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Conversazione con


Patria 1978-2008

di Massimiliano Forgione - 23/06/2009

Ho incontrato Enrico Deaglio alla Feltrinelli di Bergamo in occasione della presentazione del suo ultimo libro Patria 1978-2008, il Saggiatore edizioni, moderata dall’attuale direttore del mensile Diario ed ex di Radio Popolare, Massimo Rebotti. Mi racconta, durante il piacevole aperitivo avuto insieme che:
….ero lì seduto e ad un tratto il telefono squillò: “Va bene, Signore!”, disse già in piedi.”; -(immagino una postura reverenziale da soldato, sull’attenti)- Poi mi dice che, da quel momento, sono indagato per........

Una delle cose che ha subito attirato la mia attenzione è che nel tuo libro non c’è questo avvenimento di cui sei stato protagonista unico nell’Italia di questi ultimi trent’anni, ossia: la denuncia che hai avuto per il film documentario, adesso non ricordo bene quale, se: Quando c’era Silvio o Gli Imbroglioni, e che è abbastanza suggestiva, me la puoi ricordare? (il film per la precisione è Uccidete la democrazia! realizzato assieme a Beppe Cremagnani)
Dunque, è una contravvenzione per la violazione di un articolo del codice che non viene più applicato dagli anni ’60 credo e che recita: diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico, che si risolve dal giudice di pace con il pagamento di 308 euro.
Non ne hai fatto menzione perché di poca importanza o per rimozione?
Non ne ho parlato perché non ho messo le cose che mi riguardano nel libro, però, la storia dei brogli c’è, la ricostruzione di tutta la notte di quelle elezioni dell’aprile 2006 e poi, forse, nelle note c’è anche un accenno alla vicenda della denuncia.
Cosa ne pensi della legge sulle intercettazioni e del bavaglio che stanno cercando di mettere alla rete che poi, se vogliamo, è rimasta l’unica vera fonte di informazione.
Dunque, la cronaca di questi giorni ci dà spunti perché questa nuova inchiesta di Bari si basa su intercettazioni telefoniche, ebbene, secondo questa legge, se ricordo bene, la stampa non potrà fare rivelazioni sui nomi e sulla notizia stessa fino a quando non si arriva al dibattimento o all’incidente probatorio. Quindi, si tratta di un’altra legge ad personam, non c’è dubbio. Poi, su tutta la storia ormai quarantennale delle intercettazioni è evidente che nella lotta alla criminalità le intercettazioni ambientali e telefoniche rappresentino lo strumento principe; tant’è vero che i mafiosi investono un sacco di soldi nelle bonifiche; quindi, possiamo tranquillamente affermare che è una legge imposta da Berlusconi per le sue personali vicende e che spero Napolitano non firmi.
Magari sarà possibile mettere mano alla materia delle intercettazioni e limitarle ma mi sembra improbabile che ciò si riesca a fare con internet, se pur assistiamo ad una accelerazione in questo senso con la vicenda delle rettifiche, per cui, se entro 48 ore dalla segnalazione giudiziaria non viene apportata alcuna modifica alla notizia pubblicata su un blog o giornale on line, si è suscettibili di denuncia e ammenda.
Beh, sulla questione delle rettifiche non sono molto preparato, però, tutto ciò richiama alla mente i recenti fatti iraniani, è impressionante vedere come, nel momento in cui le autorità cercano di bloccare ogni canale d’informazione, diventi centrale la comunicazione attraverso la rete; non c’è dubbio che questo sarà un punto focale nel futuro della libertà di comunicazione e informazione, ma penso che non ne verranno a capo, difficile che ciò avvenga in una società sempre più globalizzata. Ai tempi dello scià, mi ricordo, tutte le informazioni viaggiavano su cassette di magnetofono che transitavano da Parigi e sulle quali c’erano i discorsi di Khomeini, portati in patria dagli emigrati iraniani, poi una volta in Iran i nastri venivano duplicati e diffusi.
A proposito di retorica, il libro incomincia con l’omicidio di Aldo Moro, quanta ne hai vista nella commemorazione del 25° anno dalla morte di Enrico Berlinguer e della riproposta Questione morale?
Ma riproposta secondo me quasi some una cosa di un secolo scorso, cioè, una cosa risorgimentale…..
….tu hai intitolato il capitolo Morto sul lavoro.
…..sì, è morto durante un comizio! Beh, molta retorica e tra l’altro è curioso che chi gli abbia dedicato spazio sia stato Fini se consideriamo che anche all’interno del PD nessun politico l’ha commemorato nei 15 giorni antecedenti la data dell’evento.
