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Intervista a Pino Aprile

di Massimiliano Forgione - 03/11/2012

‘Quando cominci a notare certe cose, ti accorgi che stai diventando meridionale, e scopri che vogliono che tu lo sia, lo resti e lo accetti’
Pino Aprile dal libro Terroni, Piemme edizioni.


Dalla lettura del tuo libro emerge un intento narrativo che vuol essere di tipo informativo sulla versione reale dell’unità di’Italia e delle relative scelte politiche di oltre 150 anni, indagatore di ragioni antropologiche e sociologiche di uno stato di minorità del Sud dall’invasione dei Savoia in poi.

Ogni mio libro nasce da una domanda che non trova una risposta soddisfacente, ciò attiene alla propria cultura, alla propria conoscenza e quindi, può avvenire che quanto risulti esaustivo per molti, non lo sia per il sottoscritto.
Noi siamo pieni fino all’eccesso insopportabile, ma è sempre una visione soggettiva, di libri che ci raccontano e spiegano di come i meridionali siano geneticamente portati all’inciviltà, all’inferiorità, alla delinquenza, del difetto innato nel meridionale narrato molte volte attraverso delle speculazioni che hanno tutto il colore della supposizione e del pregiudizio. Insomma, una volontà nel descriverli in un determinato modo per poterne dire male. Conservo sempre vivo il ricordo di Giorgio Bocca che si definiva razzista e antimeridionale, penso ai tanti che si sono espressi e ancora lo fanno in termini ignobili nei confronti del Sud senza che ci siano reazioni di sdegno, puntuali e di una certa portata quando la scia va nel senso contrario.
Adesso, ammesso che le rimostranze più bieche siano vere, a me interessa indagare le cause; ritengo che sia di poco interesse mettere in risalto la condizione, vorrei che si parlasse delle scaturigini della stessa.
Uno stato di minorità, quello del Sud, che dura da più di 150 anni e che negli ultimi 20 ha visto il suo apice populista grazie al quale sempre più meridionali hanno acquisito coscienza della loro vera condizione; insomma, la Lega ha reso un bel servizio!
La funzione della Lega viene enfatizzata, mitizzata, perché il modo denigratorio di pensare, descrivere il meridionale da parte del Nord è caratterizzante da sempre, così vecchio che quanto appare scritto su La Padania ricalca quanto già Mussolini scriveva su Il popolo d’Italia. La violenza e la ferocia urlate dai protofascisti leghisti contro gli stranieri sono le stesse che avevano come obiettivo i meridionali, in quegli anni particolarmente contro i pugliesi, ultimi ad essere interessati dalla necessità dell’emigrazione e per di più verso Milano, unica meta possibile in quanto l’America, dopo la crisi del ’29 chiuse le sue porte, e la Francia aveva iniziato la sua politica di rientro coatto degli emigrati italiani. Parliamo di un fascismo che si inventa addirittura il reato di ‘emigrazione clandestina in patria’, espediente per incriminare i meridionali diretti al Nord (surrealismo puro, ndr). Quindi, il modo di fare della Lega è antico! Con la Democrazia Cristiana vediamo che viene un po’ soffocato ma poi, persa la vergogna, torna prepotentemente. Ora, il recupero, la consapevolezza della propria storia, della propria dignità, dell’esigenza di essere rispettati da parte dei meridionali, si deve al ‘decerume’ razzista della Lega e a coloro che nei fatti si sono dimostrati peggio dei leghisti: Gelmini, Brunetta, Formigoni, Tremonti.
Dal tuo libro emerge l’assunto che, senza capire le sorti economiche che muovono le azioni dell’uomo, è facile e fuorviante farsi affascinare dagli assunti populisti; insomma, non si capiscono mai le vere ragioni che spingono gli ‘agiti’, soprattutto di coloro che governano e si confonde sempre tutto; 3 fasi: 1861, 1891, 1921: date di vera e propria spoliazione del Sud: ci dici perché?
Sono le accelerazioni di una spoliazione che non è mai venuta meno. Nei processi storici, l’assunto che nei gialli recita ‘cherchez la femme’, varia in ‘cherchez l’argent’. Come diceva Falcone a proposito della mafia: se segui il corso del denaro arrivi alla verità.
Noi abbiamo avuto i più feroci saccheggi e massacri con l’invasione del Sud (1861), ma la privazione è continuata attraverso le leggi che rendevano legale la raccolta di soldi e ricchezze varie al Sud per essere spesi e investiti al Nord. Questa è una realtà consolidata sin dai tempi di Gaetano Salvemini e Francesco Nitti, tra i primi a denunciare una tassazione leggera al Nord e pesantissima al Sud (1891). Poi la mazzata finale con il fascismo (1921).
