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Cortopotere, il festival dei Corti

di Marcello Masneri - 05/10/2007

Giuliano Magni è tra gli ideatori e fondatori dell’Associazione Fidelio, nata nel duemila allo scopo di valorizzare e diffondere la cultura del cortometraggio, a favore di chi a tale espressione cinematografica si vuole avvicinare come autore, o per chi desidera anche solo avvicinarsi come amante del cinema.
Chiediamo a Giuliano, che è anche presidente dell’associazione, di parlarci delle iniziative promosse sul territorio.
Sì, l’associazione nasce con l’obiettivo di favorire la distribuzione di opere cinematografiche brevi e di organizzare manifestazioni, festival, rassegne, corsi… Io e gli altri ideatori del progetto abbiamo voluto creare sul territorio momenti di incontro e di visibilità per il cortometraggio che come forma d’arte cinematografica tendenzialmente in Italia viene un po’ bistrattata. Non solo a Bergamo, ma un po’ ovunque, non ci sono spazi appropriati, mentre ad esempio in Francia alcuni festival-corto costituiscono ormai delle proposte importanti e strutturate nel panorama culturale della nazione. Qui a Bergamo noi insistiamo per la nostra strada grazie anche a molti volontari, a tanta passione e al riscontro positivo dell’arrivo dei lavori da visionare. Circa duecento corti all’anno.
Punto di forza delle vostre iniziative è sicuramente il festival “Cortopotere”, giunto quest’anno alla sua ottava edizione. Si parla di alcune novità importanti come il cosiddetto Progetto Ambiente, o l’apertura del concorso a prodotti stranieri. Il festival è un concorso regolato da un bando che esce 4 o 5 mesi prima della data del festival (dal 12 al 18 novembre), ha una durata di due o tre mesi, a cui seguono altri due mesi circa per la selezione di lavori pervenuti, suddivisi in quattro sezioni: fiction, opere di ricerca, animazione e documentari. Quindi segue il tempo necessario per la preparazione del festival.
Di volta in volta, al concorso per cortometraggi si è aggiunto il concorso per sceneggiature per cortometraggi, in quanto esiste una difficoltà di scrittura e di ideazione e quindi può essere utile suddividere coloro che scrivono da coloro che realizzano.
Ma Cortopotere è anche una rassegna, e ogni anno facciamo una ricerca su ciò che è stato prodotto da grandi autori e proponiamo quindi al pubblico dei corti d’autore. Basti pensare che da Cortopotere festival è passato anche David Linch.
Da quest’anno il concorso è internazionale, aperto a tutto il mondo, e alle sezioni citate prima si va ad aggiungere quest’anno il Progetto Ambiente, un momento all’interno del percorso del festival in cui verranno proposti i lavori con tematica ambientale, in particolar modo legati al tema delle energie rinnovabili e al tema della mobilità.
A proposito esistono festival corto specializzati su queste tematiche come il Clorofilla film festival di Grosseto e Cinema-Ambiente di Torino, con i quali Fidelio mantiene contatti importanti per il recupero di materiale utile.
E come ogni anno i dibattiti in merito ai lavori visti e al futuro del cortometraggio animeranno le serate nel dopo-film…
Sì, sono previsti anche dei momenti di dibattito, o meglio spazi riservati a relazioni di specialisti del settore, grazie a dei contatti con due docenti dell’Università di Bergamo.
Questo per cercare di tenere viva l’attenzione degli studenti di scuole medie e superiori in modo che la curiosità si possa evolvere in comprensione.
Giuliano, le sperimentazioni digitali e tutto ciò che riguarda l’uso del computer possono trovare nella realizzazione del cortometraggio un terreno agevole? E’ una possibilità di valorizzazione del mondo digitale?
Recentemente una serie di strumenti di matrice digitale sono risultati decisamente più abbordabili per tutti gli autori, favorendo così la realizzazione di immagini ad effetto, sequenze, e altre caratteristiche dell’immagine che potremmo definire surreali. Fino a venti anni fa chi voleva produrre un film poteva contare solo sulla pellicola, la cinematografia pura. Ora le telecamere digitali e le innumerevoli possibilità di montaggio hanno consentito un boom di produzioni.
Comunque tali mezzi digitali sono utilizzati anche per la realizzazione di prodotti audiovisivi di fiction classici.I costi sono minori ed è più semplice da realizzare. Il risultato finale presenta un senso estetico diverso, che può sembrare più moderno ma che a qualcuno può apparire artefatto, e comunque vanno a caratterizzare il gusto del regista o del direttore della fotografia.
In Cortopotere, all’interno della sezione Opere di ricerca, sono raccolte opere in cui l’aspetto narrativo è spesso sacrificato in virtù delle acrobazie digitali come nuovo linguaggio visivo.
Forse le immagini del film con protagonista Roger Rabbit furono le prime a sorprendere il pubblico, con la sovrapposizione tra disegni e immagini reali.
Sì, in quel momento il grande pubblico, nelle sale ha incontrato delle immagini nuove.
Quali sono nella storia del cortometraggio gli autori che si potrebbero citare come esempio?
Mah… a noi piace citare Orson Welles, anche perché è da lui che è nata l’idea del nome Cortopotere, da Quarto potere, forse il suo film più celebre; così come la siluette del logo dell’Associazione Fidelio, sempre raffigurante Orson Welles.
Sarà possibile, nelle sale bergamasche in futuro, godere della visione di un corto prima della proiezione del film? Non potrebbe essere un buon sistema per avvicinare il grande pubblico a questo mondo? Oltre a promuovere le iniziative dell’associazione Fidelio…
Adesso come adesso se vedremo un cortometraggio prima di un film sarà per sbaglio! Non c’è cultura, non c’è abitudine, ma tutto il pubblico italiano è un po’ pigro; basti pensare che nessun film di produzione straniera da noi viene proposto in lingua originale con sottotitoli, lasciando a dei seppur bravi doppiatori il difficilissimo compito di sostituirsi. Così facendo spesso è inevitabile stravolgere il sapore di un dialogo o la profondità e il sentimento dati dalla voce originale. Spesso sentire una voce in lingua straniera fa storcere il naso allo spettatore medio, e i distributori lo sanno.
Inoltre nelle sale succede che la gente si prende il diritto di conversare e pensare ad altro prima che inizi il film per cui sono venuti.























 

 

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