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Conversazione con


Le parole sante di Ascanio Celestini

di MM/MM - 16/06/2009

Alla fine di una canzone hai annunciato la rivoluzione al megafono, non è che rischia di essere anch’essa un prodotto da piazzare?
Detta un po’ ironicamente così sì; ma lo è stato un prodotto da piazzare, nel senso che per tanti anni, ad un certo punto, era diventato più un modo per fare persuasione, si rivendicava l’esclusiva della proprietà e la gestione della rivoluzione……
….ti riferisci al Partito Comunista?
Non solo al PC italiano che pur ha avuto dei grandi meriti e meno male che in questo Paese c’è stato un Partito Comunista; solo che poi è diventato un lavoro al ribasso, un po’ come il fascismo, fino a quando si poteva essere fascisti? Vediamo un po’: dopo l’omicidio Matteotti, forse, dopo il ’36, dopo la guerra civile spagnola, dopo le leggi razziali, dopo lo scoppio della guerra, dopo l’entrata in guerra, dopo il ’43, dopo l’8 settembre, insomma, quand’è che ad un certo punto diventava difficile accettare che ci fosse un’ingenuità nell’essere fascisti? Il comunismo, nel ‘900, ha avuto una storia diversa rispetto al fascismo; non nasce come ideologia totalitaria, bensì come movimento dal basso, però, quasi immediatamente diventa un meccanismo perverso per il quale tutti potevano finire nel gulag, persino Stalin; ed è lì che evidentemente si capisce che c’è qualcosa che non funziona e lo schema si ripropone: si poteva essere comunisti dopo gli anni ’50?, dopo aver saputo quello che era accaduto in Unione Sovietica? Forse in Italia era possibile perché comunque si era profondamente diversi dal comunismo totalitario orientale, anzi, si era portati a pensare che il nostro era il Comunismo, però, dopo i fatti d’Ungheria…..
Beh, se pensiamo che fu Enrico Berlinguer, di cui pochi giorni fa ricorrevano 25 anni dalla scomparsa, ad operare lo strappo con l’Unione Sovietica.
Beh, però, era il ’78-’79 quando Berlinguer andò in Unione Sovietica a dire che la rivoluzione aveva perso la sua forza propulsiva, però, alla fine degli anni ’70 era già da un po’ che la rivoluzione non poteva più essere proposta, ancora dieci anni e cade il muro di Berlino; insomma, io credo che il comunismo sia veramente letteratura, non credo sia serio, oggi, definirsi comunista, ritengo che con il comunismo bisogni confrontarsi come oggetto storico, esattamente come con l’essere cattolico, è la nostra storia e dobbiamo fare i conti con essa; detto questo, però, oggi dirsi comunista significa non dirsi tutta una serie di altre cose, allora, ce la prendiamo la responsabilità di non dirci tutta una serie di altre cose? Insomma, credo che prima venga l’individuo in quanto complessità e poi che le sue idee siano il confronto, le relazioni che ha con concetti filosofici, con la religione, con il mondo che lo circonda.
Fini, in occasione della prevista visita di Gheddafi al Senato, dopo due ore di ritardo di questi, abbandona l’aula; tu invece sei stato protagonista di una manifestazione, a Roma, il primo giorno dell’arrivo del colonnello libico, tanto che ti abbiamo visto davanti ad uno striscione che recitava: io non respingo.
Ho colto l’occasione per rivolgere una critica al comportamento degli italiani oltre che del Governo che respinge i barconi riaccompagnandoli in Libia, poi magari questi poveri cristi possono anche obiettare d’essere stati portati lì impropriamente visto che libici non sono, però vanno rispediti in Libia perché l’Italia ha anche partecipato, oggi non tanti anni fa, alla costruzione di vere e proprie galere, veri e propri campi di concentramento; un po’ come se un ebreo o omosessuale scappasse da Auschwitz e noi lo riaccompagnassimo lì perché oggi la legalità è nazista e quindi: perché scappi?, sei un