Dovremmo essere tutti grati al Consiglio Nazionale delle Ricerche che ha documentato, con tabelle dai dati inequivocabili come, al momento dell’Unità d’Italia, le regioni del Sud erano tra le più ricche d’Italia, tra cui spiccava la Campania, la più povera era la Val d’Aosta e a seguire quelle alpine. Ebbene, nonostante le accelerazioni del 1861 e 1891, questo dato non cambia e solo il fascismo, con l’infausta battaglia del grano scatenata al Sud e con l’esclusivo investimento di risorse nell’industria bellica e nell’IRI del Nord, imprime una forte accelerazione alla privazione del Sud tanto che, nel dopoguerra, per la prima volta, si assiste al ribaltamento della situazione: tutte le regioni del Sud risultano essere più povere di tutte quelle del Nord. Negli 80 anni precedenti, nonostante tutto quanto fu fatto, non si riuscì ad arrivare al risultato auspicato.
L’istituzione della Cassa del Mezzogiorno allevia un po’ le cose fino a quando, con la Lega, ricominciano i furti dei soldi destinati al Sud e dirottati al Nord: i fondi FAS (fondi europei per le aree sottoutilizzate), i fondi per la ricerca nel Sud che vanno a finanziare le industrie delle armi nel bresciano, i soldi per le scuole del Sud prelevati dalla Gelmini e spesi nelle scuole del Nord, quelli per le strade della Calabria e della Sicilia utilizzati per abbonare l’Ici a tutti gli italiani e mi fermo perché l’elenco è piuttosto lungo.
Il timore del confronto del Nord rispetto a un Sud che riscopre la propria identità industriale; un argomento che sviluppi in modo interessante.
La legge sociale individuata dai ricercatori Greg e Galton recita che: nei fenomeni sociali il peggio vince non nonostante i suoi difetti ma proprio in virtù di questi. Con ciò voglio dire che il Nord è la macro regione in Italia più penalizzata dall’immagine della Lega, perché è minoranza, per quanto una parte minoritaria che sembra essere tutto il Nord. I più incazzati con questa situazione sono proprio i settentrionali più onesti e perbene che su quell’immagine si vedono appiattiti e che non corrisponde loro. Ebbene, tutto ciò è autolesionista, perché la paura del confronto che risiede in questo urlare smodato non appartiene a tutto il Nord ma ai più scemi di questa parte geografica, ai deboli, agli incapaci.
Basterebbe un dato della Banca d’Italia che dice: ogni euro in più di prodotto lordo ottenuto al Sud incrementa il PIL di 1€ e 40Cent, lo stesso euro investito al Nord lo incrementa di 1€ e 10Cent; quindi, un paese non scemo, come è il nostro, tiferebbe per la produzione al Sud. Il Sud, allo stato attuale, è la parte d’Italia più votata allo sviluppo industriale ed economico, proprio perché fatto rimanere indietro negli anni. E’ esattamente lo stesso fenomeno che si registra quando si parla di Cina, di India e di tutte quelle aeree che nel tempo sono state soffocate e, nel momento in cui si mettono in moto, hanno la potenzialità di accelerare tantissimo l’economia generale. Invece, assistiamo al paradosso di un Sud che viene bloccato nel suo sviluppo attraverso le leggi. Un esempio per tutti, la produzione delle energie rinnovabili che vede il Sud quasi monopolista; la Puglia, la Campania, la Calabria sono tra i leader europei nella produzione di biomasse e fotovoltaico, il settore impiega circa 50.000 meridionali, la Puglia da sola produce più del doppio dell’energia che le serve e il resto va a beneficio del resto d’Italia. Ora, cosa fa il governo Monti?: siccome queste energie stanno diventando talmente convenienti da abbassare il prezzo del kilowatt, per tutelare il monopolio dell’Enel, che produce con materie prime altamente inquinanti: carbone e metano, pone ostacoli alla produzione di energie rinnovabili, penalizzando di fatto il Sud a favore del monopolista. Beh, questa è un’imbecillità enorme perché non si bada, non dico al dopodomani, ma neanche al domani, ci si preoccupa di preservare ieri.
Detto secondo i dati di Banca d’Italia: ogni euro in più che viene forzatamente fatto produrre al Nord penalizzando il Sud, l’Italia ci rimette 30Cent; proviamo ad immaginare l’incidenza di questa differenza su 1300/1400 miliardi di PIL annui, risulta che in pochi degli stessi il famigerato deficit sarebbe azzerato.
Per preservare lo status quo, l’Italia, mantiene il suo deficit e sta scivolando fuori dalla lista dei primi dieci paesi al mondo.
Quale parte, regione del Sud, vedi più votata allo sviluppo economico e industriale?
