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Conversazione con


Paolo Fresu e il Bergamo Jazz Festival

di Marcello Masneri - 30/04/2009

In occasione del BG Jazz Festival 2009 abbiamo incontrato Paolo Fresu, al suo esordio come direttore artistico della manifestazione.

Paolo, siamo quasi alla fine di questa edizione del bg jazz festival da te diretta. un bilancio positivo, rispetto a quanto si sente nei teatri e nelle diverse location in cui si sono svolti i concerti. sarai con noi anche l’anno prossimo?
Ma, io spero di sì… ho presentato ogni singolo evento saltando da una parte all’altra della città e ho visto un pubblico numeroso e felice. C’è del lavoro da proseguire e almeno anche per il prossimo anno la mia presenza lo consentirebbe. Aspettando l’anno prossimo potremmo ritrovarci tutti in provincia di Bergamo quest’estate, dove fisso sempre almeno una data, non so ancora dove e con quale formazione.
A Bergamo ci ricordiamo di una tua splendida performance in quintetto tenutasi davanti a non piu’ di settanta persone nella cornice del parco s.agostino, una sera d’agosto. saranno stati setto o otto anni fa…
Oh certo, con gli amici del quintetto. Ricordo la serata.
Personalmente in attesa dell’inizio di alcuni concerti ho assistito ad alcune lamentele da parte del pubblico rispetto ad alcuni aspetti organizzativi, soprattutto riferiti agli spazi e al servizio d’ordine. in ogni caso mi e’ parso fuori luogo protestare, visto che i concerti hanno avuto al massimo 20 minuti di ritardo e ogni volta tutti hanno potuto sentire e vedere gli artisti in condizioni ottimali, se si esclude forse il caso del concerto ‘a porte chiuse’ (per chi non e’ riuscito ad entrare) della chiesa della maddalena. che ne pensi?
Ogni luogo ha una capacità, e chi conosce le tecniche di prenotazione sa che i biglietti vanno prenotati e ritirati in tempo. Il rispetto si evidenzia quando uno si ricorda fin dove arrivano i suoi diritti. Novecento persone (in questo numero è stata stabilita la capacità di S.M. Maggiore, per motivi di sicurezza) per novecento biglietti venduti. Il resto è protesta sconsiderata. Un discorso a parte si può fare per la chiesa della Maddalena dove siamo stati costretti a chiudere le porte e a impedire ad una cinquantina di persone di entrare in un luogo che ne poteva ospitare ancora almeno un centinaio. Ma si tratta di un restauro recente ed evidentemente si è avuto paura. Mi dispiace, anch’io avrei fatto entrare tutti in quell’occasione, il concerto era gratuito ed è stata una piccola occasione mancata.
Molto positiva ci e’ parsa l’esperienza alla spazio polaresco dove dopo la mezzanotte, come la buona tradizione del jazz vuole, si e’ continuato a suonare, e forse e’ proprio in queste occasioni che l’interazione tra pubblico e artisti si realizza.
Soprattutto la seconda e la terza sera si e’ creata un’atmosfera sensazionale, da jazz club, grazie ad un posto molto accogliente e adatto all’occasione, dove gli importanti ospiti stranieri del festival si divertivano a duettare con i giovani jazzisti bergamaschi. E’ stato un momento molto sentito, e anche chi tra il pubblico non aveva mai masticato troppo il jazz e si è trovato lì per caso, ha potuto sentire il calore e il piacere dei musicisti di suonare insieme.
Vedere i giovani con la chitarra in spalla e la ressa della gente che c’era mi ha impressionato positivamente. Quindi è fondamentale proprio tornare ai club, che a livello umano consentono situazioni diverse rispetto all’auditorium o al teatro. Riscoprire la jam session insomma.
Non e’ la prima volta che chiami maria joao in un tuo festival. come hai conosciuto questa eccezionale vocalist portoghese?
Ci conosciamo da tanti anni e credo di essere stato uno dei primi ad invitarla in Italia, dodici o tredici anni fa al festival di Berchidda, dove si esibì sempre in duo con Laginha al pianoforte, e fu un concerto di un’intensità spaventosa, tanto che mi sono ripromesso di richiamarla, e stasera sarà qui a riscaldare il teatro Donizetti. Purtroppo non abbiamo mai suonato insieme, ma chissà…
Paolo, tornerai quest’estate a locorotondo? il salento e tutta la puglia ti aspetta!
Anche il Salento mi ospiterà quest’estate ma date e luoghi precisi non sono noti, è troppo presto.

A festival definitivamente concluso si può dire che gli artisti invitati da Fresu sono parsi ben assortiti nelle loro differenze stilistiche. Dall’apertura con il grande Gaslini, virtuoso ottantenne un po’ sacrificato di venerdì pomeriggio nella casa di riposo in Via Gleno, davanti a poco più di 40 persone (ma in fondo, il musicista di jazz italiano che più ha portato in America un segnale italiano, non ha più bisogno di celebrazioni). Quindi, dal Portogallo di Maria Joao al Nord Europa dell’eclettico trombettista Nils Petter Molvaer (che ha convinto più a teatro con il suo entusiasmante trio, piuttosto che in solo con effetti speciali nella Chiesa della Maddalena) e del sassofono di Garbarek, passando attraverso il Libano, rappresentato dal caldo suono della tromba di Ibrahim Maalouf, unito alle movenze jazz-feline di una splendida Fanny Coulm, ballerina francese.
Si è registrata una presenza di pubblico di poco inferiore rispetto all’anno scorso, ma non è un confronto perso, visto che il progetto di Fresu era quello di provare a stimolare il pubblico straniero inserendo il festival prima e dopo il 25 aprile. Noi tra il pubblico qualche voce straniera l’abbiamo sentita… vedremo che succederà l’anno prossimo.
Buon primo maggio a tutti.























 

 

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