prigioniero che scappa! Quindi la manifestazione non era rivolta soltanto a Gheddafi di cui mi fa paura il cattivo uso della memoria che è perfettamente in linea con l’uso della memoria che si ha in questo Paese, cioè: ricordare il passato per cancellare il presente; ed è una strategia che funziona perché sai, le fotografie in bianco e nero poi fanno sempre effetto e che lui esibisca la foto di un evento, per carità tragico del passato libico e che chiama a delle responsabilità ben precise da parte nostra, il colonialismo italiano in Africa è un fatto, abbiamo ammazzato un sacco di persone, ma che lui la esibisca assieme ad altre patacche da re carnevale per dire quanto buoni siamo oggi, beh, mi sembra un meccanismo strumentale e furbo nella sostanza.
Come si sviluppa nella tua attività artistica la testimonianza di tuo padre di cui, tra l’altro, hai spesso parlato come memoria viva nella tua vita?
Guarda, il termine testimonianza è pericoloso perché si rischia di attribuire al racconto di una persona una verità che forse questi stessi non vorrebbe fosse ascritta. Molte volte, dopo i miei spettacoli, soprattutto quelli sulla memoria, alcuni mi avvicinano per dirmi quanto sarebbe bello poterli portare a scuola in modo che gli studenti possano seguire in maniera interessata la storia (in quanto materia); ma in realtà sono due storie diverse; mi spiego, io penso sempre alle fotografie fatte dall’aviazione inglese sui campi di sterminio e che vennero pubblicate un po’ di anni fa, ed è impressionante nella loro bellezza qualitativa la doppia prospettiva che ci viene proposta: delle costruzioni disabitate e il fumo delle ciminiere dei campi di concentramento e della tragicità che quel fumo ci comunica, non per il fumo di per sé ma perché noi sappiamo connotarlo con la drammaticità della conoscenza storica che esso implica; quindi, noi non riusciamo ad avvicinarci ad un avvenimento presente o passato se non abbiamo almeno due punti di vista: uno lontano che lo contestualizzi e uno ravvicinato che ce lo renda più concreto. Quindi, mio padre non è che raccontava la storia, quella, degli storiografi, sta nei libri ed è lì che io riesco a contestualizzare gli avvenimenti, mio padre, attraverso i suoi racconti, me la rende concreta.
Ascanio, secondo te tra quanto tempo incomincia la rivoluzione qui in Italia? Senti un qualosa di strisciante che possa portare a dei cambiamenti? Anche il discorso di Beppe Grillo alla Commissione Senato, tacciato di volgarità; ecco, cos’è volgare: la parola utilizzata per denunciare uno stato di cose surreale o il fatto che in Parlamento siedano personaggi dalla storia personale oscura e ambigua?
Beppe Grillo usa la volgarità come strumento e non perché non saprebbe parlare in modo differente, quindi, non ne farei un problema…..
…..però le cose quando vanno dette per smuovere una certa staticità delle cose può essere anche necessario utilizzare un linguaggio volgare, insomma, che in Parlamento ci siano delle “zoccole” è un dato di fatto.
Non lo so, io c’ho un’altra formazione e chiamare le donne “zoccole”, parlando in prima persona di Beppe Grillo, fa sempre un po’ impressione, detto questo, secondo me noi dobbiamo tornare ad utilizzare dei termini violenti; io, alla fine di un mio spettacolo faccio tutta una tirata utilizzando il termine “froci”, però, poi, faccio dei distinguo tra quando sono sul palco e non; ma a parte questo che è poco interessante, io non credo che ci sarà una rivoluzione in questo Paese, semplicemente perché non c’è più un Paese, nel senso che sono fallite le nazioni in quanto tali, a prescindere dalla bancarotta dell’economia, perché nel momento in cui esistono delle nazioni estremamente potenti rispetto a dei paesi fantoccio, pezzi di terra di questo pianeta ridotti ad altro, gestiti