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Conversazione con


Laboratorio l'Aquila

di Massimiliano Forgione - 17/10/2010

Conversazione con Alessandro Aquilio autore del libro “23 secondi” Kellermann Editore.
Perché l’Aquila è stata definita il laboratorio di un nuovo modo di governare?
L’Aquila è una città che vive in una bolla la sua condizione fuori dal tempo e dallo spazio, nel senso che nel giro di pochissimo tempo tutto è stato stravolto e quindi è cambiato il modo di viverla e di governarla, in quanto sia le istituzioni locali che centrali devono fare i conti con una città da ricostruire e, soprattutto nella fase definita di emergenza, l’Aquila era sostanzialmente governata direttamente dalla protezione civile, era da lì che il potere decisionale veniva esercitato nella necessità di dover sistemare quasi 100.000 persone.
A questo proposito, c’è un’istanza da parte dei vari comitati che a l’Aquila si sono formati e da parte degli aquilani in senso più ampio, che è quella di rapportarsi direttamente con il governo senza passare per il tramite della protezione civile, di non avere a che fare solo ed esclusivamente con quest’ultima. Ecco, avviene allo stato attuale o è rimasta una richiesta inevasa?
Dipende dai gruppi che si relazionano; purtroppo, quanto sta succedendo a l’Aquila è una sorta di spaccatura interna. Dopo tanti dolori e sofferenze protratte nel tempo, perché vivere a l’Aquila è veramente difficile, c’è un sentimento di rivalsa che rivendica una forte necessità di ritornare ad una normalità e spesso ciò non coincide con i tempi burocratici che variano a seconda di chi risulta essere l’interlocutore che non è più quello locale bensì centrale. Quindi, la voglia di risolvere tutto si scontra con la realtà di una previsione di 10-15 anni per una ricostruzione.
Cosa avviene nelle tendopoli, si vive realmente l’impossibilità di potervi accedere e comunicare con quanti ci vivono per evitare che si possano raccogliere informazioni divergenti dalla versione omologata o si tratta di una condizione che ad un certo punto è stata portata al parossismo per alimentare la protesta, il malcontento?
Le ultime tendopoli sono state chiuse esattamente un anno fa. Lì, in realtà più che l’impossibilità di potervi accedere da parte dei giornalisti, c’è stata una diversità nel raccontare. Per quello che ho potuto vedere la popolazione, dopo tanti mesi di alberghi o tenda, era allo stremo, non sosteneva più tale condizione che significa privazione della intimità, della quotidianità, della familiarità, sensazione del non luogo; questo senso di stanchezza e nervosismo non sempre è stato comunicato nel modo più corretto. Vedi, secondo me, uno degli errori da evitare, è dipingere la tragedia aquilana di un colore o dell’altro, infatti il libro nasce da una voglia di raccontare una esperienza personale, un vissuto nel quale tutti possono ritrovarsi, non solo chi è contro o con questo governo o questa opposizione.
A questo proposito ti anticipo una domanda: quanto l’opposizione politica di questo governo, dal Pd all’Idv, nel post terremoto della ricostruzione e non dell’emergenza, ha frequentato la città attraverso i suoi rappresentanti per rifarsi un’immagine nel tentativo di dimostrare che un’opposizione in questo paese c’è? Quanto di reale e sincero c’era in questo presenzialismo?
Dire che la tragedia di l’Aquila sia stata sempre strumentalizzata non corrisponde a verità, io credo che ci fosse della sincerità in quel presenzialismo e posso affermare che molto è stato fatto da una parte e dall’altra. E’ vero che c’è stato un momento in cui la presenza è stata occasionale ed è anche per questo che il sentito degli aquilani può apparire virulento; vi è uno scollamento tra la vita quotidiana delle persone e l’attenzione del governo centrale nei confronti di quello locale e le rimostranze a volte vengono anche manifestate attraverso toni e modi esagitati.
Una delle richieste degli aquilani, per il tramite del sindaco Cialente, è quella di prolungare lo stato di sospensione del pagamento delle tasse; sappiamo che c’è un decreto Tremonti che proroga la scadenza di tale periodo fino al 1° gennaio e che, da quella data in poi, ricomincerà la tassazione. Confermi che la situazione sia questa allo stato attuale? E quale scontento registri da parte degli aquilani?
