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Conversazione con


Le rane

di Paolo Lo Conti - 14/05/2010

Sta salvando le rane dall’estinzione. E’ la storia di Francesco Milesi, un pensionato di 67 anni che vive a Roncobello e che da ormai 40 anni dedica la propria vita alla Rana Temporaria (fa parte della famiglia delle rane rosse). Il Signor Milesi ha rinunciato al suo orto per ricavare la bellezza di 13 vasche da riservare ai simpatici anfibi che ogni anno depongono le uova nelle suddette pozze artificiali.

Il mio rapporto con le rane è iniziato da bambino – ci spiega – solo che allora i tempi erano diversi, c’era la fame e detto chiaro e tondo le rane me le mangiavo. Ma adesso sono diventate le mie amiche, sto cercando di salvarle dall’estinzione.
Perché le rane si stanno estinguendo?
Beh, perché il clima sta cambiando in maniera macroscopica, una volta non esisteva che a gennaio ci fossero piogge o era una cosa rara, di solito c’era la neve abbondante. Adesso invece il territorio è cambiato, il clima non è più quello di prima. Succede che le piene si portano via le rane che giustamente a gennaio sono in letargo. In pratica muoiono nel sonno.
Si dedica alle rane da una vita, ha notato dei cambiamenti significativi nella popolazione di questi anfibi?
Sì, una volta contavo, con un calcolo approssimativo, la bellezza di 100 milioni di girini nelle mie vasche. Adesso sono molti di meno e la cosa è preoccupante. E’ colpa dell’uomo che modifica il territorio.
Gestire un compito come il suo non è roba da poco.
Direi di no, perché i girini vanno nutriti con almeno 20 chili di carne al giorno. Carne che trito e mischio a pane, uova, omogeneizzati. Per questo devo dire grazie agli esercenti di Roncobello che mi aiutano fornendomi pane duro e altri prodotti scaduti che diventano cibo per i girini. E’ un modo di riciclare.
Certo il paese di Roncobello le dà una mano, ma non si può dire lo stesso della Regione: il suo prezioso lavoro, salvare le rane dall’estinzione e riequilibrare così l’ecosistema, non ha un adeguato riconoscimento.
La Regione mi diede una mano 20 anni addietro, aiutandomi per l’acquisto dell’apposito tritacarne, che costò allora 3 milioni di vecchie lire.
Ma di acqua sotto i ponti ne è passata. O per meglio dire di acqua nelle sue vasche, ci permetta la battuta.
Sì, vorrei far capire agli enti che quello che sto facendo è piuttosto impegnativo, vedi la manutenzione delle vasche per esempio. E adesso che ho l’artrite non è uno scherzo fare tutto da solo, se va avanti così sarò costretto a smettere. Non ce la faccio più a fare tutto da solo.
Per fortuna però le rane hanno anche altri sostentori, vedi il Palio di Fermignano, ad Urbino. Un palio al quale lei partecipa con i suoi amici anfibi. Ci vuole spiegare in che cosa consiste?
E’ una gara a cui partecipano otto contrade che si sfidano fra loro, vince chi arriva per primo tagliando il traguardo con la propria rana sul carrettino di legno. Il tutto è molto simpatico, perché bisogna fermarsi in continuazione: le rane tendono a saltare giù dal carrettino e allora bisogna rimetterle a bordo e ripartire.























 

 

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