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Conversazione con


Paolo Benvegnù

di Marcello Masneri - 04/07/2009

Il desiderio di scambiare due parole con Paolo Benvegnù nasce ben prima di sapere della sua esibizione sul palco di Bottanuco (BG) per la consueta rassegna musicale “Rock Island”, giunta alla diciottesima edizione (un applauso agli organizzatori). E ancor prima di aver assorbito via cd i fraseggi vocali sofferti e un po’ psichedelici di “Le labbra”, l’ultimo album.
Diciamo che piuttosto colpiscono le vie traverse che l’artista milanese naturalizzato fiorentino decide di percorrere per esprimere quella che evidentemente è una personalità inquieta, un percorso personale lucido e sofferto che necessita di variare le espressioni artistiche, proponendosi sempre in maniera davvero originale. Ad esempio bussare alla porta di casa della gente e presentarsi come idraulici, prima di improvvisare un mini-concerto in salotto. Oppure ripetere l’esperimento nei ristoranti presentandosi come camerieri e improvvisando fra i tavoli un estemporaneo concerto comico itinerante.
O come marinai a bordo di navi… Iniziative che presero anni fa il nome di “Lavori umili”.
Paolo minimizza, dicendo che hanno fatto di tutto pur di suonare, perdendoci a volte anche la faccia, ma anche divertendosi molto, aggiungiamo noi.
Certo, se si dà un’occhiata al curriculum si trovano un Arezzo Wave vinto, un premio Ciampi stravinto nel ‘98, collaborazioni con Petra Magoni e Ares Tavolazzi, con Bollani e Riondino a teatro, un ottimo sodalizio con Marco Parente e i suoi due album osannati dalla critica, “Piccoli fragilissimi film – 2004” e “Le labbra – 2008”, per non parlare del passato come fondatore degli Scisma. Per un totale di oltre 150 concerti in Italia e all’estero.
Quindi onore all’umiltà di Paolo che si presenta docile e profondo parlando di sé ai nostri microfoni, e che sul palco si fa apprezzare per una rabbia mista a malinconica e disincanto mai retorici.


Paolo Benvegnù trova spazio a Bottanuco. E’ forse più facile esibirsi negli spazi alternativi dell’interland bergamasco e milanese piuttosto che in luoghi creati per la musica nelle grandi città?
Penso che se esistono degli spazi esistono solo in provincia, la realtà è questa. Ad esempio a Milano la situazione non è mai stata così statica a livello musicale, per lo meno per un certo tipo di proposta musicale, sia dal punto di vista dell’organizzazione di eventi che per quel che riguarda gli artisti. Sembra esserci una grande corsa per andare a Milano o Bologna a fare cose ma intanto io ed altri siamo a Bottanuco a far parte di un cartellone di nomi importanti della scena indie-rock italiana, e sabato arrivano i Diaframma.
Gli Afterhours sono i promotori di un evento musicale secondo me interessante che coinvolgerà quest’estate nel piazzale della Stazione Centrale di Milano tutti quegli artisti che per una ragione o per l’altra non si sono affermati. Quindi è anche aiutandosi tra colleghi che può muoversi qualcosa?
Manuel Agnelli è molto attivo sotto questo aspetto ma è anche un episodio credo isolato perché nel nostro mondo nessuno dà qualcosa in cambio di niente. Manuel ha coinvolto anche me in alcune situazioni e lo ritengo una grande figura artistica e umana del panorama musicale indipendente italiano.
Paolo, sappiamo che anche alla tua porta vengono a bussare piccoli artisti in cerca di riarrangiamenti o consigli…
Ma no, ma no! Da me vengono solo i miei amici, ho tanta forza dal punto di vista umano, niente di più, nessuna possibilità economica e penso che non mi cambierebbe di nulla. Faccio poco e con tutto il cuore. Anche Parente mi ha chiamato lui, è stato solo grazie a lui. Mi ha chiamato vedendomi suonare in uno spettacolo su Pinocchio a Collodi e proponendomi una collaborazione. Da lì son rimasto in Toscana e abbiamo suonato insieme per due anni.
E da quegli anni, 2000 o giù di lì, fino alle LABBRA, il cosiddetto album della maturità (che brutta espressione), come e perché è cambiato l’artista Paolo Benvegnù?
I Paolo Benvegnù sono tanti e sono un gruppo così, con mille facce. ‘Piccoli fragilissimi film’ sono ritagli di scene vissute, piccoli film appunto, “Le labbra” sono invece un percorso nel personale e nell’interpersonale, ha a che fare con il sentimento, anche perché dovevamo noi tutti ancora educarci sentimentalmente e tutto ciò ha portato ad approfondire quel tema.
Paolo, la tua presenza a ‘scalo 76’, come è nata? Può la televisione essere un veicolo di conoscenza per i Paolo Benvegnù? Che rapporto hai con i media?
Ho un brutto rapporto con i media, ‘scalo 76’ è una cosa che ho fatto, lo dico, per me sono un po’ delle marchette. L’abbiamo fatto per vedere se facendo un passaggio in televisione c’era la possibilità di fare qualche concerto in più e non è successo. Ne ero scettico fin da prima. Il fatto è che se sei uno di 22 anni e sei in grado di imitare i tuoi idoli musicali davanti ad uno schermo va bene ma se sei come sono io adesso la cosa non regge, non è il fatto di essere un purista, non ce la faccio, e mi piace così.
Gli arrangiamenti, soprattutto nell’ultimo album, sembrano ispirarsi a volte in qualche modo ad un rock progressive anni 70. Hai musicisti del passato che per te sono un riferimento?
No assolutamente, trovo molto rischioso e banale cercare di riprodurre dei suoni che sono stati creati in quegli anni. I sintetizzatori e l’elettronica possono vestire le canzoni in mille modi ma la mia musica cerco di farla restare fuori da tutto ciò. Cerco di esprimere con la musica gli stessi stati d’animo che esprimo con le parole. La magia meravigliosa di armonia, melodia e testo. Quando avviene l’incastro, anche in maniera semplice, è bellissimo e noi cerchiamo questo, spesso non riuscendo nell’intento come vorremmo.
Sei milanese di nascita e sei da molto in pianta stabile in Toscana. Hai una cadenza nettamente milanese ma una dizione perfetta da vero fiorentino. Hai assorbito questa modalità spontaneamente o ti ci sei messo?
Mi è venuta, nel tempo si impara un po’ a cantare. A Milano ero un po’ un paninaro, ero in formazione, non sapevo come mettere il palato, la lingua. Ero solo un po’ intonato. Poi a Prato sono un po’ migliorato, ho imparato a respirare e ho anche acquisito questa dizione. Ho iniziato a studiare musica verso i 26 anni!

Le date dei concerti estivi di Paolo Benvegnù sono reperibili su internet. Il sito esatto non ce lo ricordiamo ma di Benvegnù non è pieno il mondo.























 

 

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