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Conversazione con


Focaccia Blues

di Massimiliano Forgione - 01/01/2010

Il film racconta il luogo ed i protagonisti di una vicenda realmente accaduta in Puglia, cioè della focaccia che mangiò l’hamburger.
Trae spunto dall’impresa di una piccola focacceria pugliese che, valorizzando i prodotti tipici, è riuscita a mettere in crisi un grande McDonald’s (550 metri quadri) aperto nella città di Altamura.
Dopo qualche mese dall’apertura del fast food, Luca Digesù, avendo un locale proprio accanto al “gigante” americano, decise di aprire una piccola panetteria in cui produceva la sua piccola specialità: la focaccia.
Lentamente, da quel momento, giorno dopo giorno, la concorrenza “leale” del panettiere altamurano, mise sempre più in crisi il grande fast food che di lì a pochi mesi fu costretto a chiudere.
Il film descrive la vittoria del mondo piccolo e “glocale” che si oppone alla diffusione della globalizzazione intesa come massificazione dei gusti, grazie anche all’utilizzo di poche armi: la qualità, la genuinità e la simpatia.
Le stesse armi che nel film utilizzerà il fruttivendolo Dante per riconquistare la sua Rosa dai corteggiamenti di Manuel; e Onofrio, nel suo viaggio a New York, per raccontare la grande impresa agli americani.
Il film, dopo il consenso di pubblico e critica, ha ottenuto due prestigiosi riconoscimenti: la Menzione Speciale ai Nastri d’Argento 2009 e il Ciak d’Oro 2009.
Nonostante le difficoltà produttive e distributive in Italia, il film è riuscito ad affermarsi, imponendo il principio che il piccolo, se di qualità, vince sempre.
Gruppo auditorium Torre Boldone
Focaccia Blues
Regia: Nico Cirasola
Produttore: Alessandro Contessa

