui per raccontare storie.
State per iniziare, prima di salutarci diteci dove vi potremo sentire quest’estate, se già sono in programma date.
Ne abbiamo una sola intanto, a Sassuolo l’8 agosto. A presto!























 

 

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