Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Conversazione con


Xylella fastidiosa
Conversazione con Pino Aprile

di Massimiliano Forgione - 11/01/2016

Diciamo cos’è la Xylella e come mai arriva in Salento e nel brindisino.
E’ un batterio veicolato da una microscopica cicaletta chiamata ‘sputacchina’ e arriva, secondo quello che risulterebbe anche ai magistrati, per via di studi ed esperimenti condotti presso l’Istituto agronomico del Mediterraneo di Bari.
Quanto reale è la sua pericolosità?
Questo è esattamente l’oggetto di dibattito. Dunque, secondo alcuni studi, quelli che portano all’abbattimento degli alberi, la Xylella è responsabile del disseccamento degli ulivi e, essendo molto infettiva, non lascia prevedere altra soluzione. Secondo altri studi, fatti in California, su larga scala e su lungo periodo, la Xylella non solo non è affatto letale ma non è patogena, il che vuol dire che non provoca nessun danno all’albero. Insomma, non è una malattia dell’ulivo.
Proprio su questi pareri contrari si sono innescate ipotesi e speculazioni rispetto alle quali la Magistratura sta cercando di fare chiarezza. In breve, la Procura di Lecce, ha commissionato altre analisi dalle quali risulta che tra le piantagioni della campagna di Lecce non c’è una Xylella, bensì nove tipi e che oltretutto c’erano già; in quanto ci sono ulivi che hanno la Xylella e che stanno benissimo ed altri senza che seccano. Quindi, tutto il costrutto che finora ha portato all’abbattimento di piante secolari traballa e, a buona ragione, ha indotto la Magistratura ad emettere avvisi di garanzia a dieci indagati, tra cui il commissario straordinario Giuseppe Silletti.
Agricoltori raccontano di come il germe sia presente dal 1980. Si ha il sospetto che si sia voluta cavalcare un’emergenza artatamente portata a livelli di allarmismo. A tuo avviso come si è comportato il Ministero dell’Agricoltura e il Ministro Martina?
Martina farebbe un favore all’agricoltura italiana e soprattutto alla Puglia se togliesse il disturbo. Se davvero questa Xylella è così terribile e spaventosa, non si capisce perché ad Oria, dove sono stati abbattuti i primi ulivi, si sia operato tra lo scempio, l’incuria e la stupidità. Mi spiego, il principio dice che l’albero vada abbattuto perché la ‘sputacchina’ passa ad infettare l’ulivo vicino muovendosi sull’erba. Ora, se l’albero da posizione verticale passa in posizione orizzontale, si presuppone che il contagio avvenga più rapidamente. Ebbene, gli ulivi abbattuti ad Oria sono rimasti per terra.
Di fronte alla mancanza di certezza sulla colpevolezza della Xylella e a studi contrastanti, l’Istituzione avrebbe dovuto muoversi con più cautela e commissionare altri studi allo scopo di fare più chiarezza. Invece sappiamo che un’ordinanza di Martina recita che andavano abbattuti a vista gli ulivi che sembravano infetti. Non penso che ci sia altro da dire.
Quale interpretazione dai di una perizia così superficiale e per niente rispettosa del territorio?
Di fronte a fatti così enormi tutto diventa possibile. Ora, fuori da ogni dietrologia, io amo pensare che se siamo dotati di intelletto è per servircene e per indagare le ragioni, da verificare certo, che stanno alla radice di quanto accade. Ritengo che il rapporto tra l’agricoltura e il Trattato di libero scambio Nord Africa - UE sia difficilissimo e disastroso per il Sud.
Faccio una piccola divagazione per parlare di colui che è uno dei miei più alti riferimenti morali: Peppino Di Vittorio. Un bracciante analfabeta che, prima conquistò l’alfabeto, scrivendo le parole che non conosceva su un quaderno, per poi scoprire che quello strumento esisteva già e lo aveva creato un personaggio del suo stesso paese, Cerignola, e si chiamava Zingarelli che scrisse il vocabolario. In seguito, creò il Sindacato in Italia, diventando poi il segretario mondiale dei Sindacati. Ebbene, Di Vittorio esaltava la vitale importanza del legame tra lui, la terra e i braccianti, affermava che ciò che l’uomo produce viene dalla terra e tutto dev’essere legato alla ragione prima della nostra esistenza e ricchezza.
Ora, approvare all’unanimità, in sede europea, trattati economici che hanno consentito all’agricoltura del Nord Africa di invadere il mercato europeo e, diciamo, italiano, con i suoi prodotti che sono gli stessi del sud europeo, senza dover sottostare alle stesse regole e controlli, salari di chi lavora, comporta la rovina dell’agricoltura meridionale.
La distruzione degli uliveti nel Sud va esattamente in questa direzione, altrimenti non si spiegherebbe perché in Puglia questa battaglia è diventata così radicale mentre negli altri posti d’Europa, dove sono state importate milioni di piante con la Xylella, non avviene la stessa cosa.
La Puglia possiede sessanta milioni di ulivi, è la regione con il maggior numero al mondo, l’uliveto della Puglia è la più grande foresta artificiale mai piantata dall’uomo. Mi chiedo: chi deve tutelare un patrimonio così prezioso? Non credo il ministro Martina che, nel pieno della crisi, era occupato a presenziare Expo con le sue frasi di circostanza.
A che punto è la protesta degli agricoltori e di tutti coloro che vogliono conservare questo patrimonio naturale?
Sono rimasto sorpreso dalla veemenza e dalla vastità della risposta spontanea da parte dei pugliesi rispetto allo scempio in atto. Quando l’anno scorso ci fu l’invito dal tono dell’ordinanza a non usare i rametti di ulivo nella giornata della domenica della palme per evitare la diffusione del germe, in piazza Sant’Oronzo a Lecce c’erano 30.000 persone che protestavano contro la follia di questa psicosi.
Il WWF ha prodotto un esposto al Tar del Lazio contro l’abbattimento degli ulivi. Si tratta di un atto importantissimo che la dice lunga sulle decisioni del Governo e la militarizzazione del territorio al fine di distruggere un paesaggio unico.

Ascolta l'audio dell'intervista























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente