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Conversazione con Giuliano Giuliani

di Massimiliano Forgione - 29/09/2009

Riproponiamo la conversazione con Giuliano Giuliani (papà di Carlo) a seguito della sentenza della Corte Europea che assolve l'Italia per l'omicidio del giovane Carlo.

La sentenza della Corte Europea riconosce la legittima difesa del carabiniere dal quale è partito il colpo che ha ucciso Carlo; insomma, neanche in quella sede si è potuta avere giustizia.
La sentenza della Corte Europea è stata male interpretata perché noi non abbiamo fatto ricorso contro la legittima difesa, bensì, contro l’insufficienza totale dell’inchiesta e sulla responsabilità dello Stato rispetto alla prontezza del soccorso a Carlo e alle cose che in seguito gli sono state fatte; ricordo la più terribile: gli spaccano la fronte con una pietrata per imbastire quella scenata oscena del vicequestore Adriano Lauro che insegue un innocente manifestante attribuendogli la responsabilità dell’uccisione di Carlo con un sasso.
Se si arriva a questi punti, io dico che dovremmo tutti quanti vigilare, perché vuol dire che si sono abbondantemente superate le soglie di guardia.
Allora, la sentenza del Tribunale della Corte dei Diritti Umani di Strasburgo ci ha dato ragione su una questione fondamentale; c’è un punto della sentenza che dice precisamente: che non è stato fatto nulla per indagare le responsabilità che connettono il colpo mortale a quello che è successo prima, e cioè: all’organizzazione del disordine pubblico fatto dalle forze di destra, fatto dalla questura, fatto, soprattutto, dai reparti speciali dei carabinieri e quindi, la volontà di colpire il movimento.
Da questo punto di vista, noi, consideriamo la sentenza positiva e ci dà la possibilità di fare un ricorso ulteriore e aprire un processo penale contro lo Stato italiano.
Lei ha mai sentito e avuto, in tutti questi anni, l’esigenza e la possibilità di rapportarsi con i reali responsabili della morte di suo figlio e intendo con i vertici che, quel giorno, operarono e impartirono ordini decisivi?
No, la possibilità non l’ho avuta e devo dire che, al di fuori di quella che avrebbe dovuto essere la sede naturale, non ho neppure cercato di avere delle motivazioni. Io ho preteso e ancora pretendo un processo. Una delle cose scandalose rispetto all’assassinio di Carlo e che è stato archiviato; cioè, un pubblico ministero e un giudice per le indagini preliminari che, secondo me hanno fatto tutto fuorché il loro dovere, non hanno neppure ritenuto che la vicenda fosse meritevole di un processo.
A cosa serve un processo se non ad appurare, attraverso prove, testimonianze e dibattiti, la verità?
Io, in fondo non voglio giustizia, pretendo verità.
Lei pensa che sia soltanto questione di un periodo storico sbagliato e spera di riuscire a vivere il tempo in cui la verità possa essere appurata sul caso Carlo Giuliani?
Credo che stiamo attraversando un periodo molto buio per quanto riguarda la storia di questo Paese. Non so bene a quale epoca bisogni riandare per trovare un quadro sociale così deludente, brutto, inquietante, così demoralizzante. Siamo di fronte ad un periodo di totale caduta morale, etica, di dignità nel Paese. La questione è che io credo se ne dovrà uscire e l’esigenza della verità travalica anche la stessa condizione politica di un Paese, dovrebbe essere un privilegio e un punto al quale tutti, indipendentemente dalle loro motivazioni politiche, devono tendere. La verità è un qualcosa che sta al di sopra dei meschini interessi di bottega e allora, io spero che si possa ricostruire un Paese a partire da questo dato: la verità è importante per tutti, per la dignità di un Paese, per la sua libertà, per la sua democrazia.























 

 

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