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Conversazione con Giorgio Melazzi
Blues dei cento appunti

di Massimiliano Forgione - 16/12/2018

Qual è la grande lezione di Franco Parenti che porti dentro di te?
L’originalità. La responsabilità culturale e la ricerca del sentimento giusto nella propria storia personale o nel profondo del proprio spirito e non negli stereotipi.
A che punto è oggi la comicità?
Non sono nessuno per giudicare, posso solo parlarti del mio gusto e scelgo un motto di Buster keaton per darti la misura della mia idea e recita: ''Perché essere difficili, quando con il minimo sforzo potete diventare impossibili?''. La trovo una straordinaria chiave di lettura e antidoto contro la banalità. Quindi, occorre molto concentrarsi sull'autenticità, perché di per se stessa imprevedibile.
La comicità abbastanza uguale che passa su programmi abbastanza omologati, penso al genere Zelig, è così perché figlia di questo tempo e così lo interpreta?
Io non vedevo Zelig neanche quando lo facevo, semplicemente perché non mi piace rivedermi: credo nella naturalezza del momento, specie in quell’ambito comico. E non mi piace quel genere di trasmissioni che da quel prototipo di successo sono poi derivate in una sorta di corsa al ribasso. Zelig Circus era un Circo di Clown moderni, molti dei quali bravissimi; quanto al resto, con la formula Zelig poi declinata da altri all’infinito, credo non possano esistere imitazioni che superino l’originale. E mi pare che in molti stiano raschiando da tempo il fondo del barile. A prescindere dai contenuti, magari improntati all’attualità, si ride di cose vecchie. Ma la vita continua e qualcosa di nuovo prima o poi succederà.
La tua è un'ironia molto sottile che rimanda a pensieri anche profondi.
E' l'esatto contrario, dal pensiero profondo, con l'ironia, arrivo alla comicità. E' un modo per esorcizzare la negatività e la drammaticità della vita. In fondo, il Blues è quello, un misto di malinconia e ribellione, poi quello che ne vien fuori è un'improvvisazione emotiva che può portare a storie paradossali come quella del preservativo che è l'unico che veramente vive la storia d'amore di due adulteri.
E non si può dire che un uomo non capisca un cazzo.
Quando lo dico non penso di offendere nessuno...
Detto in questi termini non fa una piega. Hai un passato da doppiatore eccellente.
Sì è successo, ho doppiato Robert Redford, Richard Dreyfuss, Stan Oliver...
..e sei anche la voce dell'ispettore Gadget.
Esatto.
Il cinema?
Piccole parti. Ho sempre voluto vivere la realtà milanese perché è quella che sento da sempre più mia. Ho frequentato Roma ma la mia città mi ha sempre dato tanto e quindi sono sempre stato impegnato più nel teatro che nel cinema.
A quale comunità di comici senti di appartenere?
Franco Parenti e Edoardo De Filippo sono stati i miei riferimenti. Ho fatto tanto teatro napoletano e tanta televisione a Napoli. Il napoletano è uno stato mentale e quel tipo di teatro è di tipo artigianale, lavori come il calzolaio che fa scarpe su misura. Poi nel mio percorso sono approdato nuovamente qui dove sono in scena con questo spettacolo in cui non ci sono personaggi, non c'è trucco, l'unico protagonista è il racconto e delle musiche evocative, utili a dare la cornice di un sentimento.
E del teatro di Edoardo cosa porti dentro?
Edoardo mi chiamò a lavorare con lui dopo avermi visto in uno spettacolo di Franco Parenti che gli disse di aspettare in quanto ero impegnato con lui in tournée. La mia parte fu data a Vincenzo Salemme, stiamo parlando della commedia Il cilindro ed eravamo nel 1976 o '77. Con Edoardo è sempre rimasta una frequentazione assidua e per me importantissima. Passare del tempo con lui a parlare di certe cose voleva per me dire di star facendo la cosa giusta.
In che condizioni scrivi? Quando senti l'esigenza di farlo?
Ho tanti ragazzi in casa ed ho bisogno sempre di isolarmi per farlo. Ho scritto tante commedie e stavo su la notte per farlo. Mi ricordo che in una notte scrissi un atto unico che fu premiato ed ebbe molto successo, si chiama La pietra al collo. Non lo sto dicendo per vantarmi ma per dire che in un paio di notti ero capace di scrivere e completare una commedia e lo facevo battendo a macchina. Adesso ho deciso di raccontare delle storie da solo sul palco e dopo questa prima riprenderò a gennaio per proseguire fino a fine marzo. Dopo vedremo cosa verrà, la sicurezza è che sarà qualcosa di nuovo e completamente diverso rispetto a quanto c'è stato prima.
C'è anche un libro che raccoglie queste storie.
La Fondazione Parenti le ha raccolte e pubblicate in un libro che viene venduto qui a Teatro.
Giorgio, ci lasciamo con questa tua frase: ''Nuotiamo tutti nelle stesse acque, è lo stile nell'affogare che fa la differenza.''
E se non è abbastanza allegra possiamo aggiungerci questa: ''Gli ultimi saranno i primi, ma per me che c'è sotto qualcosa.''

Altre citazioni:
....e ti scendono le lacrime peggiori, quelle più asciutte
....tutti abbiamo bisogno di poesia per salvarci dai numeri e dal nulla
...perché gli amori finiscono e quelli che durano non sono amori, sono abitudini. Gli amori sono pesci rossi che hai preso al luna park, non puoi pretendere che vivano per sempre
...uno sciacallo che si accontenta degli avanzi di una coppia in crisi
...c'è del fanculo nell'aria, respira profondamente e vivi, maledizione, vivi.


Al teatro Parenti in replica dal 30 gennaio al 29 marzo ogni mercoledì, giovedì e venerdì

ZELIG
Ti regalo quell’indirizzo da imparare a memoria, il “centoquaranta” da strillare al taxista, tutti i semafori di Viale Monza, sempre ostili, e il profumo di quando arrivi, con quel misto di asfalto, di fumi e di acqua buia che trovi solo lì: traffico di confine, fritti magrebini e il lurido corso di un Naviglio. Ti regalo il cancello aperto, i trenta passi in discesa, il manifesto del cretino di turno che sei tu, quattro chiacchiere in piedi con qualcuno, l’abbraccio di Pasquale e quei minuti al bar, a svegliarti con un caffè o a scaldarti l’anima con qualcosa di forte. Poi, nel giro di un’ora che non passa mai o che invece vola, ti regalo una porta di ferro, una botta al maniglione, il piano inclinato che ti porta dritto ai camerini e, superati in un fiato i cessi e le paure, ti regalo tre gradini di legno, le luci che si accendono e la scena. Da lì in avanti nessuno ti regala più nulla e tocca a te: o li fai ridere o muori.
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