Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Conversazione con


Luca Aquino
Musica da un Bagno Turco

di Marcello Masneri - 27/07/2009

Dopo tredici anni di gavetta come jazz session man e un ottimo album d’esordio come leader, “Sopra le nuvole” , l’ancora giovanissimo Luca Aquino ha voluto regalarsi un’uscita dal genere e soprattutto dai confini italiani, finendo in Macedonia, tromba in spalla.
Giunto nella parte antica della città di Skopje, nel Cifte Amam, un bagno turco del 1400, rapito dal riverbero naturale che andava ad arricchire il già suadente suono della sua tromba (vista la passione giovanile per Miles Davis e i seminari di Paolo Fresu), pensa subito di incidere un pezzo all’interno del silenzioso e mistico spazio antico.
Così eccolo subito affiancato da due dei più grandi musicisti macedoni, Dzijan Emin (corno francese e melodica) e Georgi Sareski (chitarra acustica). Il primo viene da esperienze classiche, il secondo vanta collaborazioni in campo jazzistico, in particolare col virtuoso e premiato sassofonista Francesco Bearzatti.
L’incontro fra i tre musicisti segna l’inizio di un’amicizia a tutto tondo che fa perno proprio sulla tecnica esecutiva e sulla ricerca di sonorità naturali, limpide, minimali. Dall’idea di una singola ghost track si passa alla registrazione in presa diretta di tutto un album, “The Skopje Connection Amam”, lavoro realizzato unicamente con strumenti acustici e con la presenza di due soli microfoni panoramici, all’interno del bagno turco.
L’album è del gennaio 2009 e il primo concerto dal vivo ha avuto come scenario le arcate esterne dello splendido Santuario di San Patrizio a Colzate (BG). Un luogo non casuale quindi, nel tentativo non di riprodurre fedelmente le atmosfere orientali macedoni (impossibile, fortunatamente), ma di crearne altre, sempre mistiche, pervase dal fascino silenzioso delle pareti affrescate del santuario della Val Seriana, e dai suoi strapiombi verso le verdi prealpi circostanti.
Mentre la gente, con passi silenziosi e rispettoso silenzio, si avvia a prendere posto, incontriamo i tre musicisti e sopra alcuni gradoni di sbrecciata pietra antica abbiamo ritardato di qualche minuto l’inizio del concerto:
Luca, sei stato definito l’Hendrix della tromba. Come la vedi quest’etichetta addosso?
Me la vedo grossa, mi fa paura che non riesco più a suonare! Ma mi fa molto piacere ovviamente anche perché io sono un amante del rock, nasco da lì, da quegli ascolti, ascoltavamo e suonavamo i Black Sabbath, Led Zeppelin, Sex Pistols.
Dai Led Zeppelin ad un album in acustico come quello che presentate stasera ne è stata fatta di strada. Come sei finito nell’Europa dell’Est a proporre la tua musica, o a incuriosirti della loro?
Trovare luoghi dove il suono risulti limpido, minimale, puro è una delle mie priorità. Tramite il mio agente che è stato anche il produttore di quest’album, Enrico Blumer, siamo andati a Skopja a registrare, inizialmente in una sala d’incisione con tecnologie moderne, poi sempre più attratti da luoghi altri, dove prevalesse la natura sulla tecnologia. Così in questo bagno turco meraviglioso ci è venuta la voglia di incidere tutto d’un fiato la musica che stasera per la prima volta eseguiamo dal vivo, tromba corno e chitarra. Nessun riverbero tecnologico può raggiungere la fluidità, il suono vero e la bellezza come quello che produce il ritorno delle pareti antiche di una chiesa, la purezza di una grotta naturale.
Partendo da questo presupposto ho deciso di immaginarmi un festival dal nome “101 riverberi”, inizialmente pensato nei luoghi della provincia di Benevento, dove son nato. Poi, intravedendo la possibilità di farci produrre da una grossa etichetta, pensavamo di spostarci in tutt’Italia cercando luoghi naturali e non spazi creati dall’uomo appositamente per la musica, ma luoghi naturali dove la musica prodotta dall’uomo è onorata di farsi ospitare. Sarà musica d’avanguardia, come è d’avanguardia il progetto.
Nel corso del tempo sei stato attratto dalla cosiddetta musica d’avanguardia, soprattutto dal Nord Europa. E’ d’avanguardia perché arriva prima? Ma che succede lassù? Perché si arriva prima, o si sperimentano prima cose diverse?
Rispetto soprattutto all’elettronica che si inserisce ultimamente nel jazz e nel rock, ma anche in generale per i giovani, vale il discorso che ci sono più sovvenzioni dallo Stato, per tutta la cultura. Un ragazzo è più invogliato a buttarsi, ci sono anche più spazi per esprimere il senso artistico che quindi un giovane studente percepisce di poter avere e soprattutto mettere in mostra. Questo soprattutto per la musica elettronica come ventata di nuovo e per l’interazione interessante che essa può avere con i vari generi musicali già etichettati.
In Norvegia si fanno cose veramente nuove e intelligenti che magari non hanno immediatamente presa sul pubblico, e se ad un concerto, su 100 persone 80 se ne vanno prima, gli organizzatori non fanno una piega e permettono loro di andare avanti e a volte la tenacia e la creatività hanno bisogno di terreno, fiducia e tempo per produrre risultati. Lì questo può avvenire.
Qui da noi far applaudire le persone è abbastanza semplice alla fine, e questa legge prende un po’ tutto il mercato culturale, a discapito del livello artistico. A noi piace l’idea che la gente torni a casa con un’esperienza nuova, a livello uditivo, a livello di cuore, per rifletterci anche un po’ sopra magari.
Come hai incontrato i tuoi musicisti macedoni?
Grazie sempre a Blumer, anche se poi per approfondire il nostro legame artistico ci siamo aperti come persone, ci siamo conosciuti meglio e diventati schietti schietti, ci divertiamo tantissimo e la cosa importante è ridere e star bene anche a tavola e non solo sul palco.
Che cosa ascolta Luca Aquino quando non è con la sua tromba in un bagno turco ma sdraiato sul divano o in macchina?
A me piace la radio e ascolto tantissima musica di diverso tipo. Quindi oltre ai Black Sabbath ascolto sì l’avanguardia jazz in genere come Nils Petter Molvaer e tutti i grandi nomi invitati da Fresu al recente Festival di Bergamo, ma anche Tiziano Ferro lo ammetto, può capitare. E mi son visto anche Baglioni dal vivo e mi son pure emozionato! Viva l’avanguardia.























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente