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Conversazione con


Umberto Eco sulla bruttezza

di Massimiliano Forgione - 24/04/2009

Quanto la bruttezza caratterizza la nostra quotidianietà?
Da un lato con le avanguardie e dall’altro con le molte manifestazioni della cultura di massa tende a cancellarsi la differenza tra brutto e bello fino ad avere una compresenza di entrambi i gusti; pensi ad una ragazzina che impazzisce per Richard Gere e Marylin Manson allo stesso tempo.
Quanto ci siamo assuefatti alla bruttezza tanto da confonderla e addirittura considerarla bellezza?
C’è stato lungo tutti i secoli un interesse a rappresentare il brutto, in certi secoli limitato a certi precisi settori, per esempio, nel Medioevo era l’inferno, il diavolo, nel Romanticismo la riscoperta del brutto in quanto sentito meramente tale, mentre quello che sembra caratterizzare il gusto attuale è una sorta di indifferenza alla diversità tra brutto e bello, proprio la possibilità di usare entrambi senza neanche accorgersi di stare passando da un universo all’altro; questo è molto curioso e siccome è sempre molto difficile dare giudizi sul proprio tempo è sempre meglio lasciare passare minimo cent’anni, quindi ci risentiamo…..
Un’ultima domanda che vuole sollecitare una sua battuta: dovremmo considerare bello o brutto sentire di una velina che viene candidata al Parlamento europeo?
Già nell’antica Grecia diventavano importanti personaggi politici le eteree, questo non per offendere le veline, alcune sono di specchiata virtù ma, siccome è sempre avvenuto, pensiamo che gli imperatori di Bisanzio giocavano sulla lotta tra le squadre sportive di colori differenti così come oggi i nostri politici possono essere proprietari di una squadra di calcio….
Forse dovremmo scandalizzarci di più del fatto che un D’Alema e altri attempati come lui non lascino il posto a dei giovani….
Beh, questo è un altro problema ma voglio dire….: che Berlusconi lavori su gusti massmediatici e che quindi sia per lui più produttivo candidare veline che professori di letteratura classica è un tratto ridente del suo carattere; poi ci possono essere professori di letteratura classica ben più peccatori di una velina!























 

 

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