La situazione è esattamente questa. C’è da dire che gli aquilani chiedono la proroga non perché non vogliano pagare le tasse ma perché si trovano nell’impossibilità di poterlo fare. I cittadini non hanno ripreso le loro attività lavorative e di conseguenza si sente molto la necessità di usufruire di questa sospensione che è stata peraltro varata in occasione di altre sciagure e tragedie, ricordo il terremoto nelle Marche.
Alessandro, sappiamo che questa maggioranza, i suoi esponenti sono in prima persona coinvolti nella ricostruzione della città; il senatore Piccone, coordinatore del Pdl, ha fornito opere per la creazione della new town anche attraverso la propria impresa edile; apprendiamo dai rapporti dei Ros che il senatore Verdini favoriva fortemente imprese a lui vicine nel conferimento degli appalti; tutta questa consapevolezza quanto sdegno continua a destare negli aquilani perché la sensazione è che, a distanza di un anno e mezzo, la questione aquilana si stia affievolendo e ciò che rimane è materia che riguarda le indagini dei magistrati.
Credo che fino a quando non ci sarà il giudizio definitivo da parte della Magistratura sia bene mantenere il beneficio del dubbio, però, mi attengo a delle cose incontestabili, come la famosa frase intercettata in cui chi voleva speculare su l’Aquila alle 3.32 rideva e si sfregava le mani, che ha prodotto disgusto negli aquilani. Credo che chi è fuori dalla realtà aquilana non si renda conto che quella notte la città ha vissuto una tragedia immane….
….infatti c’è stata una reazione forte da parte della gente.
Molto forte….
…e quindi dovrebbe essere ancora più decisa nel momento in cui si scopre in che modo esponenti del governo siano implicati con la speculazione sulla città!
Io devo dire che al momento a l’Aquila vige più un senso di attesa, bisogna anche saper aspettare per capire se le cose stanno realmente in questi termini. E’ un fatto che quella frase a cui facevo riferimento è rimasta impressa in tutti noi e mai la dimenticheremo, così come mai augurerei a chi sulla tragedia di l’Aquila ha voluto speculare di vivere quello che noi abbiamo vissuto.
Quindi una frase che permetterà a voi di rimanere vigili sulle modalità attraverso le quali la ricostruzione di l’Aquila avverrà.
Assolutamente!
Io, un giro a l’Aquila l’estate scorsa l’ho fatto e, conversando con il proprietario dell’unico bar che allora poté riaprire, mi raccontò di come per la messa in sicurezza degli edifici fossero stati impiegati un numero spropositato di giunture utili a tenere insieme le impalcature dei sostegni (vedi foto dell’articolo), che ognuno di questi pezzi avesse un costo spropositato. Insomma, un ulteriore elemento di poca chiarezza che si insinua in uno scenario già molto torbido. Sei informato a questo proposito, visto che una foto che testimonia di questa cosa la ritrovo sulla piega interna della copertina del tuo libro?
Queste strutture tengono fermi i palazzi tanto all’esterno quanto all’interno, l’Aquila è una città medievale, sull’utilizzo spropositato di questo materiale non mi pronuncio perché non sono informato, però posso affermare che la messa in sicurezza della città è necessaria a livello totale.
Qual è stata la spinta che ti ha portato a scrivere un libro e a pubblicarlo, vi era la necessità di raccontare la tua storia o di fornire anche un tuo punto di vista, una tua valutazione di come sono andate le cose?
Io non faccio accenno alle polemiche che ci sono state e ancora caratterizzano tutta la questione aquilana, volevo descrivere il dramma dal punto di vista umano in modo che fosse comprensibile a tutti. Io, personalmente, ho avuto il grande privilegio di non avere vittime tra quelle che risultano sull’elenco di chi è venuto a mancare a causa del terremoto e anche per chi ha subito questo torto, che è insuperabile, diventa fondamentale il dovere della testimonianza; per questo ho scelto di espormi, scrivere questo libro è stato esprime l’amore che sento per la mia città, per la mia famiglia e per il senso profondo di testimonianza.























 

 

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