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Conversazione con


L'arte è un mestiere piccolo

di Massimiliano Forgione - 05/06/2009

Vincenzo Costantino, in arte Chinasky (Mr. Mall) è l’autore, assieme a Vinicio Capossela (Mr. Pall), di In clandestinità, libro edito dalla Feltrinelli e presentato ieri dai due autori presso l’omonima libreria di Bergamo.
I temi della clandestinità e della libertà esercitano un grande fascino su di me e porre delle domande a un grande artista, che seguo da quando avevo 15 anni, Vinicio Capossela, era, per me, l’occasione per affrontare le due tematiche da punti di vista non banali.
Bene, fine della superficiale presentazione e inizio del rito di foto e autografi.
Riconosco questo momento e sto molto attento a come l’artista lo vive, lì, a mio modo di vedere, viene fuori la reale portata dell’uomo, il modo in cui intende la sua arte.
In una precedente occasione Capossela mi rifiutò un’intervista, dopo averla accettata e costretto, nell’attesa, ad assistere al lungo osceno spettacolo dell’adulazione del feticcio.
Così, ieri, davanti alla stessa scena evito la richiesta dello scambio di riflessioni e ripiego su Vincenzo Costantino, tranquillamente seduto, fuori dai riflettori perché quasi sconosciuto.
Questa sequenza mia ha fatto riflettere su quanto l’individuo sia trasversalmente compromesso. Ora, questi ammiratori del personaggio Capossela, per la specificità del prodotto artistico che questi propone, dovrebbero vivere l’artista stesso in modo diverso, fuori dagli abbietti riti degradanti da orda di voyeristi. Invece no, la triste constatazione è che anche questo popolo, mentre critica il degrado rappresentato dall’esposizione mediatica, dalla mediocrità di certe rappresentazioni che vengono spacciate come artistiche, è prigioniero della stessa ritualità, si alimenta della stessa idiozia.
Poco male, per me l’occasione è stata propizia per conoscere una bella persona, Chinasky, scambiare due chiacchere con lui su libertà e clandestinità, mentre davanti a noi Vinicio Capossela firmava, rideva in posa per l’ennesimo scatto fatto col cellulare, feticci dell’orda di replicanti inconsapevoli della fine della loro civiltà.
Fintanto che non si tornerà a dare peso alla dimensione dell’uomo e continueremo ad essere attratti dal suo prolungamento posticcio, vivremo in clandestinità, illudendoci di essere liberi.

“Una parola che fa paura, libertà, libertà, libertà. La bella che è addormentata libertà, libertà, libertà”, cantava Fabrizio De André.

In tutta libertà dalla clandestinità, cosa vuol dire oggi per Costantino essere libero dalla clandestinità?
Vuol dire affrancarsi dalla paura della libertà, vuol dire cercare di tradire le aspettative per esclusivo amore della vita. Non è la clandestinità come si intende ogni giorno, bensì la clandestinità di se stessi.
Prima Vinicio è riuscito a fare una considerazione socio-politica, cosa rara, e ha detto che di certe cose che oggi accadono in Italia non dovrebbero parlarne solo i giornalisti stranieri ma essere argomento quotidiano di tutti noi. Quanto noi italiani, oggi, siamo clandestini e incapaci di vivere la libertà?
Oggi non siamo per nulla liberi, nel senso che ormai stiamo vivendo un’epoca di persuasione che si è verificata come era stata pronosticata molto tempo fa e quindi, quando vince la persuasione cade la convinzione; non siamo un popolo di convinti ma di vinti in questo senso. Per convincerci che è urgente fare qualcosa bisognerebbe incominciare a guardare di più negli occhi le persone, prendere la vita di faccia e capire che in questo momento, la vita, l’abbiamo di dietro e ciò non è mai piacevole.
Mr. Mall incontra Mr. Pall in una sorta di immaginario americano che si sposa con un immaginario di provincia italiana. Quanto di casuale c’è in tutto questo e quanto di ricerca e quindi volontarietà.
E’ tutto casuale, il nome nasceva da una piacevole sonorità che evocava il pacchetto di sigarette che all’epoca fumavo: Pall Mall senza filtro. Quando io leggevo Bukowsky mi rimase impresso quest’aneddoto di lui che incontra il suo editore Martin e in proposito dice che Mr. Roll incontra Mr. Royce; ora, io ho trovato un’analogia in Pall Mall per poi scoprire che è un nome derivato da un gioco francese: Paille Maille, ovvero Pallamaglio, un antico gioco fatto con la palla e la mazza in cui c’è un lanciatore e un battitore che deve cercare di colpire un palo, ebbene, questo gioco affascinò talmente tanto il reggente inglese del ‘600 che fece costruire un campo di Pall Mall davanti alla sua reggia e oggi è un corso di Londra. Per cui ci sono origini ludico-storiche, pensiamo anche alla rivista Pall Mall Gazette sulla quale scriveva Oscar Wilde. Insomma, dietro questo nome c’è tanta letteratura e tanto divertimento. Però, tutto nasce da una boccata di Pall Mall senza filtro.























 

 

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