Intervista a Nico Cirasola e Alessandro Contessa
Avete deciso di presentare il film a Bergamo invece che a Berlino, sembra una scelta un po’ stravagante, sicuramente in controtendenza.
Contessa Ormai tutto ciò è collaudato, nel senso che all’inizio c’era la rimostranza che il film fosse troppo altamurano, pugliese, meridionale, invece noi, ancor prima che il film uscisse e quindi ci fossero delle reazioni, abbiamo sempre sostenuto che fosse per tutti e il pubblico ci ha dato ragione, da qualsiasi parte, intesa anche geograficamente, ci sono arrivate conferme in tal senso. Si tratta di un film che esalta il territorio e le sue tradizioni. Per contrasto ci piace vedere le reazioni di un pubblico sempre diverso e nello specifico ci interessava vedere quali sarebbero state quelle di una platea bergamasca.
So che il film l’avete già presentato a Milano che è una piazza più variegata; come pensate che potrà essere accolto dal pubblico di un comune della bergamasca, come quello di stasera, dove tradizioni e cultura locali sono fortemente difese?
Cirasola L’abbiamo portato molto in giro, da nord a sud ed in comuni anche piccoli, come quello di stasera; in ogni luogo c’è la bellezza di scoprire reazioni diverse, riflessioni e domande differenti; si tratta di un film che fa riflettere molto la gente e il piacere più grande è vedere persone anziana e giovani, i più sensibili, che si uniscono per riconoscere la forte valenza del patrimonio culturale che la pellicola veicola.
Secondo me avete fatto un’operazione molto bella e intelligente, nel senso che attraverso una forma di campanilismo non ostentato, avete dimostrato che si può comunicare a chiunque e a qualsiasi distanza e addirittura si può avere la meglio sulla omologante cultura della nuova economia, McDonald’s per l’appunto. Immagino tutto ciò fosse nei vostri intenti.
Quando abbiamo incominciato a girare questo film, nel 2007, la parola crisi non veniva pronunciata come ossessivamente avviene da un po’ di tempo a questa parte; dico ciò perché, l’approccio dominante è che non ci sia un’idea dominante ma tante idee e, ognuna, merita di essere rispettata. Ecco, il film è portatore di pluralità: cibi diversi, colori, odori diversi e se di fronte alla diversità un qualsiasi uomo impone la propria omologante visione e si sottrae al confronto, alla sfida della conoscenza, ciò che verrà a creare sarà il conflitto e non l’integrazione. E’ quanto è avvenuto al McDonald’s di Altamura che ha chiuso per la concorrenza di un piccolo panificio e della sua focaccia che ha avuto la meglio sullo spersonalizzante hamburger. Insomma, questa grande compagnia americana è approdata in questo comune del meridione italiano e con arroganza, senza confrontarsi, senza ascoltare, ha imposto la maestosità del proprio luogo uguale in ogni dove. Non ha tenuto conto di una piccola variante: la bontà della focaccia del piccolo panificio quasi a fianco al locale dalle sembianze di un astronave; ebbene, la parabola è comunque quella di Davide che sconfigge Golia. Questo avviene quando c’è incomunicabilità, perché dimmi se della buona focaccia non possa coesistere con un buon piatto tipico bergamasco, un sushi o un kebab.
Il campanilismo dev’essere goliardico, giocoso, quando è così tende ad unire, quando è spocchioso, non sa prendere in giro se stesso, non sa ironizzare sul proprio campanile, crea divisioni e conflitti.
Il cast è d’eccezione e aiuta a mantenere lo stile goliardico del film dall’inizio alla fine. Tra gli attori c’è un Nicki Vendola alla sua prima comparsa cinematografica e i giudizi positivi non sono mancati tant’è che proprio voi gli avete dato un sicuro futuro da attore qualora la carriera politica dovesse terminare. Come siete riusciti a mettere insieme Arbore, Banfi, Placido, Vendola?
E’ stato merito di entrambi, stiamo condividendo tutto di questo film: l’ideazione, la progettazione, la distribuzione, la promozione. Si tratta di un film che non aveva a disposizione chissà quali fondi e le nostre personali risorse umane sono state fondamentali per il buon successo di cui il film sta godendo. Ti annuncio che il prossimo anno faremo concorrere il film agli oscar nella sezione riservata ai documentari, visto che a questo genere, la critica cinematografica, ha ascritto la nostra pellicola.
Un po’ di polemiche ci sono state a riguardo di questo vostro ultimo lavoro, come del resto per i precedenti, ma mi sembrano critiche non solo gratuite ma anche fuori luogo.
Assolutamente, neanche validamente motivate. Io ritengo che un’opera dell’ingegno non vada mai criticata perché comunque qualcosa apporta sempre. Mi rifaccio a Bernardo Bertolucci a proposito della definizione che diede della cultura: E’ un film non ancora girato, un libro non ancora scritto; ponendo l’accento sulla curiosità, sulla necessità di ricercare, di creare ciò che ancora non c’è. La critica spesso è spocchiosa e quindi, di per sé negativa.
Il locale che può avere una valenza globale, conoscete il termine “glocal”….