di fatto dalle multinazionali; nel momento in cui anche il mio Paese non è più gestito come una democrazia rappresentativa ma dove conta molto il potere economico, ebbene, tutto ciò mi fa pensare che le nazioni non esistono più come le abbiamo pensate nell’800; pensiamo a Mazzini quando nel 1849, durante i giorni della Repubblica Romana si diceva favorevole ad un intervento contro l’Austria, non per via di un’alleanza col Piemonte, ma perché consapevole della necessità di dover essere presente nel momento in cui, a guerra finita, sarebbero state prese delle decisioni di spartizione territoriale; oggi, chi potrebbe farlo un discorso del genere…..
….beh, le multinazionali appunto, pensando alla ricostruzione post-bellica…..
……e per cui non penso che si possa fare in Italia una rivoluzione contro Berlusconi e di questo Grillo ne è ben consapevole, però, attenzione, non lo sto criticando, il fatto che lui sia presente in Val di Susa, a Chiaiano, che parli di Telecom, dell’Alitalia…..
…però dà vita ad un fermento che è utile che ci sia.
Ma lui è chiamato come tanti di noi a trasformare un avvenimento in una notizia, con maggior risalto perché è più conosciuto; allora, se nessuno va a Chiaiano quando c’è il presidio, succede che arriva la polizia e sbaracca tutto come è avvenuto, diventa territorio militare e vai anche in galera se manifesti, mentre, nel momento in cui c’arriva Beppe Grillo, quell’avvenimento diventa una notizia ed è questo il servizio che questi sta facendo a questo Paese…
….quindi utile…..
E’ un po’come un giornale, tant’è vero che tutto ciò lo fa attraverso il blog che è un giornale, per cui non enfatizzerei….
….ma enfatizzare no, però, nel deserto italico di questi anni conforta un po’ sapere che ci sei tu, che c’è Beppe Grillo, insomma, dei punti di riferimento importanti, altrimenti a cosa ci aggrappiamo? (nell’audio sentirete appendiamo, evidentemente pensavo ad un gancio che ci tenga su e non ci faccia sprofondare in un mare di merda)
Giorni fa abbiamo fatto degli incontri a Frascati sulla documentazione militante e un cassintegrato dell’Alitalia ha proposto il suo documentario sulla vicenda, sedeva allo stesso tavolo del gruppo della Val di Susa e, dopo averli sentiti parlare, si è detto contento di constatare che ci fossero altri, oltre a lui, che in questo Paese si ribellano, ora, noi sappiamo che quest’ultimi sono dieci anni che manifestano; questo per dire che molto spesso noi non sappiamo che stanno accadendo delle cose fintanto che un Beppe Grillo non ti renda questo servizio, visto che i giornali e le tv non se occupano. Pensiamo anche a Saviano, pur su livelli diversi, svolge la stessa funzione, non ha svelato dei segreti ma ha raccontato ciò che molti già sapevano, perché chi voleva sapere aveva già modo di farlo, ma l’ha messo in agenda, da quel momento in poi non si può più prescindere da quella verità.
Quindi, pur su piani culturali differenti, però, equipari l’utilità sociale dei diversi soggetti.
Certo, perché spesso non tutti hanno gli strumenti per accedere nel modo giusto alle informazioni e molte volte non sanno neanche che ci sono gli strumenti.
Senti, rispetto all’ultima volta che ci siamo incontrati non penso che tu abbia cambiato idea, però ti chiedo: sei andato a votare a queste ultime tornate elettorali?
Sì sono andato….., lo so guarda è una cosa misera che in questo Paese si debba votare per o contro Berlusconi, e so anche che non serve a nulla, però sono andato con mia moglie e mio figlio che nel frattempo si è fatto la cacca sotto……
….lui ha capito la reale utilità delle elezioni.
Poi magari da grande leggerà queste cose e dirà: “Ah papà…..”
….e questo è l’avvenimento che diventa notizia stasera.























 

 

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