Eccezion fatta per questa giovane rivelazione delle file del PD: la Seracchiani, e questo è un buon segno. (Gli mostro un numero de Il Mattatoio) In questa edizione abbiamo intervistato G.A. Stella e parlato del suo libro La Casta…..
….questo è un libro curioso come lo è il successo che ha avuto; in Italia c’è sempre stata la costante dell’antipolitica, una sorta di sdegno per gli sprechi della politica, Stella ha ripreso questo filone con perizia di documentazione e l’ha riproposto in una contingenza particolare, ma se devo esprimere il mio pensiero sul perché di tanto successo è che, secondo me, tanta gente si è posta il motivo per il quale è esclusa dall’appartenenza a questa casta, considerando che le competenze richieste non sono elevate, certo bisogna essere ammanicati, obbedienti, e quindi ritengo che molta gente riservi solo invidia per non poter far parte della casta, di questo mondo superiore sotto l’aspetto economico.
Penso che Stella fosse determinato dalle migliori intenzioni ma il risultato forse è stato la generazione del grillismo……
….mi dai lo spunto per chiederti cosa ne pensi di Grillo?
Non mi piace, lo trovo un qualunquista, un po’ riverniciato da cose moderne, tecnologiche, però, a me uno che va sul palco con la camicia nera e grida: “Italiani”, a pelle non mi piacciono.
Sempre su questo numero (torno alla rivista) ci siamo occupati del libro L’onda lunga del ‘68 di cui hai curato la prefazione…..
…..l’onda lunga del ’68 adesso ha un momento bellissimo in Francia con Daniel Cohn Bendit che a Parigi ha preso il 27% dei voti, e in tutta la Francia il 16%, cioè come il partito socialista; Daniel Cohn Bendit ha incominciato a fare politica nel 1968 quando era un ragazzo di 22 anni, da 40 anni sta sulla breccia con delle buone idee libertarie e quindi vuol dire che uno spirito vitale c’è. L’Italia dal ’68 ne esce male, disastrata.
E’ per questo che hai voluto incominciare il tuo libro dall’omicidio di Aldo Moro?
In realtà, l’avvenimento rappresenta uno spartiacque più di un qualsiasi altro e non solo per quanto abbiamo finora detto ma, in senso trasversale, per la gente più comune: il senso di colpa, la figura del padre, il nemico, l’angoscia, il mistero; a livello inconscio quell’uccisione rappresentava tante cose e che a livello generale avrebbero avuto un rimando per parecchi anni a venire, anche per chi a quel tempo poteva dirsi contento.
Quindi, una ferita ancora aperta! Concludiamo con questa tua citazione presa sempre dalla prefazione di questo libro dove Rinaldo, il protagonista, dice: “Furono begli anni per me, ma furono anche gli anni migliori della vostra vita” e io continuo dicendo che: non lo sapremo mai, perché (i 40enni di oggi e i più giovani) siamo privi del termine di paragone esperenziale.
Per me che ne ho 62 ti posso assicurare che quelli erano anni buoni.
Per te che sei un appassionato e che affermi che ti piace vivere in Italia per tutte le cose che accadono e non fosse altro che per il gusto di vedere come andrà a finire, pensi che quegli anni potranno tornare?
Se qualcosa del genere dovesse tornare sarà per merito degli immigrati, la meglio gioventù sono loro in questo momento; se uno pensa che per un futuro migliore sono disposti a viaggiare in condizioni estreme, è chiaro……
….il riscatto verrà da loro?
……beh, è chiaro che hanno fornito una prova! Mentre la popolazione italiana giovane……
….è qui! (dico, girando lo sguardo attorno a noi; ci troviamo in un bar per fighetti di Bergamo)
…..sì, è un po’ qui, ma poi non si può neanche fargli tanto torto, però, sicuramente non è animata da grandi….., teniamo conto che il ’68, comunque, nacque dall’esigenza di dover sovvertire tutto un sistema, bisognava combattere l’autoritarismo, la sessualità negata, oggi, le necessità primarie risultano acquisite, le difficoltà immanenti sono legate al lavoro, all’acquisto della prima casa, ma non sono tali da generare un movimento di quella portata.

PS: La telefonata di cui si fa menzione all'inizio di questo pezzo ha per protagonisti: l'ufficiale giudiziario che convocò Enrico Deaglio quale persona informata sui fatti (i brogli del 2006) e l'allora Ministro della difesa Giuseppe Pisanu.























 

 

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