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Conversazione con Musica


Eugenio Bennato Il sangue vivo della taranta

di Marcello Masneri - 04/10/2007

Eugenio Bennato, la tua ricerca musicale è arrivata fino in Africa. Da quali spunti sei partito per giungere alla realizzazione di un album come Sponda Sud, con una tematica così importante?
La mia ricerca è iniziata molti anni fa da Napoli, la mia città. Mi sono inoltrato nelle campagne del sud Italia, dove la civiltà contadina manifestava ancora dei segnali di vitalità, erano gli anni sessanta e settanta. Da ragazzo scoprii questa realtà che il mondo accademico italiano non aveva messo in luce se non attraverso episodi sporadici. Già allora facevo musica ma mi interessava capire quale era il tipo di musica che apparteneva davvero alle mie radici. Mentre in Italia esplodeva la musica della beet generation io cercavo di seguire un filone diverso.
I primi segnali importanti della tua presenza sul mercato musicale italiano furono i tuoi album con i Musicanova nei fine anni settanta, ricordiamo le collaborazioni con Teresa de Sio, Avitabile e Carlo D’Angiò.
Sì, con “Taranta Power”, il progetto successivo, si è avuta un po’ la vera esplosione di questa cultura in campo musicale e certe sonorità sono arrivate all’orecchio della gente. Erano maturati i tempi perché le nuove generazioni si riconoscessero in questo ballo.
C’era già allora la volontà e l’intenzione che ballare la taranta potesse essere un veicolo d’integrazione fra più culture, o semplicemente un modo per aggregare, facendo rivivere una tradizione tipica del sud Italia?
Non so se era cosciente per me questo, però sicuramente c’era l’urgenza di far sì che anche l’Italia esprimesse una sua realtà, così come tante etnie nel mondo, anche perché l’Italia doveva sfatare certe credenze popolari folcloristiche basate solo sulla Napoli della pizza e delle tarantelle, priva di un valevole livello artistico e di una certa contemporaneità.
Anche in una tua recente intervista hai affermato di cercare con i tuoi progetti di allargare i confini della conoscenza della taranta, di far uscire cioè tale musica popolare con tutti i suoi significati da quella idea di musica da “sagra di paese” del sud.
Sì, e bisogna far sì che questa forma musicale viva, e per vivere deve tenere presente gli elementi della storia contemporanea, fra cui il nostro convivere con l’immigrazione.
Quindi possiamo trovare una analogia tra queste danze rituali del sud e le danze del nord Africa..
….Sì, infatti la presenza nel territorio italiano di tunisini e algerini può dare un grande contributo, così come lo danno nei miei concerti. Quelle voci e quelle ritmiche trovavano molti elementi in comune con le mie idee musicali. Quindi, l’allargamento al mediterraneo è stato proprio un cammino musicale, e “Sponda Sud” è una possibilità attraverso la musica di aprirsi ad altre culture.
Eugenio, nei tuoi testi prediligi raccontare storie, una forma poetica di comunicazione che non perde mai il suo fascino, che ha un grande potere evocativo e arriva direttamente alla gente, che quelle storie magari le ha vissute in prima persona. Questa tendenza ci ricorda Fabrizio de André, col quale sappiamo eri legato da buona amicizia e reciproca stima.
Sì, chi ha già ascoltato l’album dice che c’è qualcosa di De André, che è stato per me un grande punto di riferimento. La taranta esprime certe sofferenze della realtà contemporanea e in Sponda Sud c’è questo, è un disco cantautorale, ed è una definizione che approvo, in quanto mi sento più compositore che ricercatore, anche se nel campo della ricerca ho continuato negli ultimi anni un lavoro che forse i miei colleghi coetanei non hanno fatto più, essendosi fermati alla carica del blues degli anni settanta e ottanta.
Stasera qui a Milano, metropoli del nord, sono in molti ad attendere la tua esibizione, sintomo di una grande vitalità e di un grande seguito rispetto al tuo lavoro. Eugenio, può essere il cinema un mezzo per far conoscere la realtà della taranta? Ricordiamo “La capa gira” di Piva ad esempio.
Sì, anche “Sangue vivo” di qualche anno fa. Questo movimento ha bisogno di riconoscimento a livello artistico, di dignità e una forma artistica come il cinema può aiutarci. Intanto i media non ci danno una mano, anche Repubblica, oggi leggevo, non prende una posizione. Quando ci considereranno come fenomeno artistico forse usciremo dalla nicchia. E comunque ci sono centinaia di migliaia di persone che si muovono autonomamente per venirci a sentire, anche senza la televisione di Maurizio Costanzo che presenta i suoi parenti-talenti. Loro sono in ritardo. Quelli che stanno qui stasera la televisione ce l’hanno spenta! Stanno qui, non al festivalbar! Buon concerto a tutti!

Per tenervi aggiornati rispetto alla Taranta e ai concerti di Eugenio Bennato vi segnaliamo il sito www.tarantapower.it























 

 

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