L’abbiamo usato nella promozione del nostro film, sì!
C’è una considerazione politica da fare a proposito degli scarsi finanziamenti di cui il vostro film, e tanti come il vostro, ha beneficiato e lo spropositato afflusso di danari che ha avuto Renzo Martinelli per produrre il suo Barbarossa. Sappiamo che i risultati ai botteghini sono stati molto deludenti per quest’ultimo mentre per voi rinfrancanti. Come funziona? I finanziamenti si spostano a seconda di dove spira il vento della politica? I registi fannulloni vengono puniti e quelli accondiscendenti premiati?
Sì, c’è questa necessità, questa spinta alla autodistruzione. Io, per esempio, non sono d’accordo a criticare Martinelli per aver ricevuto tanti soldi e non conosco le cause di tale insuccesso. Quando si parla di cinema, in Italia, lo facciamo con tutto il provincialismo che caratterizza molti aspetti della nostra vita. Ignoriamo il fatto che si tratta di industria culturale e che un cattivo film di oggi potrà divenire il capolavoro di domani. Ce lo insegna la critica cinematografica più lungimirante e quindi seria. Ti porto un esempio, negli anni ’50 vi era un divo indiscusso: Amedeo Nazari e guai a fare un film senza di lui; nella sua vasta produzione c’è il film Catene che, a vederlo oggi, veramente ti devi incatenare per poterlo guardare fino alla fine; in quegli stessi anni furono prodotti: Lo sceicco bianco e Ladri di biciclette che ebbero scarso successo di pubblico ma che in seguito sono rimasti nella storia della cinematografia.
I soldi non sono né la partenza, né l’arrivo di un lavoro, quando c’è il cuore, prima o poi il tuo operato viene riconosciuto.
Contessa A proposito dell’essere “fannullone”, dico che certe critiche vengono mosse senza avere la minima conoscenza e percezione della realtà; nel cinema c’è tanta gente che vi opera e lo fa con abnegazione e senza grandi mezzi. Se poi il regista, l’attore, in genere chi lavora, per il ministro è fannullone perché la pensa diversamente da lui, beh, è un’altra questione.
Se la politica vuole realmente interessarsi del cinema lo faccia salvaguardando le sale cinematografiche che sono luogo d’aggregazione per la gente di qualsiasi età, hanno una funzione sociale. E a ciò dovrebbe essere interessata le Lega che dice di fare una politica per la gente e territoriale. Se non crei cultura il degrado sarà sempre alle porte, il grande quesito è: questa politica, questi nostri politici, sono in grado di produrre cultura?
Da baresi accettereste mai che una kebaberia aprisse nel centro storico di Bari? Lo dico perché qui, a distanza di tanto tempo, si continua a polemizzare sulla presenza di un rivenditore di kebab a città alta che nulla toglie al decoro architettonico del luogo.
Cirasola Se non c’è violenza architettonica la differenza può, deve coesistere, l’abbiamo detto prima. Riconduco il tutto al nostro film; non mi ha fatto piacere vedere il McDonald’s di Altamura chiudere, ma evidentemente l’economia, così com’è non va, produce disastri. Le due economie: quella dell’hamburger e della focaccia, avrebbero potuto stare una affianco all’altra, ma con mittenza, senza arroganza, è la gente poi a decidere quale sarà il prodotto più competitivo. McDonald’s arrivò ad Altamura con un totem di 13 piani abusivo, deturpando il territorio; ciò è inaccettabile. La frase d’apertura del film è la seguente: Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno, basta saper scegliere. Ritengo che sia la formula filosofica che vada estesa a qualsiasi situazione della vita.
Quindi in quanto consumatori, il popolo ha ancora un grande, reale potere, indirizzare la produzione e fare in modo che sia di qualità e senza ripercussioni per l’ambiente.
Possiamo cambiare il corso della storia, se solo fossimo realmente informati e non disposti ad accettare tutto ciò che ci viene imposto. Ma anche qui dobbiamo chiederci: quanto preparati siamo per far sì che ciò avvenga.
Forse la gente è più pronta e preparata di quanto non siano i politici che per interessi partitici volutamente ignorano gli umori e le istanze di coloro che dovrebbero rappresentare.
E’ sicuramente ancora una volta una questione politica ma, del resto, dobbiamo convincerci, una volta per tutte, che la politica è la fine di un processo di movimento che si radicalizza nella sua staticità e quindi diventa l’esatto contrario del movimento stesso. Adesso, noi, cittadini liberi, siamo per il movimento, comunque, e la nostra scelta l’abbiamo già fatta, gli altri, faranno i politici o ascolteranno sommessamente ciò che questi dicono. Ne ho incontrati di politici intelligenti ma sono eccezioni, perché la curiosità, il guardare avanti con fiducia e voglia di migliorare, non è del politico. Allora, ritengo che la gente di questo Paese si debba riappropriare, una volta per tutte, del rispetto che merita e che si autodetermini se a governarci sono, ancora una volta, uomini che non amano quest’Italia.























 

 

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