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Conversazione con


Casador – Le frontiere della nuovo rock-folk italiano

di Marcello Masneri - 03/03/2009

Sabato 21 febbraio, chi era presente nella splendida cornice del Castello Colleoni di Solza (BG), ha potuto assistere all’intensa esibizione in solo di Casador (Alessandro Raina).
Chitarra, effetti e voce (e che voce) a riempire di gotiche e suadenti sensazioni, gli spazi austeri dell’affascinante dimora medievale.
Il concerto fa parte di una serie di appuntamenti tutti di grande livello artistico, messi in piedi dal creatore di ‘Neverland d’inverno’, la rassegna musicale che attirerà nella cosiddetta zona dell’Isola, fino al 24 aprile 2009, gli appassionati di un certo ambito della scena alternativa musicale italiana, più o meno indipendente. Avremo modo di parlare più avanti con il curatore della rassegna.
Ora siamo con Casador, prima dell’inizio dello spettacolo. Ci concede un po’ del suo tempo.
Alessandro, ex Giardini di Mirò, attualmente anche Amor fou, ma stasera nelle vesti di Casador. Il nome è quello di un principe, un personaggio inventato, di una commedia di Scarpetta, è esatto?
Sì, è proprio così. Casador è un personaggio inventato, a capo di un certo numero di finti nobili, allo scopo di beffare un vero borghese aristocratico. Diciamo che mi è sempre piaciuto prendere spunto da alcuni elementi peculiari della cultura italiana e proporli all’estero, ad un pubblico che probabilmente non ne sa nulla, che non ha riferimenti, ma che si dimostra molto curioso. E’ un po’ un modo di salvare delle parti profonde della cultura italiana e proporle a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare, in una chiave ovviamente indiretta, in quanto io non parlo di cinema con la musica. Però, è un link per poi divulgare la caratura di questo personaggio, che è stato amatissimo anche da artisti e intellettuali stranieri.
E’ uscito The Puritans, un EP di tre brani scaricabili da internet. E’ il prologo ad un album vero e proprio di prossima uscita?
In realtà non è prevista l’uscita di un album a breve. Sono in programma parecchie date live e probabilmente la pubblicazione di altro materiale in forma di EP, diffuso in web, nel senso che è un progetto dichiaratamente proiettato al panorama estero.
In effetti i tre brani propongono un tema e sonorità più adatte al mercato estero che alla situazione italiana. Hai quindi in programma date anche in Europa?
Sì, a breve inizierò a suonare, soprattutto in Europa. Il progetto ha già avuto dei buoni feedback più all’estero che in Italia, nel senso che se ne sono già occupati molti siti, molti blog, anche importanti.
L’elemento che manca è un’etichetta che possa supportare questo progetto in un modo autorevole.
L’ambito italiano l’ho già ampiamente percorso con le mie esperienze precedenti e quindi ho voglia di misurarmi fuori. Da qui tra l’altro la voglia di esprimermi in inglese.
Il tema è tratto dalla storia della spada di Damocle, la fatica dell’uomo nell’atto di assumersi delle responsabilità. Questo è ciò che esce dai tuoi testi. E’ intesa più verso la figura della donna, come moglie o amante, oppure come responsabilità dell’uomo verso i suoi simili e verso la società?
Il tema è incentrato su una lettura moderna dell’episodio della spada di Damocle, appunto. E’ un episodio reale, non una leggenda. E’ un episodio storico, antichissimo, del periodo classico, ambientato nella Magna Grecia, a Siracusa. Ha tutti gli elementi che caratterizzano il passaggio dall’età dell’innocenza all’età in cui un uomo in vari modi può affrontare la vita, lasciandosi più guidare dalle sue smanie piuttosto che dal senso di responsabilità. In tutto ciò anche il ruolo femminile è molto importante; infatti le canzoni sono dei dialoghi, canzoni scritte come un poema corale, un album a tema, come feci anche con gli Amor Fou. E’ un argomento molto aperto che si presta anche ad elementi autobiografici che si confondono un po’ nei temi delle canzoni. Comunque riguarda più le responsabilità dell’uomo verso se stesso.
Chi ti affiancherà come musicista nelle tue avventure live?
Stasera il progetto è in solo, ha una dimensione elettroacustica. Vorrei arrivare a comporre un live che abbia sia una parte di band che una parte acustica, chitarra e voce. Stasera ascolteremo la seconda.
A fine aprile affronterò un tour in Germania e in Danimarca con la presenza di altri artisti stranieri che mi hanno sentito sul web e mi hanno contattato, anche solo leggendo recensioni. Inoltre con I Giardini di Mirò ho suonato tanto in Germania e quindi non è un esordio assoluto. Per ora non ho un ufficio stampa o una struttura promozionale ma nonostante questo, la mia musica, quella ultimamente prodotta, si sta diffondendo molto bene.
Sei alla ricerca di un’etichetta indipendente? Cosa è meglio per il mercato estero?
Sì, presumo che mi indirizzerò verso un’etichetta indipendente. Il mercato estero è interessante, ricco e ampio. Sul mercato anglo-americano la musica indipendente, il rock indipendente e anche il folk hanno dei numeri, oltre che degli esempi di qualità. Inoltre ci sono efficaci strumenti di diffusione come giornali specializzati, eventi organizzati molto bene. Certo, c’è una certa difficoltà ad emergere, ma è vero che un’etichetta indipendente inglese può far uscire un disco da un milione di copie, come la Domino, ad esempio, facendo dischi che non hanno nulla di commerciale ma con un seguito di pubblico altro, in un contesto sociale più vivace. In Italia questo tipo di mercato è morente.
Alessandro, dove troviamo le date dei tuoi prossimi live?
Su MySpace trovate tutto. Per tutto l’anno penso che Casador suonerà in Italia, prevalentemente, anche se il suo obiettivo come già detto è quello di espatriare. A settembre penso che ci sarà il secondo EP. Invece con gli Amour Fou è previsto un nuovo album prima della fine del 2009.
Salutiamo Casador promettendo di seguirlo nelle sue avventure live che verranno.

