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Conversazione con


Conversazione con Alberto Patrucco

di Massimiliano Forgione - 22/04/2013

Quali sono le ragioni che portano Alberto Patrucco a fare un intervento comico per Banca Etica?
Perché significa mettere la comicità al servizio di temi importantissimi, in questo caso quello di una finanza etica, legata al territorio, alla gente e non speculativa. Io ho sempre trattato, in comico, una materia piuttosto lontana dalla comicità di slancio, immediata; il genere mi dà la possibilità di parlare di ciò che mi sta a cuore, che realmente mi interessa e come oggi cavalco il tema della morte attraverso l’ironia per sdrammatizzarla, in passato ho parlato di ecologia, di ambiente, di guerra. Personalmente il paradigma è: trattare argomenti pregnanti cercando di far ridere e non far ridere inframmezzando il discorso comico con cose anche serie. Quindi direi che l’intento è sempre: cercare di far ridere sul serio.
Anni fa presentavi il tuo libro Vedo buio, l’euro era ancora agli albori, la situazione economica conosceva già la parola crisi ma non in termini così gravosi come oggi. A distanza di più di un lustro, come vede Patrucco la realtà?
Io sono un pessimista da sempre, tanto da aver dato vita a una branca della satira che è quella del pessimismo comico; lo sono per due ottimistiche ragioni: una perché ci azzecchi quasi sempre e l’altra perché, se mai ti sbagliassi, vai incontro a una piacevole sorpresa. Detto ciò, confermo che continuo a vedere buio ed ho la vaga certezza che, usciti dal tunnel che l’umanità tutta di questi tempi sembra aver imboccato, se ci andrà bene, riemergeremo in una zona d’ombra.
I politici offrono tanta materia da trattare ai comici, mai come di questi tempi la politica rappresenta una fonte di ispirazione fantastica.
Allora, qui ci facciamo semiseri, perché io credo che sia necessario uscire dall’equivoco del riconoscimento di quello che è il tratto satirico. Io amo la satira ma non quella a tutti i costi e, nello specifico, ritengo che ricamare aggiungendo battute su modi, atteggiamenti, discorsi che già di per sé sono ridicoli sia ridondante tanto da generare, attraverso il comico, ciò che è buffo e inutile. Quindi, più che continuare a parlare del politico e del portaborse di turno, penso sia importante ricominciare a occuparsi di temi sociali attraverso la chiave della satira. Quando il comico è al potere la satira è in crisi, tant’è che una delle mode del momento è tornata ad essere quella delle imitazioni per cui basta semplicemente ricordare un determinato soggetto, un tratto, un vezzo che lo caratterizzi che già si suscita il senso del comico senza aver aggiunto nulla a grave detrimento della creatività di attori e autori.
Il titolo di un altro tuo libro precedente al già citato è Tempi bastardi, oggi, con quale aggettivo accompagneresti questi tempi?
Sono ancora tempi bastardi perché non c’è nulla da ridere e, nello stesso tempo, si può ridere di tutto.

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