Tutto il Sud ha una sensazionale forza trainante. Il freno del Sud si chiama Italia, così come l’Europa, nel mondo, è assolutamente minoritaria; nel senso che, tutto ciò che oggi corre in economia, è meridionale: è Cina, Corea, Singapore, Brasile; l’India che solo cinque anni fa valeva metà della Francia e poco più di un terzo dell’Italia, oggi, ha superato la prima ed è alla pari con la seconda. Sto parlando di dati di cinque mesi fa, quindi è plausibile che la differenza sia maggiore. La Cina che cinque anni fa valeva 50% in meno degli Stati Uniti, oggi vale quella stessa percentuale in più. Il sud d’Italia fa parte dello stesso fenomeno.
Nel mio prossimo libro che s’intitola: Mai più terroni, la fine della questione meridionale, racconto quanto stanno facendo i giovani ricercatori del Sud, parlo della Puglia, con l’intelligentissima gestione dei pochi fondi regionali operata da Nichi Vendola: start up di aziende innovative che vede il Sud insidiare il podio al Nord in Italia, con differenze di 0.1 punti. Il politecnico di Bari, a livello di qualità della ricerca, secondo la rigorosissima classifica mondiale sulla capacità dei politecnici di produrre quantità e qualità di ricerca, risulta essere il primo; quello di Milano e di Torino non lo sono più già da due anni. Questo sta avvenendo nel nostro Sud.
Pino, chiudiamo con un salto in un passato che vorremmo fosse sempre attualità; prima hai citato Falcone e nel tuo libro c’è un bel pezzo di letteratura sulla reale origine del fenomeno delle mafie quale elevazione a sistema da parte del potere. Conoscere significa smettere anche di parlarne in maniera fuorviante, banale.
Ma è detto da tutti gli studiosi più accreditati e seri del fenomeno delle mafie di come la più grande falsità storica sia propria quella che le stesse siano l’evoluzione del residuato del brigantaggio, mentre è vero proprio il contrario: quest’ultimo imperversò proprio nelle regioni esenti da mafia.
Rocco Chinnici, il grande maestro di dottrina e di morale, per quanto i suoi allievi (Falcone e Borsellino) ne avessero poco bisogno, spiegava che la mafia è un regalo avvelenato dell’unità d’Italia al Sud e, adesso, a tutta l’Italia. La delinquenza esistente nel Sud, prima dell’unità, era, né più e né meno che quella diffusa ovunque; chi vuole lumi al riguardo vada a leggere uno dei più grandi studiosi del fenomeno del tempo, tale Alessandro Manzoni e il suo I promessi sposi. Ebbene, dall’associazione di questo tipo di delinquenza con il potere politico e amministrativo nascono le mafie per come le conosciamo oggi. In Sicilia i picciotti vengono convertiti all’ideale unitario al prezzo di 4 tarì al giorno; l’invasione di Garibaldi viene preparata da inviati siciliani: Francesco Crispi, il messinese La Farina, Giovanni Corrao, generale garibaldino più addentro al mondo mafioso che, quando si rende conto di non aver dato l’autonomia alla Sicilia ma una schiavitù, quella dei Savoia, ben più ignobile di quella dei Borbone, mette in moto una controrivoluzione per essere poi ucciso da falsi carabinieri nel suo agrumeto. Ora, l’indagine sull’assassinio di Giovanni Corrao è la prima, della storia, nella quale compare la parola ‘mafia’. Io, mi dico, voglio sperare che i carabinieri fossero finti per davvero. L’associazione della delinquenza al potere politico, a Napoli, vede Liborio Romano consegnare, letteralmente, la polizia alla camorra, assumere camorristi a ispettori, capi di polizia. Quel patto dura ancora oggi, altrimenti non ci spiegheremmo la strenua difesa in Parlamento di tutti i politici indagati sui quali pende la richiesta di arresto da parte della Magistratura, di condannati per associazione mafiosa in primo e secondo grado. Lì, c’è la convergenza dei poteri che hanno fatto l’Italia unita e che continuano a gestirla: economia del Nord, delinquenza del Sud, massoneria come camera di condensazione. Lo diceva già Gaetano Salvemini un secolo fa: i reazionari del Nord hanno bisogno dei delinquenti del Sud per tenere oppressi gli onesti del Nord e, i delinquenti del Sud, hanno bisogno dei reazionari del Nord per tenere oppressi gli onesti del Sud. Ora, se guardiamo cos’è stato il governo dell’Italia negli ultimi 15 anni, abbiamo, nella maniera più chiara, l’evidenza della triade del potere in Italia: massoneria, mafia, economia del Nord.

Un grazie per il suo contributo a Nicola Bruno























 

 

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