Ora siamo con il padre di Neverland d’inverno.
Come è nato il progetto ambizioso di riunire tanti artisti di valore e soprattutto di proporli nella zona dell’Isola.

Noi viviamo in una zona che si chiama Isola, una zona tra due fiumi, siamo dodici comuni. L’anno scorso, nell’ambito di un progetto un po’ più ampio, con i dodici direttivi artistici, abbiamo deciso di fare una festa, una sorta di primo maggio di noialtri, tanto per intenderci. L’evento ha visto la presenza di Fabrizio Coppola, Marta sui tubi, Teatro degli Orrori, Amor Fou, Morgan e Marlene Kuntz. In due giorni siamo riusciti a riunire ventimila persone. E’ stato un successo, considerando la qualità del prodotto offerto, anche se, come dire, di nicchia. Abbiamo cercato di fare una promozione su prodotti alternativi, che non fosse il circuito standard della provincia.
Neverlan d’inverno non è altro che l’evoluzione invernale, al chiuso di quello che è stato quest’estate. Una rassegna che ha visto esibirsi sul palco alcune delle band che la musica italiana oggi ha da proporre in un contesto cantautoriale.
Ho prediletto il mondo della musica indipendente, semplicemente perché è un mondo un po’ underground, in cui bisogna andare a ricercare, e scavare, perché comunque l’humus musicale italiano è ricchissimo.
Verrà Andrea Cimenti il 27 febbraio, Cesare Basile il 14 marzo, il 18 aprile Fabrizio Coppola, il 23 aprile Macno e i Valentina Dorme il 24 aprile. Hanno già suonato Giancarlo Onorato e Marco Parente.
Cosa vuol dire a livello pratico, per un direttore artistico, contattare questi artisti e invitarli ad una rassegna a Solza? Come funziona?
Io sono direttore artistico su vari fronti da otto anni, tra gli altri curo Rock Island a Bottanuco, ho collaborato con locali indipendenti come lo Zero di Azzano S.Paolo, ho avuto un’etichetta indipendente, IL RE NON SI DIVERTE, con dischi distribuiti ovunque. Quindi i contatti a volte sono reciproci, diciamo. Alcuni sono addirittura conoscenti, infatti sono presenti anche per questo qui stasera.
La scelta di Solza è una scelta difficile ed azzardata ma che ha una precisa valenza. Diciamo che io abito a Bottanuco, questo è il non-luogo per eccellenza, non esiste niente a parte il lavoro. La scelta coraggiosa non è fare un festival musicale qui, ma restare qui. Lo facciamo qui perché crediamo nelle potenzialità di un territorio vergine, in cui però c’è un castello del 1200, dove è nata la figura predominante del Medioevo lombardo, Bartolomeo Colleoni, e in cui proponiamo musica indipendente, un bel paradosso. La rassegna sta funzionando, sono in tutto sedici serate, compresa la serata di Benvegnù che è saltata e verrà recuperata il primo di luglio a Bottanuco, durante Rock Island. Lì verranno presentati brani dal bellissimo ultimo album Le labbra.
Insomma, proporre qualcosa di settoriale qui, è una sfida che fino ad ora ci vede vincitori.

Per maggiori informazioni visitate il sito www.progettoneverlan.it
Per l’estate è previsto anche un servizio bus notturno, per favorire la mobilità di tutti.
Un augurio per Neverlan e per ciò che ancora di bello verrà, in termini musicali, grazie ad Alessandro, il direttore artistico del festival.























 

 

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